21/10/2014, 00.00
IRAN - IRAQ
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L'Onu ammette: Teheran “sta rispettando gli impegni presi" sul programma nucleare

Un rapporto dell’agenzia delle Nazioni Unite sull’energia atomica conferma che il governo iraniano segue le direttive fissate nell’intesa parziale del 2013. Un viatico per il raggiungimento di uno storico accordo entro il 24 novembre. Il premier irakeno in visita ufficiale a Teheran per trovare soluzioni contro lo Stato islamico. Il Vaticano auspica "un maggiore coinvolgimento” iraniano sul piano internazionale.

Teheran (AsiaNews/Agenzie) - A circa un mese dalla scadenza del 24 novembre prossimo, termine ultimo per il raggiungimento di un accordo sul nucleare fra l'Iran e il gruppo del "5 + 1", Teheran sta "rispettando gli impegni" fissati lo scorso anno nell'intesa di breve periodo. È quanto emerge da un rapporto dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea), secondo cui è evidente che il governo iraniano segue le direttive fissate nell'accordo temporaneo del 2013. Il documento dell'agenzia Onu sul nucleare potrebbe essere il viatico per una (storica) intesa finale fra Teheran e le nazioni impegnate nella trattativa - i cinque membri del Consiglio di sicurezza: Usa, Russia, Cina, Gran Bretagna e Francia, più la Germania - e mettere fine a una disputa decennale. 

Nel rapporto Aiea emerge che l'Iran ha diluito oltre 4mila kg di uranio arricchito, portandoli al livello di uranio naturale, e che il Paese sta compiendo ulteriori sforzi per rispettare l'accordo ad interim sul nucleare del novembre 2013. Esso è entrato in vigore nel gennaio di quest'anno ed è stato prorogato a luglio, dopo che l'Iran e le sei potenze mondiali non sono riuscite a trovare una intesa globale di lungo periodo.

I principali punti critici sono le date per la revoca piena delle sanzioni poste da Stati Uniti e Unione europea sul Paese e il grado in cui all'Iran sarebbe permesso di continuare l'arricchimento dell'uranio. I "5 +1" - con visioni e sfumature diverse - vogliono che Teheran riduca in modo sensibile le sua capacità di produzione di uranio, mantenendo solo poche centinaia di centrifughe attive, e che le sue attività siano pacifiche. In cambio, l'Iran vuole la rimozione delle sanzioni internazionali che soffocano la sua economia.

Nei giorni scorsi il presidente iraniano Hassan Rouhani ha affermato che il raggiungimento di un accordo sul nucleare con l'Occidente è "sicuro" e verrà raggiunto entro la data fissata del 24 novembre. Tuttavia, vi sono resistenze a un possibile accordo in particolare nello Stato di Israele e in una parte del mondo politico Usa, insieme alle fronde più radicali del parlamento iraniano.

Intanto nella tarda serata di ieri il Primo Ministro irakeno Haidar al-Abadi è giunto a Teheran per la prima visita ufficiale dall'inizio del mandato e in piena emergenza causata dell'avanzata dalle milizie estremiste sunnite dello Stato islamico (SI) in ampie porzioni del Medio oriente. Non vi è un programma ufficiale del viaggio del premier sciita, che dovrebbe durare un solo giorno e concentrarsi sulle iniziative da prendere per fermare gli attacchi jihadisti e scongiurare la caduta di Baghdad, stretto alleato dell'Iran dalla caduta del Raìs Saddam Hussein nel 2003. In precedenza Abadi ha incontrato la massima autorità sciita in Iraq, il grande ayatollah Ali al-Sistani, escludendo ogni intervento di terra "straniero" sul suolo irakeno nel contesto della lotta allo SI. 

Di Iran ha parlato ieri anche il segretario di Stato Vaticano, il card. Pietro Parolin, durante il Concistoro dedicato alla situazione dei cristiani in Medio Oriente. Il porporato ha sottolineato che la pace "va cercata non con scelte unilaterali imposte con la forza, ma tramite il dialogo che porti ad una soluzione 'regionale' e comprensiva". Riguardo al ruolo dell'Iran, il cardinale ha aggiunto che il "coinvolgimento, la moltiplicazione e il miglioramento delle sue relazioni con la Comunità internazionale contribuiranno a favorire anche una soluzione soddisfacente alla questione nucleare".

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