30 Maggio 2016
AsiaNews.it Twitter AsiaNews.it Facebook
Aree geografiche




  • > Africa
  • > Asia Centrale
  • > Asia del Nord
  • > Asia del Sud
  • > Asia Nord-Ovest
  • > Asia Sud-Est
  • > Europa
  • > Medio Oriente
  • > Nord America
  • > Sud America
  • > Asia dell'Est

  • mediazioni e arbitrati, risoluzione alternativa delle controversie e servizi di mediazione e arbitrato


    » 11/08/2014, 00.00

    IRAQ - MEDIO ORIENTE

    Non bastano gli interventi aerei Usa. Occorre salvare la convivenza islamo-cristiana e l'Iraq

    Bernardo Cervellera

    I raid vicino ad Erbil rischiano di essere operazioni chirurgiche che avallano la divisione del Paese. L'interesse per il Kurdistan, ricco di petrolio. Il sogno di uno sbriciolamento del Medio oriente secondo confini etnico-religiosi lascia intatto il pericolo fondamentalista. Il patriarca caldeo e il grande ayatollah al Sistani per la convivenza islamo-cristiana e l'unità dell'Iraq.

    Roma (AsiaNews) -Profughi cristiani da Mosul e Qaraqosh, ammassati nelle chiese (v. foto) e sulle strade di Erbil; famiglie yazide costrette a fuggire sotto il sole cocente dell'estate irakena e nel deserto di Sinjar: queste immagini strazianti stanno spingendo la comunità internazionale a interventi umanitari e militari, seppure con lentezza.

    Da tre giorni aerei statunitensi colpiscono postazioni dell'esercito islamico (ex Isis) vicino a Erbil, la capitale del Kurdistan, mentre lanciano dall'alto provviste di cibo ed acqua ai fuggitivi che camminano verso una possibile salvezza.

    Il presidente Barack Obama ha già messo le mani avanti, dicendo che non ci sarà una vera guerra, ma operazioni mirate. Il rischio è che queste operazioni chirurgiche, senza sporcarsi troppo le mani con il crogiolo irakeno, avallino una situazione presentata come dato di fatto, che sarebbe terribile per i cristiani - che Obama vorrebbe salvare - e per tutti gli irakeni.

    Proprio oggi, il patriarca Louis Sako di Baghdad  ha fatto notare che i raid americani sono interessati a salvare Erbil, la capitale del Kurdistan e non liberare Mosul e Qaraqosh da dove cristiani, yazidi e sciiti sono dovuti fuggire. L'intervento degli aerei Usa  sembrerebbe voler ridurre la tensione, più che trovare una soluzione contro la crudeltà e la violenza del Califfato islamico.

    Negli States c'è chi pensa che l'intervento americano abbia come interesse solo la difesa di Erbil, centro amministrativo del petrolio curdo, che produce un quarto del petrolio dell'Iraq. I curdi affermano che in caso d'indipendenza, il loro Stato sarebbe al nono posto per riserve di petrolio al mondo.

    Quello di accarezzare l'indipendenza del Kurdistan è un vezzo degli Usa (e di Israele) da molto tempo. L'aver subito messo a disposizione gli aerei alla richiesta dei curdi - e non alla richiesta del premier Al Maliki  un mese fa - sembra andare verso un abbandono di Baghdad per rafforzare il legame con Erbil.

    Secondo quanto riportato da agenzie, pure il ministro italiano degli esteri, Federica Mogherini, ha parlato di "sostegno, anche di tipo militare, al governo curdo".

    E' probabile che anche l'Italia sia preoccupata dei pozzi di petrolio e delle forniture all'Europa.

    Il problema in Iraq non è salvare il Kurdistan, ma fermare l'ex Isis.

    Senza voler vedere negli Usa e nell'Italia un egoismo pregiudicato, mi sembra che se si vuole operare in Iraq occorra tener presente alcuni elementi:

    1)   Il sostegno più grande dell'Esercito islamico viene dai sunniti ed ex baathisti di Saddam Hussein che frustrati dalla politica esclusivista di Al Maliki, hanno giocato il tutto per tutto.  Per questo è urgente la nascita di un governo di unità nazionale..

    2)   Allo stesso tempo è importante non svilire l'autorità centrale di Baghdad e non rafforzare la divisione fra sciiti, sunniti e curdi. Per questo, l'offerta di aiuti, anche militari, devono passare attraverso Baghdad.

    3)   La forza militare dell'esercito islamico - con armi supermoderne - viene dai finanziamenti che i Paesi occidentali, Arabia saudita e Qatar hanno versato sulla cosiddetta "resistenza anti-Assad".  Gli stessi miliziani che venivano approvati dall'occidente in Siria sono oggi i nemici dei cristiani, degli yazidi, degli sciiti in Iraq. E le loro minacce giungono fino all'occidente. Per far finire la vittoriosa conquista degli islamisti basta non finanziarlo più e costringere i cari alleati del Golfo a non svendere più le armi che l'occidente ha così generosamente procurato.

    4)   E' importante non accarezzare il sogno di un Medio oriente sbriciolato in tanti staterelli etnico-religiosi, che moltiplicherebbero le guerre interetniche e i massacri e soprattutto lascerebbe intatto quello Stato islamico (o califfato) che ha già pozzi di petrolio e dighe e che promette una guerra santa contro tutto il mondo. In  più, in questo scacchiere etnico-religioso i cristiani non avrebbero patria, essendo una comunità trasversale, radicata nelle diverse etnie della regione.

    5)   Occorre aiutare i cristiani a rimanere in Iraq. Come mi hanno sempre testimoniato decine di musulmani in Medio oriente, la loro presenza è la migliore garanzia a un'educazione dell'islam contro il fondamentalismo. Non per nulla, la convivenza fra cristiani e musulmani e l'unità dell'Iraq sono i principi comuni sia al patriarca caldeo di Baghdad che al grande ayatollah al Sistani.

     

     

     

    invia ad un amico Visualizza per la stampa










    Vedi anche

    12/08/2014 IRAQ
    Baghdad, un nuovo premier per fermare l'avanzata islamista. Solidarietà di al-Sistani ai cristiani
    Il presidente Masum ha affidato al numero due del Parlamento Haidar al-Abadi l’incarico di formare il nuovo governo. Soddisfazione da Casa Bianca e Nazioni Unite. Ma l’ex premier al Maliki annuncia battaglia. A Najaf incontro fra il Patriarca caldeo e la massima autorità religiosa sciita. L’impegno all’unità nazionale, alla difesa del territorio e di tutte le sue componenti.

    08/08/2014 IRAQ - ONU - STATI UNITI
    Appello Onu alla comunità internazionale: fermare l’emergenza umanitaria in Iraq
    Ieri il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite si è riunito in via urgente per discutere della crisi nel Paese. Necessario fermare l’avanzata delle milizie islamiche e fornire sostegno e aiuti alla popolazione. Ban Ki-moon: “profondamente costernato”. Il presidente Usa Barack Obama autorizza attacchi aerei e l’invio di aiuti.

    20/08/2014 IRAQ - SIRIA - STATI UNITI
    Islamisti decapitano un reporter Usa rapito in Siria, in risposta ai raid aerei di Obama
    I miliziani dello Stato islamico hanno diffuso un filmato che mostra l’esecuzione del giornalista James Foley, scomparso nel novembre 2012. Il video, intitolato “Messaggio all’America”, sarebbe autentico e annuncia l’uccisione di un secondo ostaggio se non si fermerà l’operazione militare. Il jihadista si rivolge al presidente Obama e parla con un marcato accento britannico.

    05/08/2014 IRAQ

    Sinjar, le milizie dello Stato islamico massacrano gli Yazidi e impongono la tassa ai cristiani
    Decine di famiglie cristiane fuggite dalla cittadina a nord di Mosul, conquistata nel fine settimana dall’Isis. Almeno 70 i membri della minoranza musulmana uccisi nell’assalto; i cristiani rimasti costretti a pagare 80 dollari, rimossa la croce dalla chiesa. Gli islamisti bombardano il villaggio di Telkef, uccidendo un giovane cristiano. Leader curdo ordina la contro-offensiva, Baghdad offre in aiuto l’aviazione.

    05/08/2014 IRAQ

    Patriarca di Baghdad scrive al Papa: Nel dramma dei cristiani irakeni, gli egoismi delle superpotenze
    In una lettera a Papa Francesco, ai Patriarchi d’oriente e ai presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo, Mar Sako auspica una “presa di coscienza” della comunità internazionale e “azioni concrete”. A rischio la “sopravvivenza” della minoranza, serve una “presa di posizione vigorosa” - anche - dei musulmani. Appello per aiuti e solidarietà. 




    In evidenza

    IRAQ
    Patriarca di Baghdad: cristiani e musulmani in preghiera per la pace, fra Mese di Maggio e Ramadan

    Joseph Mahmoud

    Il 30 maggio la chiesa della Regina del Rosario a Baghdad ospiterà una preghiera interreligiosa contro le violenze e il terrorismo. A lanciare l’iniziativa il patriarca caldeo: non le opzioni militari, ma la preghiera contro conflitti che colpiscono “la popolazione innocente”. Un invito anche ai musulmani a riflettere per formare una nuova mentalità, una nuova cultura.

     


    EGITTO-ISLAM-VATICANO
    Papa Francesco e il Grande imam di Al Azhar, il detto e il “non detto”

    Samir Khalil Samir

    Vi sono molti aspetti positivi nell’incontro fra il pontefice e la suprema autorità sunnita, insieme a qualche silenzio. Per Al Tayyib l’islam non ha niente a che fare con il terrorismo. Ma l’Isis usa la bandiera nera di Maometto, la spada del profeta, le frasi del Corano. I terroristi prendono le loro affermazioni sanguinarie da molti imam. E’ urgente un nuovo rinascimento dell’islam, rileggendo la tradizione nella modernità: un lavoro interrotto dal fondamentalismo.


    AsiaNews E' ANCHE UN MENSILE!

    L’abbonamento al mensile di AsiaNews non costa nulla: viene dato gratis a chiunque ne faccia richiesta.
     

    ABBONATEVI

    News feed

    Canale RSScanale RSS 

    Add to Google









     

    IRAN 2016 Banner

    2003 © All rights reserved - AsiaNews C.F. e P.Iva: 00889190153 - GLACOM®