01/12/2020, 08.48
TURCHIA
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Izmir, continua la caccia agli oppositori: mandato d’arresto per 82 militari

Già eseguiti 63 fermi. Fra i sospetti, una settantina erano ancora in servizio attivo. L’operazione firmata dalla procura di Izmir si è svolta nella notte e ha interessato 39 province. Licenziati anche 848 militari, fra i quali vi sono anche ufficiali di alto rango. Almeno 150mila le persone licenziate o sospese dall’inizio delle purghe.

Istanbul (AsiaNews/Agenzie) - La magistratura turca ha ordinato l’arresto di 82 militari, in un’operazione finalizzata a colpire i (presunti) sostenitori del predicatore islamico Fethullah Gülen, accusato di essere la mente del (fallito) golpe dell’estate 2016. A riferirlo è l’agenzia ufficiale di Stato Anadolu, secondo cui l’operazione si inserisce nella campagna in atto da quattro anni contro la rete del leader religioso, un tempo alleato del presidente Recep Tayyip Erdogan, oggi in esilio negli Stati Uniti e che nega con forza ogni accusa. 

L’operazione che ha portato ai nuovi arresti è stata condotta nella notte e alle prime lui dell’alba di oggi e ha coinvolto 39 province del Paese. Di 82 mandati di cattura le forze dell’ordine ne hanno già eseguite 63; le persone fermate sono state condotte in carcere. Dei sospetti, una settantina erano ancora oggi in servizio attivo. 

A firmare i mandati di arresto è stato il procuratore capo della provincia costiera occidentale di Izmir, il quale ha ordinato anche il licenziamento di 848 militari ancora in servizio, fra i quali vi sono anche ufficiali di alto rango, per legami con la rete di Gülen. Essi si vanno ad aggiungere alle 80mila persone agli arresti in attesa di processo e ai circa 150mila dipendenti licenziati o sospesi. Fra questi, almeno 20mila erano membri dell’esercito. 

Dalla notte del tentato colpo di Stato, in cui sono morte 250 persone e che per alcune ore ha fatto vacillare il potere di Erdogan, il governo ha lanciato una caccia alle streghe. Attacchi mirati contro decine di migliaia fra oppositori, intellettuali, attivisti, personalità in patria e all’estero, militari e giudici, docenti e intellettuali. Persone accumunate da un’unica matrice: l’appartenenza, reale o presunta, alla rete del predicatore islamico.

La scorsa settimana un tribunale turco ha condannato a decine di ergastoli centinaia di persone accusate di aver ordito e perpetrato il golpe. Fra i capi di imputazione il “tentativo di rovesciare l’ordine costituito” e il voler “assassinare il presidente” Erdogan.

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