14/11/2019, 13.27
VATICANO
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Papa: bene internet, ma difendere i minori da violenza e pornografia

Ricevendo i partecipanti al convegno “Promoting Digital Child Dignity - From Concept to Action”, Francesco ha detto che si dovrebbe prevedere la responsabilità delle società che permettono la navigazione su internet e, pur nel generale rispetto della privacy, consentire il controllo dell’età di chi “naviga”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Prevedere la responsabilità delle società che permettono la navigazione su internet e, pur nel generale rispetto della privacy, consentire il controllo dell’età di chi “naviga”. Sono due delle indicazioni indicate da papa Francesco per combattere le conseguenze che immagini di violenze e pornografia presenti nella rete hanno sui giovani.

Francesco ne ha parlato oggi, ricevendo l’ottantina di partecipanti al convegno “Promoting Digital Child Dignity - From Concept to Action” che si svolge oggi e domani in Vaticano.

Francesco ha innanzi tutto rilevato che “la questione della protezione efficace della dignità dei minori nel mondo digitale” è un problema così complesso che “richiede la collaborazione di tutti: scienziati e tecnologi, imprenditori e operatori economici, legislatori, politici e responsabili della sicurezza, educatori e psicologi, e non per ultimo leader religiosi e morali”.

“La Chiesa Cattolica – ha aggiunto - negli ultimi decenni, in seguito alle esperienze drammatiche vissute nel suo corpo, ha raggiunto una viva consapevolezza della gravità degli abusi sessuali su minori e delle loro conseguenze, della sofferenza che provocano, dell’urgenza di sanarne le ferite, di contrastare con la massima decisione questi crimini e sviluppare una prevenzione efficace. Perciò si sente obbligata anche a guardare in avanti con lungimiranza”.

Affrontando poi uno dei temi cruciali del convegno: quello del rapporto fra tutela della libertà di espressione e della privacy con forme sempre più sofisticate di criptazione dei messaggi, che ne rendono impossibile ogni controllo, il Papa ha chiesto che si trovi “un bilancio adeguato fra l’esercizio legittimo della libertà di espressione e l’interesse sociale ad assicurare che i mezzi digitali non siano utilizzati per commettere attività criminose a danno dei minori”.

All’inizio, per favorire lo sviluppo di internet, ha evidenziato Francesco, le società che forniscono i servizi sono state considerate “mere fornitrici di piattaforme tecnologiche”, non responsabili né legalmente né moralmente del loro uso. Ma come è enorme il potenziale degli strumenti digitali e “spesso ne vediamo prima gli aspetti più affascinanti e positivi (che per fortuna non mancano)”. così anche le conseguenze negative. “La diffusione delle immagini di abuso o di sfruttamento di minori è in rapido aumento, ed esse si riferiscono a forme sempre più gravi e violente di abuso e a minori di età sempre più giovane. Il propagarsi della pornografia nel mondo digitale cresce in modo vertiginoso. Ciò è già di per sé un fatto molto grave, frutto di una perdita generale del senso della dignità umana e legato non di rado anche al traffico di persone. Il fenomeno è ancora più drammatico per il fatto che tale materiale è largamente accessibile anche ai minori via internet e soprattutto tramite i dispositivi mobili. La maggior parte degli studi scientifici concorda nel mettere in luce le pesanti conseguenze che ne derivano sulla psiche e sui comportamenti dei minori. Sono conseguenze che dureranno per tutta la loro vita, con fenomeni di grave dipendenza, propensione a comportamenti violenti, relazioni emotive e sessuali profondamente turbate”.

Di fronte a tale realtà, sostiene il Papa, prima di tutto, le autorità devono poter intervenire efficacemente, nel pieno rispetto dello stato di diritto e del giusto processo, per contrastare le attività criminali che ledono i minori. Poi, in secondo luogo, le grandi compagnie del settore che superano agevolmente le frontiere fra gli stati non possono “considerarsi completamente estranee all’uso degli strumenti che mettono nelle mani dei loro clienti”. “È ad esse quindi che rivolgo oggi il più impellente appello alla responsabilità nei confronti dei minori, della loro integrità e del loro futuro. Senza il pieno coinvolgimento delle società del settore, senza una piena consapevolezza delle ricadute morali e sociali della loro gestione e del loro funzionamento, non sarà possibile garantire la sicurezza dei minori nel contesto digitale. Esse sono non solo tenute a rispettare le leggi, ma anche a preoccuparsi delle direzioni in cui si muove lo sviluppo tecnologico e sociale da loro promosso e provocato, perché tale sviluppo precede di fatto le stesse leggi che cercano di regolarlo”.

Importante, per Francesco, è anche il ruolo che può essere svolto dagli operatori della comunicazione, chiamati a diffondere la consapevolezza dei rischi insiti in uno sviluppo tecnologico incontrollato. “Non si è ancora compresa – e spesso non si vuole comprendere – la gravità della questione nel suo insieme e nelle sue conseguenze future!”, ha sottolineato esortando quindi ad “una stretta alleanza con i media, cioè con voi comunicatori e con la vostra capacità di mobilitare l’opinione pubblica e la società”.

Ma “non basta capire, bisogna agire”. Richiamandosi al tema stesso del convegno, “Dal concetto all’azione”, il Papa vuole che “la condanna morale dei danni inflitti ai minori per il cattivo uso delle tecnologie digitali”, si traduca in “iniziative concrete e urgenti”. Tale è, ad esempio l’australiana “Safety by Design” per la quale la responsabilità della sicurezza non ricade solo sul cliente, ma anche su chi progetta e fornisce prodotti e l’impegno dei legislatori in alcuni Paesi perché le imprese che permettono la navigazione tramite dispositivi mobili, siano obbligate a verificare l’età dei clienti. Secondo studi attendibili, ha sottolineato, l’età media del primo accesso alla pornografia è sugli 11 anni e tende ad abbassarsi ancora. “Questo non è accettabile in alcun modo”. L’industria deve, quindi, collaborare con i genitori e l’identificazione dell’età non va quindi considerata come una violazione del diritto alla privacy ma una premessa per la tutela efficace del minore.

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