13/02/2007, 00.00
CINA

Milioni di euro in salari rubati ai lavoratori migranti

Ogni anno milioni di lavoratori migranti non vengono pagati dai datori di lavoro, spesso subcommittenti di multinazionali straniere. Il governo non li tutela; l’intervento giudiziario è costoso e richiede tempo. Da anni Pechino condanna questa condotta, ma non la risolve.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – La festa per il Nuovo Anno Lunare cinese è l’unica occasione in cui decine di milioni di lavoratori migranti tornano a casa. Ma milioni si vergognano a tornare senza avere ricevuto le paghe arretrate. Lo Stato comunista non li tutela e per ottenere il giusto giungono a proteste pubbliche o persino a gesti drammatici fino al suicidio.

Secondo dati ufficiali, nella sola Pechino ci sono 1,63 miliardi di yuan di paghe arretrate dovute a circa 800 mila migranti. Ma il problema è nazionale: dati ufficiali parlano alla fine del 2006, ad esempio, di 1,84 miliardi di yuan (236 milioni di dollari) di paghe dovuti a oltre un milione di migranti nel Guangdong e di 130 milioni dovuti a 130 mila migranti nel Gansu. I migranti, specie nelle imprese edili, spesso non sono assunti dalla ditta costruttrice ma da subcommittenti, i quali ricevono i soldi per i dipendenti ma  non li pagano.

Zhang Xicheng, migrante dell’Henan, su richiesta del datore di lavoro ha reclutato almeno 100 lavoratori della sua città natale per fare i muratori a Pechino. A settembre hanno finito i lavori, ma il subcommittente deve ancora 128mila yuan arretrati a 61 operai.

Si sono appellati all’Ufficio per il lavoro nel distretto Haidian di Pechino, ma hanno risposto che loro possono soltanto “parlare” con il datore di lavoro, ma non costringerlo a pagare.

Dovranno fargli causa, pagando un avvocato. Ma per la sentenza ci vorrà tempo e, anche dopo il riconoscimento del loro diritto, il datore di lavoro potrebbe fuggire via per non pagarli.

Li Tao, coordinatore della ong per la tutela dei migranti Facilitators, spiega al South China Morning Post di Hong Kong che spesso gli operai giungono a un compromesso e si accontentano di avere solo parte del compenso, “prendono il 60% delle paghe arretrate e chiudono” la controversia.

Li osserva che gli interventi del governo sono poco efficaci: dovrebbe invece almeno istituire sanzioni contro i datori di lavoro o risarcimenti extra a favore dei migranti.

La tutela dei migranti è difficile anche perché solo il 65,7% di loro firma un regolare contratto scritto, come rileva una recente ricerda del ministero per il Lavoro e la sicurezza sociale.

Secondo l’indagine, che ha considerato 2,84 milioni di migranti che lavorano per 19 mila compagnie in 40 città, i migranti non pagati sono creditori in media di 2.100 yuan (270 dollari) ciascuno. Le paghe sono comunque basse: il salario mensile medio è di 1.020 yuan (131 dollari) per 8,7 ore di lavoro al giorno. Ma il 70% del campione esaminato guadagna tra i 500 e i 1.200 yuan, (64-154 dollari): gli operai generici guadagnano circa 970 yuan (125 dollari), mentre quelli qualificati arrivano a 1.400 yuan. Il lavoro straordinario spesso è preteso ma non retribuito: l’8% lavora anche 11 ore al giorno e oltre un terzo non riceve compenso extra. La paga minima è molto inferiore: la più alta del Paese è a Shenzhen, pari a 810 yuan (104 dollari).

Le proteste per le paghe arretrate hanno anche esiti clamorosi. Alla fine del 2006 nello Shaanxi persone ignote hanno malmenato e ucciso Xie Hongsheng, giovane contadino del Sichuan che chiedeva l’immediato pagamento di 40mila yuan di paghe arretrate per lui e altri operai.

Sotto accusa sono tanto il governo che le multinazionali estere, che traggono tutti vantaggio dal lavoro a basso costo degli operai e che mostrano poco interesse a migliorarne la situazione.

Intanto Zhang teme di passare una pessima festa del Nuovo Anno: a casa troverà anche i concittadini che ha reclutato per il lavoro. Gli chiederanno ragione per i salari arretrati. (PB)

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