09/08/2016, 12.44
FILIPPINE
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Insulti agli Usa e revisionismo, la ricetta di Duterte per conquistare Pechino

Il presidente filippino usa parole volgari e sprezzanti per definire l’ambasciatore americano a Manila, scatenando l’ira diplomatica di Washington. Inoltre ricorda l’ex dittatore Marcos come “un eroe di guerra” non per la sua lotta contro i comunisti ma per il suo impegno contro l’occupazione giapponese durante la II Guerra mondiale. Dietro quelle che potrebbero sembrare gaffe c’è la volontà di allearsi con la Cina.

Manila (AsiaNews) – Insulti, volgarità e revisionismo storico. Con questi ingredienti il presidente filippino Rodrigo Duterte sembra intenzionato a ridisegnare le alleanze del suo Paese, allontanandosi da Washington in direzione di Pechino. D’altra parte, il nuovo leader di Manila ha già espresso la volontà di “abbassare i toni” sulla questione del mar Cinese meridionale: negli scorsi anni, la sovranità del territorio ha portato Cina e Filippine a uno scontro quasi diretto, nonostante l’intervento della comunità internazionale.

La volontà di innervosire gli Stati Uniti si è resa evidente lo scorso 5 agosto, quando Duterte ha incontrato i soldati del Camp Lapu-Lapu a Cebu. Parlando ai militari, il presidente ha definito l’ambasciatore americano a Manila “un omosessuale figlio di buona donna” (ma con termini molto più coloriti). Inoltre, ha auspicato di “non incontrarlo più. Mi ha veramente stufato”. Dietro lo scontro con il diplomatico Philip Goldberg vi è un’altra imbarazzante esternazione del leader filippino, che lo scorso aprile aveva parlato a favore dello stupro scatenando le rimostranze della cancelleria americana.

Invece di calmare i toni, l’ex sindaco di Davao aveva accusato l’ambasciatore di voler manipolare la questione per fargli perdere voti nella prossima contesa elettorale. Nell’incontro con i militari ha ripetuto l’accusa, avvertendo “il mondo intero” che non si farà mettere da parte.

La strategia di Duterte sembra dunque puntare verso Pechino. Oltre alle questioni territoriali e all’allontanamento dagli Usa, il presidente ha usato anche l’ex dittatore Ferdinando Marcos per compiacere la Cina. Annunciando che intende farlo seppellire nel cimitero degli eroi di Manila – gesto che ha scatenato molte polemiche nel Paese – il leader ha infatti ricordato il suo impegno non contro i comunisti (sostenuti da Pechino) negli anni Settanta, ma contro i giapponesi durante la II Guerra mondiale.

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