27/12/2016, 11.00
MONGOLIA
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Natale in Mongolia: E Cristo pose la sua tenda in mezzo a noi (Foto)

di Giorgio Marengo*

Il missionario della Consolata racconta come la sua piccola comunità cattolica ha festeggiato la nascita di Cristo. “A sostenere l’universo è questo Bambino in cui l’Altissimo ha deciso di incarnarsi”. La liturgia nella tenda-cappella, le poesie dei bambini, la recita della Natività.

Arvaiheer (AsiaNews) – “Uscendo dalla tenda ci dovranno riconoscere non per quelli che hanno partecipato a una delle tante feste di fine anno – molto popolari in Mongolia – ma come gente che ha una speranza nuova nel cuore e diventa germoglio di una società più umana e giusta”. È quanto si augura p. Giorgio Marengo, missionario della Consolata in Mongolia. Ad AsiaNews descrive come la piccola comunità cattolica di Arvaiheer (composta da 24 battezzati e alcuni simpatizzanti) ha festeggiato la nascita di Gesù. La novena, la messa di Natale, le poesie recitate dai bambini, una piccola rappresentazione della Natività, prima di ritornare tutti “mano nella mano” alla propria casa. E “nel cuore c’è una speranza nuova: Dio ha scelto questa terra per abitare tra noi”. Di seguito la sua lettera.

Cristo è nato nel tempo, ha assunto la nostra condizione umana e così facendo ha aperto uno squarcio di cielo nelle nostre vite. Quel cielo che in Mongolia si contempla immenso al di sopra del profilo lungo dell’orizzonte o anche “a spicchi”, dall'interno della ger, la tradizionale tenda mongola, che non ha altre aperture se non appunto quella in alto, rotonda e divisa in sezioni triangolari. Ma oggi è chiaro che non è l’eterno ritorno o il circolo sempre immobile degli astri a sostenere l’universo, a cui simbolicamente allude la forma della ruota, ma il segno di questo Bambino in cui l’Altissimo ha deciso di incarnarsi.

E sono venuti in molti nella nostra ger-cappella tra la notte del 24 e la mattina del 25 a contemplare questo mistero dell’Onnipotente diventato bambino. Ci eravamo preparati con la novena e un momento di ritiro la mattina del 24, una sosta per gustare lo stupore della notte santa.

La piccola comunità cattolica di Arvaiheer (24 battezzati e alcuni simpatizzanti) ha risposto con entusiasmo a questa proposta di preghiera in preparazione al Natale che come missionari e missionarie della Consolata abbiamo proposto fin dai primi anni. Una meditazione per introdurre la preghiera personale, poi adorazione eucaristica e tempo per le confessioni.

Poi c’è stata la messa della notte, presieduta dal giovane missionario congolese p. Dieudonè Mukadi Mukadi. Dalle sue parole un invito alla semplicità e all’umiltà del neonato di Betlemme. Maria ci offre suo Figlio, sapendo che non è più solo suo, anzi è per tutti. E se vogliamo accoglierlo nella nostra vita dobbiamo imparare proprio da Lei e prenderla come Maestra di fede. Parole che risuonano profonde in una cultura che onora molto la madre e in cui la donna occupa un ruolo rilevante nella società.

La mattina del 25 eravamo davvero tanti, con una buona rappresentanza di bambini del quartiere dove si trova la missione, nella periferia del capoluogo della regione mongola dell’Uvurkhangai. Dio è con noi e ha un volto umano, lo possiamo conoscere e così diventare più uomini, perchè figli di Dio. Questo è il motivo principale della gioia di oggi, che si deve irradiare anche sugli altri 364 giorni dell'anno. All’elevazione del corpo eucaristico nella messa la luce intensa che fa brillare la steppa irradia l’altare della ger-cappella, passando attraverso l’apertura rotonda del tetto.

Uscendo dalla ger ci dovranno riconoscere non per quelli che hanno partecipato a una delle tante feste di fine anno – molto popolari in Mongolia – ma come gente che ha una speranza nuova nel cuore e diventa germoglio di una società più umana e giusta: se Dio si è fatto uomo, ogni persona ha una dignità immensa!

Un concertino di Natale fa da conclusione alla festa, prima del pranzo per tutti. Con un microfono in mano anche i più piccoli si fanno coraggio e sfoderano rime imparate a scuola e canti tradizionali. I più grandi hanno preparato una scenetta della Natività, dove la stella cometa è tenuta in mano da una figurante, che fa anche da tetto alla capanna di Betlemme...

Poi ognuno riparte verso la propria ger o casa, frotte di bimbetti si tengono per mano e sfidano il freddo intenso che precede la nevicata. Domani [26 dicembre] si riprendono le attività consuete, ma nel cuore c’è una speranza nuova: Dio ha scelto questa terra per abitare tra noi, anche nella steppa mongola.

Confidiamo in Lui!

*missionario della Consolata

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