13/06/2006, 00.00
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La Santa Sede: la globalizzazione non emargini il diritto ad un lavoro "decente"

La mancanza di equità nella liberalizzazione della finanza e del commercio blocca l'accesso ad un lavoro che consente di promuovere la persona e che va offerto a tutti, immigrati compresi. Lo sfruttamento e i 270 milioni di incidenti sul lavoro.

Città del Vaticano (AsiaNews) - La liberalizzazione della finanza e del commercio e il processo di globalizzazione "hanno prodotto molto benessere, ma l'evidenza mostra una crescente disparità tra i Paesi e al loro interno nel raccoglierne i benefici" e nell'assicurare quel lavoro che ha "un ruolo strategico nella lotta contro la povertà". La promozione della dignità della persona anche attraverso un lavoro "decente"  da offrire anche agli immigrati è stata al centro dell'intervento di mons. Silvano Tomasi, osservatore permanente della Santa Sede presso l'Organizzazione internazionale del lavoro (ILO), alla 95/ma sessione della Conferenza internazionale del lavoro, in corso a Ginevra.

Mons. Tomasi ha centrato il suo intervento sul concetto di "lavoro decente". Egli ha rilevato che "una globalizzazione che incoraggi la crescita economica senza equità blocca l'accesso ad un lavoro decente e pone in questione l'attuale funzionamento delle strutture internazionali create per facilitare il flusso di idee, capitale, tecnologia, beni e persone per il bene comune". Se il principio dell'offerta di un lavoro decente a tutti non è adottato, ha sostenuto il rappresentante pontificio, "troppe persone restano escluse dai benefici, perché sono indecentemente sfruttate o sono senza lavoro". Sono "decine di milioni", ha denunciato mons. Tomasi, le persone tenute ai margini dell'economia globale e che pure hanno capacità e talenti: "lavoratori immigrati senza documenti nell'agricoltura, nelle manifatture, nel servizio domestico; donne che lavorano nell'industria tessile in condizioni insane e con salari miserabili; lavoratori etichettati per la loro razza".

Nei loro confronti c'è una responsabilità della comunità internazionale. "'Componente integrale di un lavoro decente - ha detto mons. Tomasi - è un ambiente di lavoro sicuro, specialmente se teniamo presente il fatto che ogni anno vengono registrati 270 milioni di incidenti sul lavoro e che 160 milioni di persone soffrono di malattie collegate al lavoro e che incidenti e infermità causano la morte di circa 5.000 lavoratori ogni anno".

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