22/10/2015, 00.00
NEPAL
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Nepal, l’embargo indiano rovina la festa indù di Dashain

di Christopher Sharma
Le celebrazioni durano due settimane e sono le più sentita nel Paese. Quest’anno si registra un terzo delle visite ai templi. La popolazione è presa da altri problemi: mancano carburante, cibo, elettricità e l’inverno è alle porte. “È colpa di Modi. Se gli dèi ci ascoltano, il suo governo crollerà presto”.

Kathmandu (AsiaNews) – La situazione disastrosa causata dal terremoto dello scorso aprile e dal recente embargo non ufficiale dell’India stanno mettendo in ginocchio il Nepal. Un sintomo di questo è la scarsissima partecipazione alla festa indù più sentita del Paese, il Dashain, che quest’anno si celebra dal 12 al 26 ottobre. Di solito, in queste due settimane i templi indù del Nepal vengono presi d’assalto, e le file per portare doni alle divinità durano giorni. Quest’anno, invece, si è registrato un terzo dell’affluenza abituale. A causa della mancanza di carburante, bloccato dalle autorità indiane al confine, infatti, la gente non può spostarsi.

Inoltre, moltissimi templi indù sono crollati a causa del terremoto. La maggior parte non è stata ancora ricostruita. Oggi è il 10mo giorno del Dashain, il Bijaya Dashami, occasione in cui gli anziani applicano sulla fronte dei più giovani una mistura di riso e yogurt color vermiglio chiamata Tika. Ciò viene fatto come benedizione e per augurare abbondanza per il futuro.

Migliaia di famiglie vivono ancora in rifugi temporanei, in mancanza di cibo e vestiti. L’inverno è vicino. Un uomo del distretto di Sindhupalchowk afferma: “Il Dashain è una festa gioiosa della vittoria della verità sul male. Ma in noi non c’è gioia né felicità. Stiamo vivendo una vita infernale. Il governo non è presente e c’è molta corruzione nella distribuzione degli aiuti. Il Dashain sta perdendo di significato nelle nostre vite”.

Arjun, assistente del sacerdote del tempio di Manakamana, riparato dopo il terremoto, dice: “Gli anni scorsi, la gente doveva aspettare un giorno intero per entrare nel tempio e dare omaggio alla Divinità della volontà. Quest’anno, mentre aspettiamo di offrire il Tika, credo che solo il 20% delle persone sia venuto, in confronto all’anno scorso”.

Shankar Gubaju, sacerdote del tempio Bhadrakali, commenta: “Molta gente corre qua e là per guadagnare denaro e c’è una mancanza di spiritualità, specie tra le giovani generazioni. Qui ci sono state un terzo delle visite. Possono esserci molte ragioni per questo, ma la vita a Kathmandu è paralizzata dalla mancanza di carburante. La gente – continua – non ha gas per cucinare, né cherosene né elettricità. Potete immaginarvi come sia vivere così. In questa situazione, come fa la gente a permettersi di venire al tempio ad adorare?”

La situazione disperata sta generando violenza nelle strade. Nei giorni scorsi, alcuni indiani che stavano tentando di entrare in Nepal per festeggiare il Dashian, sono stati bastonati e derubati al confine, sotto lo sguardo indifferente della polizia di Delhi. Monta l’odio anti-indiano, soprattutto nei confronti del premier Modi. Ratan Shrestha, fedele del tempio di Bhadrakali, accusa: “Un individuo indù costringe milioni di indù del Nepal a soffrire. Questo è un peccato imperdonabile commesso da Narendra Modi e se le divinità indù ci ascoltano, il suo governo crollerà presto”. 

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