17/02/2020, 08.56
CINA
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Oltre 70mila casi di coronavirus; i morti salgono a 1772. Rafforzato l’isolamento dell’Hubei

di Wang Zhicheng

Fra tutti i colpiti dal virus, il 18% è in condizioni molto critiche. Un gruppo internazionale di esperti inviati dall’Oms è a Pechino per studiare vie di collaborazione per contenere l’epidemia. Continua la polemica sui silenzi e i ritardi. Uno storico: “Il sistema sanitario cinese è debolissimo, sovraffollato, inefficiente, costoso e caotico”.

Pechino (AsiaNews) – Il ministero cinese della sanità dà notizia oggi che i casi confermati di coronavirus nel Paese sono 70.635 e il bilancio dei morti è salito a 1772; i casi sospetti sono 7.264.

La provincia dell’Hubei – epicentro dell’epidemia – è quella dove si registrano più morti (1696) e più infetti (58.182).

Secondo il ministero della salute, fra tutti i colpiti dal virus, il 18% è in condizioni molto critiche.

Per evitare più contagi, le autorità dell’Hubei hanno rafforzato le misure di isolamento della provincia dal resto del Paese. Tutti i luoghi residenziali e i villaggi devono tenere lontani visitatori; gli abitanti – uno per famiglia – possono uscire ogni due giorni per procurarsi del cibo; meglio ancora se le spese sono fatte da personale specializzato e poi distribuite ai gruppi familiari. Le fabbriche in cui vi sono casi confermati di infezione debbono essere chiuse in quarantena per 14 giorni.

Intanto, un gruppo internazionale di esperti inviati dall’Oms (organizzazione mondiale della sanità) sono giunti a Pechino per studiare vie di collaborazione per contenere l’epidemia. Sebbene le autorità cinesi rivendichino un pieno controllo sulla diffusione della malattia, l’Oms è più scettica e chiede più dati sul modo in cui si praticano le diagnosi.

Ieri pomeriggio, Ying Yong, Nuovo segretario del Partito dell’Hubei, ha tenuto un incontro in cui ha sottolineato la necessità di snellire la burocrazia per assicurare interventi veloci ed efficaci. Nel Paese è forte la polemica sui ritardi con cui è stato lanciato l’allarme e sul soffocamento delle voci che denunciavano l’epidemia, zittite dalla polizia. Il sindaco di Wuhan, Zhou Xianwang, aveva scaricato le responsabilità alla leadership centrale, che ha ritardato l’ordine di emergenza. Lo stesso Xi Jinping sembra che conoscesse la gravità della situazione dai primi di gennaio e ha lanciato l’emergenza solo il 23 gennaio.

Per tutta risposta, Xi ha sollevato il segretario del Partito della provincia, Jiang Chaoliang, per sostituirlo con uno dei suoi protetti, Ying Yong.

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