04/01/2017, 08.54
PAKISTAN

Pakistan, il figlio di Salman Taseer rischia l’incriminazione per blasfemia

Oggi ricorre il sesto anniversario dell’omicidio dell’ex governatore del Punjab. Salman Taseer è stato ucciso dalla sua guardia del corpo per aver criticato la “legge nera” sulla blasfemia e difeso la madre cristiana Asia Bibi. Il figlio Shaan Taseer ha pubblicato un video giudicato offensivo.

Islamabad (AsiaNews) – Il figlio di Salman Taseer, l’ex governatore del Punjab assassinato per aver criticato la “legge nera” sulla blasfemia, rischia di essere incriminato per aver offeso il profeta Maometto. Gruppi integralisti del Pakistan accusano Shaan Taseer di aver pubblicato un video offensivo. L’uomo ha utilizzato i social media per chiedere alle persone di pregare per coloro che sono rinchiusi a causa della legge sulla blasfemia.

Taseer ha spiegto alla Bbc: “Nel mio messaggio di Natale ho chiesto a tutti i miei compatrioti di rivolgere una preghiera speciale per coloro che soffrono a causa delle persecuzioni religiose in Pakistan”. “È tempo – ha aggiunto – di sollevare la vera questione di fondo, cioè se i cittadini pakistani abbiano il diritto o meno di esprimersi sull’ingiusta legge sulla blasfemia”. Secondo l’attivista, “il tema è stato messo a tacere con la canna della pistola dopo la morte di mio padre. La legge dello Stato dice chiaramente che ogni persona ha il diritto di parlare non solo della legge sulla blasfemia, ma di tutte le leggi”.

L’uomo è il figlio dell’ex governatore del Punjab, del quale oggi ricorre il sesto anniversario della morte. Il 4 gennaio 2011 Mumtaz Qadri, una delle guardie del corpo di Salman Taseer, ha ucciso il governatore all’uscita da un ristorante di Islamabad, per le sue posizioni contrarie alla legge sulla blasfemia, che prevede il carcere a vita o la condanna a morte per quanti profanano il Corano o dissacrano il nome del profeta Maometto.

Il killer reo confesso ha sempre rivendicato la paternità dell’omicidio e di voler punire il governatore, che si era espresso in favore di Asia Bibi, la madre cristiana detenuta con l’accusa di aver offeso il Profeta. Nell’ottobre del 2015 la Corte suprema pakistana ha confermato la sua sentenza capitale, eseguita nel febbraio dello scorso anno in un Paese blindato per paura di ritorsioni degli estremisti islamici.

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