21/02/2011, 00.00
CINA
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La polizia scende in piazza a bloccare proteste inesistenti

In Cina appaiono su internet numerosi messaggi incitanti alla protesta come in Medio Oriente. Non danno appuntamenti, ma la polizia subito presidia le piazze e arresta oltre 100 dissidenti. Le autorità temono internet, perché milioni di internauti cinesi aggirano la censura collegandosi con reti private.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Ondata di arresti contro attivisti e semplici autori di microblog nelle maggiori città cinesi, il 19 e 20 febbraio, dopo che si è diffusa la notizia, non esatta, che internet chiamava la popolazione a scendere in piazza e protestare come nei Paesi arabi. Le autorità temono gli internauti cinesi, ormai in grado di aggirare la censura statale.

Su internet sono apparsi numerosi slogan con generici inviti alla popolazione a scendere in piazza e protestare, a somiglianza con i Paesi arabi, soprattutto in 13 grandi città come Pechino, Shanghai e Guangzhou. Su internet non ci sono state indicazioni o appuntamenti, ma la polizia è subito intervenuta in forze, presidiando le piazze, a Pechino come ad Harbin, Chengdu, Guangzhou.

Ieri a Pechino e a Shanghai (nella foto) molta gente è comunque scesa in piazza, qualcuno ha accennato generici slogan di protesta come “Vogliamo cibo per mangiare”. La polizia ha sciolto gli assembramenti, in gran parte costituiti da semplice curiosi, e portato subito via chiunque protestava. Ha anche visitato molti attivisti, l’Information Centre for Human Rights and Democracy parla di oltre 100 “scomparsi” negli ultimi due giorni in Pechino, Shanghai, Zhejiang, Sichuan, Guizhou, Hunan e altrove, tra cui Tang Jitian, Teng Biao, Xu Zhiyong, Pu Zhiqiang,  e Jiang Tianyong.

Zhou Yongkang, responsabile nazionale del Partito comunista per l’ordine sociale, ha indicato alla polizia di “stroncare ogni dimostrazione e protesta quando ancora sono in via di formazione”.

Oggi tutti concordano che non c’è stato un effettivo incitamento alla protesta, ma la polizia ha subito reagito come se ci fosse, dimostrando non soltanto il timore di dimostrazioni popolari, ma soprattutto l’attuale scarso controllo su internet, nonostante la rigida censura.

Per anni la censura cinese ha bloccato i siti web “sgraditi”, o anche soltanto fuori dal suo controllo come Twitter, YouTube  o Facebook, per timore che questi siti possano diffondere notizie indesiderate o addirittura organizzare proteste, come è successo in Egitto. Ma gli internauti cinesi hanno scoperto che collegandosi con le reti internet private (Virtual private network, Vpn), possono aggirare il sistema di censura chiamato Great Firewall e collegarsi con i siti oscurati. L’accesso su Facebook è bloccato in Cina dal 2009, ma a gennaio gli utilizzatori del sito sono più che raddoppiati e hanno superato i 700mila.

Queste Vpn consentono a chi naviga in rete di restare anonimo, perché usano server “proxy” che non rivelano i dati. Questo significa che il programma di censura mostra ai controllori soltanto che l’utente si è collegato alla rete privata, ma non quali siti poi visita. Di fatto, la censura viene così neutralizzata, sia quella preventiva che blocca l’accesso a determinati siti o contenuti, sia con riguardo alla possibilità di individuare in seguito l’utilizzatore.

Fang Binxing, creatore del sistema di censura Great Firewall, in una recente intervista ha ammesso che con i Vpn è possibile aggirare la censura e collegarsi con i siti oscurati in  Cina.

David Gorodyansky, capo esecutivo di AnchorFree, dice che a gennaio 1,5 milioni di utenti in Cina hanno usato questo Vpn, un aumento del 25% rispetto a dicembre, soprattutto al fine di collegarsi con Facebook o altri social network. L’unico attuale limite di questo sistema, è la lentezza di queste reti nel trasmettere i dati.

In Cina gli utilizzatori di internet sono arrivati a 457 milioni, una cifra che desta timore nelle autorità.  

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