30/01/2009, 00.00
SRI LANKA
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Legge anti-conversione: le minoranze temono una stretta sulla libertà religiosa

di Melani Manel Perera
Presentata a gennaio dal partito dei monaci buddisti, a febbraio potrebbe essere varata. Lo scopo è prevenire il passaggio da una religione all’altra per pressioni o in cambio vantaggi economici. Il progetto era già stato proposto nel 2004, ma la Corte suprema ne aveva dichiarato l’incostituzionalità. Le chiese protestanti già attive nelle proteste; preoccupati i cattolici che attendono un pronunciamento dei vescovi.
Colombo (Asianews) - Un progetto di legge anti-conversione dal 6 gennaio attende il pronunciamento del parlamento; entro febbraio potrebbe essere varato. Sui media nazionali il tema non riceve particolare attenzione e la popolazione si interroga su rischi e opportunità di tale proposta.  L’obiettivo principale della normativa dovrebbe essere quello di prevenire le conversioni "forzate", di chi decide di passare da una religione ad un’altra a seguito di pressioni o in cambio di soldi e vantaggi economici.
 
Il progetto vanta il sostegno del Jathika Hela Urumaya (Jhu), il partito fondato dai monaci buddisti nel 2004, che è tra i principali promotori. Il parlamentare cattolico Joseph Michael Perera, ha chiesto due dibattiti in aula sul tema poiché la legge tocca tutte le religioni, diverse organizzazioni, i partiti politici e soprattutto rischia di ledere l’armonia tra le diverse confessioni nell’isola.
 
Degli oltre 20milioni di abitanti dello Sri Lanka il 68% sono buddisti, l’11% indù, il 9% musulmani e il 6,8% cristiani.
 
La proposta del Jhu trova l’approvazione della stragrande maggioranza dei buddisti. Un giovane studente universitario afferma ad AsiaNews che “questa legge è necessaria così come serve che il governo distrugga Ltte [i ribelli delle Tigri tamil Ndr]. Dobbiamo liberarci di tutti i cristiani che convertono, preti e pastori che distruggono la nostra cultura singalese-buddista. I cristiani stanno vivendo in questa terra pacificamente grazie al grande buddismo…. altrimenti  sarebbero stati spazzati via”.  Dello stesso tenore l’affermazione di un uomo d'affari che dice: “Non c’è posto per il multi-religioso, multi-etnico e il multi-culturale. Questa è l’unico e puro Paese buddista e sinhala al mondo”.
 
Il progetto di legge presenta aspetti controversi poiché non sono chiari i termini entro cui una conversione può essere considerata forzata. Le attività caritative e di aiuto ai poveri potrebbero infatti essere incluse tra le azioni punibili con condanne sino a sette anni di reclusione o multe sino a 500mila rupie (poco meno di 3.500 euro).
 
Già nel 2004 il Jhu aveva presentato il progetto di legge sollevando le critiche soprattutto delle comunità cristiane. Rispondendo all’appello della National Christian Evangelical Alliance la Corte Suprema aveva dichiarato incostituzionale due punti della legge che violavano l'articolo 10 della Costituzione dedicato alla libertà religiosa e alla possibilità del singolo individuo di abbracciare un credo a propria scelta.
 
La conferenza dei vescovi cattolici aveva inviato ai parlamentari una lettera per allertare sui “terribili pericoli” che l’approvazione del testo avrebbe comportato. Lavorando insieme al consiglio nazionale della chiese cristiane e ad alcuni leader indù e musulmani aveva manifestato la sua opposizione al progetto e nel contempo messo in guardia alcune frange cristiane fondamentaliste dallo sfruttare il dibattito per nuocere alla convivenza delle diverse confessioni nel Paese.
 
Anche per questo nuovo capitolo della legge anti-conversione le comunità protestanti hanno già cominciato manifestare il loro dissenso. Il 26 gennaio le Chiese evangeliche hanno organizzato un momento di preghiera collettivo al Vihara Maha Devi Park di Colombo. Più defilata appare per ora la posizione delle gerarchie cattoliche. Le comunità attendono un pronunciamento. Un semplice fedele interpellato sul tema afferma: “Attendiamo che i nostri vescovi e padri prendano iniziativa e compiano passi per il bene della nostra fede. Abbiamo bisogno di una società unita. Abbiamo bisogno che i leader della Chiesa si esprimano e manifestino a voce unanime la nostra opposizione a questa legge terribile”.
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