26/10/2016, 11.58
INDIA

Kashmir, in fiamme 19 scuole negli ultimi tre mesi di proteste

Le autorità parlano di ignoti criminali che agiscono nella notte. Il distretto più colpito è quello di Kulgam, dove alcuni insegnanti si sono offerti volontari per sorvegliare le scuole. Il governo statale ha deciso che gli esami di medie e superiori si svolgeranno in maniera regolare, anche se più della metà dei programmi non è stata svolta.

Srinagar (AsiaNews) – Da quando è iniziata la nuova ondata di proteste nella valle del Kashmir, oltre tre mesi fa, sono state bruciate 19 scuole. Le autorità parlano di incendi misteriosi ad opera di ignoti criminali che agiscono con il favore del buio, e per ora nessun colpevole è stato identificato. Sta di fatto che la vita nello Stato indiano è sempre più compromessa, con il coprifuoco in vigore da 109 giorni.

Funzionari del consiglio direttivo scolastico riportano che le scuole interessate sono 17 istituti governativi e due privati, dove sono iscritti in tutto più di 5mila studenti. Alcuni edifici sono andati completamente distrutti, altri sono danneggiati in modo parziale.

Nei 10 distretti dello Stato ci sono almeno 1000 scuole, tutte serrate a causa delle violenze riprese dopo l’uccisione di Burhan Wani, tra i militanti più famosi per le sue imprese riportate sui social network.

Il distretto più colpito dai roghi è quello di Kulgam (con cinque edifici arsi), dove ora gli insegnanti hanno deciso di fare la guardia alle scuole durante la notte. Abdul Rouf Shahmari, capo dell’ufficio per l’educazione distrettuale, ha riferito che “gli insegnanti in modo volontario passeranno la notte nei cortili delle scuole, in modo da garantire la sicurezza”.

K. Rajendra Kumar, direttore generale della polizia statale, ha detto: “Bruciare le scuole mette a repentaglio la carriera di centinaia di studenti”. “Per noi – ha aggiunto – è un motivo di grave preoccupazione. Stiamo cercando di identificare i criminali. Nel frattempo la popolazione locale ha assunto la responsabilità della sorveglianza”.  

Naeem Akhtar, ministro dell’Educazione e portavoce del governo del Jammu e Kashmir, lamenta che “danneggiare le scuole non significa solo bruciare le strutture, ma rappresenta anche una grave perdita per la società intera”.

Per questo le autorità statali hanno deciso che a novembre si svolgeranno con regolarità gli esami per la scuola media e superiore, nonostante gli studenti non siano preparati sul 50% del programma. Da luglio scorso solo pochissimi “fortunati” hanno avuto la possibilità di continuare gli studi, grazie all’opera di alcuni docenti volontari che hanno aperto le porte delle proprie abitazioni e delle moschee per garantire una continuità nell’insegnamento

Oltre alle manifestazioni dei separatisti, nei giorni scorsi sono scesi in strada anche gli studenti, che hanno chiesto di posticipare gli esami a marzo. Finora i numerosi appelli al dialogo e alla pace nella regione sono caduti nel vuoto. L’ultimo in ordine di tempo è stato quello della Chiesa cattolica, che lo scorso 16 ottobre ha promosso una Giornata di preghiera comune “per il nostro amato Paese, giustizia, pace, prosperità, benessere, armonia e unità”.

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