28 Giugno 2016
AsiaNews.it Twitter AsiaNews.it Facebook
Aree geografiche




  • > Africa
  • > Asia Centrale
  • > Asia del Nord
  • > Asia del Sud
  • > Asia Nord-Ovest
  • > Asia Sud-Est
  • > Europa
  • > Medio Oriente
  •    - Arabia Saudita
  •    - Bahrain
  •    - Emirati Arabi Uniti
  •    - Giordania
  •    - Iran
  •    - Iraq
  •    - Israele
  •    - Kuwait
  •    - Libano
  •    - Oman
  •    - Palestina
  •    - Qatar
  •    - Siria
  •    - Turchia
  •    - Yemen
  • > Nord America
  • > Sud America
  • > Asia dell'Est

  • mediazioni e arbitrati, risoluzione alternativa delle controversie e servizi di mediazione e arbitrato


    » 09/06/2012, 00.00

    ARABIA SAUDITA

    Jeddah, restano in carcere i 35 cristiani etiopi sorpresi a pregare in una casa privata



    Il loro arresto risale al dicembre 2011. Nonostante le pressioni del governo degli Stati Uniti le autorità saudite negano di aver agito per ragioni legate alla religione. Dal 2006 in Arabia Saudita è permesso pregare in privato.

    Jeddah (AsiaNews/ Agenzie) - Restano in carcere i 35 cristiani di nazionalità etiope arrestati nel dicembre 2011 a Jeddah sorpresi a pregare in un'abitazione privata. Il 7 giugno, l'International Christian Concer (Icc), associazione statunitense per la difesa dei cristiani nel mondo, ha lanciato un appello per la loro liberazione. L'Icc sottolinea che le accuse mosse contro di loro dalle autorità saudite sono contradditorie. A tutt'oggi l'Arabia Saudita nega di aver imprigionato i 35 cristiani, fra cui 29 donne, per ragioni legate alla religione. In questi mesi, essi sono stati più volte picchiati e costretti ad interrogatori e perquisizioni.

    In Arabia saudita l'unica religione ammessa è l'islam, ma dal 2006 le autorità del Regno si sono impegnate con gli Stati Uniti a "garantire e proteggere il diritto dei non musulmani, che si riuniscono in casa, di pregare in privato". Resta invece  proibito pregare in pubblico per qualsiasi fede che non sia l'islam.

    Il 15 dicembre 2011 i 35 etiopi si erano riuniti in casa di uno di loro per pregare durante l'Avvento. La polizia religiosa (Muttawa) ha fatto irruzione nell'abitazione e gli ha arrestati. I cristiani sono stati portati prima in una stazione di polizia e in seguito trasferiti alla prigione di Buraiman. Qui, la polizia ha costretto le donne a spogliarsi, sottoponendole a perquisizione corporale, mentre gli uomini sono stati picchiati e insultati come "non credenti". Dieci giorni dopo l'arresto, i prigionieri sono stati portati in un ufficio del tribunale dove sono stati costretti a porre le loro impronte digitali su un documento che non è stato loro permesso di leggere. L'accusa iniziale nei loro confronti era di "commistione illecita" di persone di sesso opposto non sposate tra loro. 

    Per fare luce sul caso, in maggio il Congresso degli Stati Uniti ha chiesto spiegazioni all'Ambasciata dell'Arabia Saudita a Washington. Sarah Nezamuddin, funzionario saudita, in un primo tempo ha giustificato l'arresto come parte di una campagna contro il traffico illecito di persone. In un successivo incontro risalente al 21 maggio scorso, la donna ha cambiato versione, affermando che i cristiani erano in carcere per non precisate irregolarità nei permessi di soggiorno e traffico di stupefacenti. Secondo i funzionari del Congresso, i cristiani non hanno commesso alcun reato e dovrebbero essere liberati.

    Fonti dell'Icc raccontano che pochi giorni dopo l'incontro avvenuto a Washington, i prigionieri sono stati portati in tribunale per la prima volta dopo sei mesi di carcere. Ma dopo due sedute le autorità li hanno rinchiusi in cella senza specificare nulla sulle ragioni della detenzione o su un' eventuale scarcerazione.

    Ryan Morgan, legale dell'Icc, afferma: "Sono sconcertata dal comportamento del governo saudita che continuano a cambiare versione e non spiegano perché 35 persone arrestate mentre pregavano in privato sono in carcere da più di sei mesi senza accuse specifiche". "È scandaloso - continua la donna - che un alleato chiave degli Stati Uniti in Medio Oriente menta in modo spudorato  anche di fronte alle pressioni  di funzionari del governo Usa e si rifiuti di riferire sulle violenze contro le minoranze religiose". 

     

     

    invia ad un amico Visualizza per la stampa










    Vedi anche

    31/01/2012 ARABIA SAUDITA
    Arrestati, picchiati e insultati 35 cristiani “sorpresi” a pregare in Arabia Saudita
    Un gruppo di etiopi era riunito in casa di uno di loro, quando la polizia ha fatto irruzione. Sono accusati di “commistione illecita” di persone di sesso opposto non sposate tra loro. Ma secondo Human Rights Watch, si è di fronte a un nuovo episodio di violazione della libertà religiosa.

    17/09/2004 USA - ARABIA SAUDITA
    Per la prima volta Riyadh tra gli Stati che violano la libertà di religione

    Più volte in passato il Papa ha lamentato il non rispetto di tale diritto



    17/12/2004 arabia saudita
    Arrestato e incarcerato un saudita convertito al cristianesimo


    03/06/2005 ARABIA SAUDITA
    Cristiani arrestati a Riyadh: appello delle famiglie alla comunità internazionale

    La moglie incinta di uno dei detenuti chiede la liberazione del marito e la possibilità di lasciare insieme il paese. Telefonate dal carcere raccontano di torture e abusi di ogni tipo.



    24/09/2004 ARABIA SAUDITA
    O'Connor in tribunale: nuove (false) accuse al cristiano indiano
    I retroscena dell'arresto dimostrano le macchinazioni della polizia islamica verso il cristiano in prigione da 6 mesi per "evangelizzazione"



    In evidenza

    CINA - VATICANO
    Confusione e polemiche per il silenzio del Vaticano sul caso di mons. Ma Daqin di Shanghai

    Bernardo Cervellera

    Per alcuni l’articolo di mons. Ma con cui elogia l’Associazione patriottica, riconoscendo i suoi “errori”, è solo “fango”. Per altri egli si è umiliato “per il bene della sua diocesi”. Molti esprimono perplessità per il silenzio della Santa Sede: silenzio sul contenuto dell’articolo; silenzio sulla persecuzione subita dal vescovo di Shanghai. Il sospetto che in Vaticano si vede bene lo svolgimento del “caso” Ma Daqin che però fa emergere un problema: la Lettera di Benedetto XVI (con cui dichiara l’AP non compatibile con la dottrina cattolica) è abolita? E chi l’ha abolita? Il rischio di una strada di compromessi senza verità.


    CINA - VATICANO
    Mons. Ma Daqin: il testo della sua “confessione”

    Mons. Taddeo Ma Daqin

    Con un articolo pubblicato sul suo blog, il vescovo di Shanghai, dimessosi dall’Associazione patriottica quattro anni fa, sembra “confessare” il suo errore e esalta l’organismo di controllo della Chiesa. Riportiamo qui il testo quasi integrale del suo intervento. Traduzioni dal cinese a cura di AsiaNews.


    AsiaNews E' ANCHE UN MENSILE!

    L’abbonamento al mensile di AsiaNews non costa nulla: viene dato gratis a chiunque ne faccia richiesta.
     

    ABBONATEVI

    News feed

    Canale RSScanale RSS 

    Add to Google









     

    IRAN 2016 Banner

    2003 © All rights reserved - AsiaNews C.F. e P.Iva: 00889190153 - GLACOM®