26/03/2018, 15.10
INDONESIA
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La Corte suprema respinge il ricorso di Ahok, condannato per blasfemia

di Mathias Hariyadi

Il suo accusatore, Buni Yani, era stato condannato per istigazione all'odio. Egli aveva modificato il video per cui il politico cristiano era stato condannato nel maggio 2017. Avvocato: “Verdetto influenzato dalla politica".

Jakarta (AsiaNews) – La Corte suprema [Mahkamah Agung (Ma) in indonesiano – ndr] ha respinto l’appello dell’ex governatore di Jakarta, il cristiano di etnia cinese Basuki “Ahok" Tjahaja Purnama” (foto), contro la sua condanna per blasfemia. È quanto riferisce oggi un funzionario della Corte.

Lo scorso 9 maggio, Ahok è stato riconosciuto colpevole e condannato a due anni di prigione per aver diffamato l'islam, al termine di un controverso processo. Un video manipolato del settembre 2016 ritraeva Ahok mentre metteva in guardia gli abitanti della reggenza di Thousand Islands dalle persone che usano i versetti del Corano per ottenere un guadagno politico. Il filmato aveva scatenato le violente proteste dei movimenti islamici radicali ed influito sulla sconfitta di Ahok, candidato favorito alle elezioni di aprile 2017 per il governatorato della capitale indonesiana.

In un primo momento, Ahok si era astenuto dal procedere in un ricorso contro il verdetto. Tuttavia, alcuni mesi dopo, la Corte distrettuale di Bandung, capitale della provincia di West Java, ha condannato Buni Yani, suo principale accusatore, a 18 mesi di reclusione per aver diffuso commenti discriminatori e diffamatori all’indirizzo dell’ex governatore cristiano e aver modificato alcune parti del video incriminato.

La componente moderata della società indonesiana riponeva molte speranze nel ricorso presentato lo scorso febbraio da Ahok dopo nove mesi di carcere. Ad esse si aggiungeva la fiducia nel giudice Artidjo Alkostar, a capo del collegio giudicante e ritenuto figura di garanzia per la revisione del caso. L'avvocato e sorella di Ahok, Fify Lety Indra, aveva affermato di ritenere che la Corte distrettuale di North Jakarta avesse commesso un errore nel dichiarare il fratello colpevole di blasfemia, portando la condanna di Buni Yani come prova principale. Tuttavia, quest’oggi il giudice Suhadi, portavoce della Corte suprema, ha comunicato il definitivo respingimento dell’istanza.

A poche ore di distanza dall’annuncio, AsiaNews ha intervistato alcuni cittadini di Jakarta, che come il resto del Paese sono sempre più divisi circa la vicenda Ahok. Jodie afferma: “Questa è una decisione presa in maniera consensuale dai tre giudici. Nessuna opinione dissenziente è stata emessa. Quindi, penso che una tale decisione sia buona e saggia. Ahok deve godersi il suo ‘ritiro’ nel centro di detenzione. Non potrà ancora godersi la sua libertà, come prevedeva la maggior parte degli indonesiani ‘nazionalisti’”.

Di opinione opposta è Yudo Prihanto, avvocato cristiano: “Dal momento che non sono stati ancora rese pubbliche le motivazioni della sentenza, è difficile commentarla da un punto di vista legale. Tuttavia, come cristiano, sono tenuto a pensare in modo diverso e stando a quanto ho intuito, il verdetto non è puramente una decisione legale, ma è anche fortemente influenzato dalla politica. Quindi, è un misto di decisioni politiche e legali. In giro vi sono molti ‘interessi politici’”.

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