31/07/2012, 00.00
CINA
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La “carota” di Pechino non nasconde il “bastone” del Partito

di Willy Lam
I casi di Shifang e Wukan potrebbero far pensare a un cambiamento di rotta da parte delle autorità comunista nella gestione delle sempre più numerose proteste sociali che attraversano tutta la Cina. Ma si tratta di un abbaglio: il Partito vuole dimostrarsi più vicino alla popolazione ma cerca di tenere i giovani lontani dalla politica e continua a impedire l’azione di dissidenti e attivisti per i diritti umani. Pechino però deve stare attenta: i giovani, vero motore di ogni rivoluzione, si stanno impegnando sempre di più per ottenere questi cambiamenti. Un'analisi dell'esperto Willy Lam. Per gentile concessione di The Jamestown Foundation. Traduzione dall'inglese di AsiaNews.

Hong Kong (AsiaNews) - Da un certo punto di vista, la risoluzione rapida delle proteste di Shifang - nella provincia sudoccidentale del Sichuan - potrebbe rappresentare un punto di svolta nell'ambito della gestione delle circa 150mila proteste sociali che ogni anno avvengono in Cina da parte del Partito comunista cinese (Pcc). Mentre continua a rafforzare il proprio formidabile apparato per la "preservazione della stabilità" (weiwen), Pechino sembra voler mettere almeno altrettanta enfasi sui gesti di conciliazione nei casi di proteste molto pubbliche e di ampia scala. Tuttavia non ci si aspetta nessuno cambiamento delle misure draconiane intraprese dal Pcc nella repressione delle sfide frontali poste al sistema di potere mono-partitico, incluse quelle poste da dissidenti e attivisti per i diritti umani del calibro di Liu Xiaobo, Gao Zhisheng e Ai Weiwei.

Lo scorso 1° luglio, diverse migliaia di residenti - fra cui molti studenti di classi superiori - di Shifang (una città-contea del Sichuan) hanno deciso di scendere in piazza per manifestare il proprio dissenso alla pianificata costruzione di una industria destinata alla lavorazione di rame e molibdeno da 1,6 miliardi di dollari. I rappresentanti municipali hanno subito schierato la polizia in tenuta anti-sommossa contro i dimostranti, che avevano circondato i palazzi del Partito e del governo. Gli agenti hanno lanciato contro di loro gas lacrimogeno e ne hanno arrestati 27 [v. Ming Pao, 2 luglio].

È stato subito chiaro che non soltanto le autorità della capitale provinciale Chengdu, ma anche quelle di Pechino avevano deciso di adottare un approccio più soffice e flessibile, per disperdere in maniera rapida questa protesta per la maggior parte basata sulla questione ambientale. Appena due giorni dopo, i funzionari di Shifang hanno ceduto alla pressione e hanno dichiarato di voler rimuovere i piani di costruzione dell'industria, che in precedenza avevano definito "necessaria per aiutare l'economia a riprendersi" con la creazione di nuovi posti di lavoro.

I giornali nazionali con base a Pechino hanno iniziato a rimproverare i funzionari di Shifang, che non si erano consultati in maniera appropriata con la popolazione locale, spaventata dall'inquinamento che l'industria avrebbe potuto generare. Il 5 luglio Chengdu ha inviato Zuo Zheng - vice sindaco della città di Deyang, che ha giurisdizione su Shifang - a "supervisionare" il locale segretario del Partito Li Chengjin e ad affiancarlo nella gestione dell'incidente [v. Cnn, 6 luglio; China News Service, 5 luglio]. Con ogni probabilità non è una coincidenza che la stessa settimana la Commissione politica e legale centrale del Pcc - che governa la polizia, l'intelligence interna, gli uffici dei procuratori e i tribunali - abbia pubblicato delle istruzioni sui cosiddetti "nuovi metodi per preservare la stabilità" (chuangxin weiwen).

Mentre la leadership deve ancora spiegare i dettagli di questi nuovi metodi, il membro della Commissione permanente del Politburo Zhou Yongkang - che guida la Commissione legale e politica - ha chiesto ai funzionari incaricati di mettere in pratica le leggi di emulare il cosiddetto "modello del villaggio Wukan". Il riferimento è al trattamento dialogico messo in atto dalle autorità del Guangdong per calmare i "contadini ribelli" di Wukan, nella provincia meridionale. Alla fine dello scorso anno, i residenti locali hanno attaccato i funzionari del villaggio, accusati di aver confiscato in maniera illegale alcuni lotti di terreno appartenenti ai contadini e di averli poi venduti ad alcuni industriali, ottenendone grandi profitti.

A gennaio sono state indette nuove elezioni nel villaggio, e alcuni degli organizzatori della protesta sono stati eletti come nuovi amministratori [v. "The Grim Future of the Wukan Model for Managing Dissent," China Brief, 6 gennaio]. Dopo aver discusso con il vice segretario del Partito del Guangdong Zhu Mingguo, che ha negoziato di persona con i ribelli, Zhou lo ha elogiato insieme ai suoi colleghi per la loro "lodevole esplorazione" nel campo del lavoro politico e legale: "Spero - ha dichiarato - che il Guangdong continui a stabilire metodi esplorativi nel campo della chuangxin weiwen". Come usare il "modello Wukan" per affrontare sconti fra polizia e cittadini è stato anche l'oggetto di un campo di addestramento per 1.400 nuovi ufficiali di polizia, a livello municipale e di contea [v. Southern Daily e China News Service, 6 luglio].

Ci sono anche altri esempi della ritrovata prontezza di Pechino nell'approntare stili "innovativi" per la salvaguardia della stabilità. Feng Jianmei, la donna proveniente dalla provincia rurale dello Shaanxi che è stata costretta a subire un aborto a gravidanza molto avanzata, ha ricevuto dal governo la promessa di un risarcimento (mai così alto) di 11mila dollari americani. L'orribile fotografia del suo feto ucciso è circolata in tutto il cyberspazio cinese, così come nei media stranieri. Due rappresentanti del governo locali sono stati licenziati e altri 5 licenziati per i propri metodi troppo zelanti - e illegali - nel mettere in pratica la contestata legge sul figlio unico in vigore in Cina [v. Sina.com, 12 luglio; Global Times, 27 giugno; The Guardian, 26 giugno].

Se è del tutto vero che una parte dello spirito del chuangxin weiwen include un metodo più calmo per gestire le proteste, quali sono gli altri fattori che si annidano dietro questo cambio di rotta? Al di là di un ovvio desiderio di limitare il numero e l'intensità delle proteste contro il governo (in crescita), una considerazione chiave potrebbe venire dal rinnovata attivismo delle generazioni nate dopo gli anni '80 e '90 del secolo scorso.

Anche se il coinvolgimento di questi giovani era evidente già durante le insurrezioni di Wukan, il fenomeno ha attirato l'attenzione nazionale durante gli incidenti di Shifang. Da notare in maniera particolare è stato l'inusuale coinvolgimento entusiasta di diverse dozzine di studenti delle Scuole medie di Shifang. Lo slogan di questi adolescenti è risuonato sulle decine di milioni di loro coetanei attraverso internet: "Non abbiamo paura di compiere un sacrificio; siamo la generazione post-anni '90" [v. Hong Kong Economic Times, 5 luglio].

Che le autorità siano nervose riguardo al risveglio politico di questa generazione è reso evidente dalla velocità con cui la macchina della propaganda del Pcc è entrata in azione. Il popolare quotidiano Global Times ha pubblicato un editoriale dal titolo: "Non dovremmo incoraggiare gli studenti liceali a mettersi in prima linea durante in conflitti sociali". Il quotidiano ufficiale ha avvertito i diversi settori sociali a "non lodare senza riserve la partecipazione politica degli studenti". Il giornale è andato oltre, scrivendo: "Nessuno dovrebbe incoraggiare gli studenti a immergersi in diverse tipologie di incidenti di massa, per non menzionare il mettersi in prima linea durante confronti politici... È immorale per gli adulti fare uso dei giovani per raggiungere i propri scopi politici" [v. Global Times e Ming Pao, 6 luglio].

La leadership politica ha buone ragioni per essere disturbata dal potenziale destabilizzante rappresentato da giovani politicizzati. Durante la Rivoluzione culturale, gli studenti liceali e quelli dei college di circa 20 anni si sono distinti per la loro partecipazione in alcuni fra i più sanguinosi "confronti armati" fra le diverse fazioni delle Guardie rosse. Il desiderio della generazione post-anni '90 di vedere attuata la "protezione dei diritti" (weiquan) e la difesa dei diritti dei meno privilegiati ha dimostrato che l'educazione "patriottica" riguardo i presunti gloriosi traguardi del Partito non sta funzionando bene. Ancora più significativo, persino se comparato con gli studenti post-anni '80, è il fatto che la generazione post-anni '90 sembra avere meno bagaglio economico e politico.

Essi non hanno ancora la preoccupazione di trovare un lavoro o risparmiare abbastanza denaro per pagare le loro prime rate. Ancora più importante è il fattore internet - in modo particolare le versioni cinesi di social network simili a Facebook e Twitter - che ha più influenza sul loro modo di pensare rispetto alla propaganda del governo. Come ha scritto il famoso scrittore e blogger Han Han sui giovani post-anni '90 visti nelle dimostrazioni di Shifang: "È sbagliato definirli i futuri leader della nazione; sono già gli agitatori di oggi".

Shifang ha anche dimostrato una delle considerazione più ovvie riguardo l'impossibilità da parte del Dipartimento propaganda del Pcc di contenere i discorsi critici verso il governo all'interno del cyberspazio, dove più di 500 milioni di utenti della Rete si riuniscono in maniera virtuale. Più di 200 fra blogger e critici sociali famosi a livello nazionale hanno disubbidito all'ordine delle autorità e hanno pubblicato commenti pungenti su come l'arroganza e l'insensibilità dei quadri comunisti abbiano contribuito al precipitare degli eventi a Shifang.

Han Han e il famoso commentatore Li Chengpeng hanno anche lodato la crescente maturità dei giovani dimostranti di tutto il Paese. L'apparente incapacità di Pechino di controllare gli opinion leader che operano su internet potrebbe aver contribuito a convincere le autorità centrali e provinciali a intraprendere azioni rapide per calmare i residenti di Shifang [v. Tianya.cn, 7 luglio; Sina.com, 6 luglio].

Tuttavia ci sono poche speranze che l'apparato politico e legale userà metodi più illuminati per trattare con quei dissidenti che sembrano porre le maggiori minacce all'autoritarismo del Pcc. Dissidenti come l'attivista per i diritti umani Hu Jia e l'artista d'avanguardia Ai Weiwei sono ancora sotto il controllo e la sorveglianza del Partito 24 ore al giorno. E questo nonostante il fatto che i tribunali cinesi non li abbiano condannati per alcuna accusa. Anche se l'attivista cieco Chen Guangcheng ha lasciato la Cina due mesi fa, suo nipote Chen Kegui è ancora trattenuto dalla polizia della provincia dello Shandong. L'avvocato Song Ze, uno delle dozzine di avvocati per i diritti umani che hanno aiutato la famiglia Chen, ha perso ogni contatto con i suoi familiari e con i suoi soci. Gli osservatorii internazionali per i diritti umani credono che, come per il famoso avvocato Gao Zhisheng, anche Song sia "scomparso"; si pensa che sia nascosto in un luogo sconosciuto da qualche parte in Cina [v. Amnesty International e China Human Rights Defenders, 6 luglio].

La decisione di Pechino di non retrocedere di un millimetro davanti alle richieste sempre più diffuse di pagare una giusta ricompensa alle vittime della repressione di piazza Tiananmen, per non parlare della revisione del verdetto ufficiale sul 4 giugno secondo cui le proteste sono state "un movimento contro-rivoluzionario", sono fattori che parlano da soli. Un caso che dimostra questa affermazione è la morte misteriosa del sindacalista dell'Hunan Li Wangyang, imprigionato per 22 anni a causa del suo ruolo nel movimento democratico del 1989.

Li è stato arrestato di nuovo alla fine di maggio, subito dopo aver concesso un'intervista a una stazione televisiva di Hong Kong. Il 6 giugno, le autorità hanno dichiarato che si era suicidato. Il corpo del 62enne è stato subito cremato nonostante le richieste e le proteste dei parenti e degli avvocati della famiglia, che volevano chiarezza sulle circostanze della morte. La scorsa settimana, le autorità dell'Hunan hanno pubblicato un rapporto che conferma che Li si è suicidato. I parenti più stretti - la sorella e il cognato - sono stati chiusi agli arresti domiciliari nel tentativo di non farli parlare con i media stranieri [v. New York Times e Bbc News, 13 luglio].

Il presidente Mao Zedong aveva già parlato di tutto questo attraverso il suo discorso sulla natura incendiaria delle proteste popolari: "Una scintilla nei cieli può dare fuoco a tutta la terra". Mentre le autorità del Partito potrebbero essere state costrette a usare tattiche di weiwen relativamente razionali e tese a calmare la situazione subito dopo gli incidenti di Wukan e Shifang, non ci sono prove che la leadership - sotto il comando del presidente uscente Hu Jintao - sia pronta a introdurre misure radicali per promuovere la giustizia sociale e assicurare i diritti e la partecipazione politica della popolazione ordinaria.

Il mondo - e le generazioni post-anni '80 e '90 in Cina - aspettano con impazienza un segnale da parte della nuova leadership che verrà introdotta nel 18esimo Congresso del Partito, previsto per questo autunno. Vogliono un segno che questo nuovo governo possa introdurre un vero zelo riformista per riparare le distrutte relazioni fra il Partito e la cittadinanza.

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