01/11/2014, 00.00
VATICANO
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Papa: la comunione dei santi unisce cielo e terra e non viene spezzata dalla morte

"Noi quaggiù sulla terra, insieme a coloro che sono entrati nell'eternità, formiamo una sola grande famiglia. Si mantiene questa familiarità". Pregare per Gerusalemme "in questi giorni testimone di diverse tensioni, possa essere sempre più segno e anticipo della pace che Dio desidera per tutta la famiglia umana".

Città del Vaticano (AsiaNews) - Un auspicio di pace per Gerusalemme, scossa dagli scontri tra palestinesi e forze di sicurezza israeliane, e una riflessione sulla comunione dei santi, che "unisce cielo e terra" sono stati i temi toccati oggi da papa Francesco per l'Angelus della solennità di tutti i santi.

"I primi due giorni del mese di novembre - ha detto il Papa alle 30mila persone presenti in piazza san Pietro - costituiscono per tutti noi un momento intenso di fede, di preghiera e di riflessione sulle 'cose ultime' della vita. Celebrando, infatti, tutti i Santi e commemorando tutti i fedeli defunti, la Chiesa pellegrina sulla terra vive ed esprime nella Liturgia il vincolo spirituale che la unisce alla Chiesa celeste. Oggi diamo lode a Dio per la schiera innumerevole dei santi e delle sante di tutti i tempi: uomini e donne comuni, semplici, a volte 'ultimi' per il mondo, ma 'primi' per Dio. Al tempo stesso già ricordiamo i nostri cari defunti visitando i cimiteri". Lo farà anche il Papa che ha ricordato la visita che oggi pomeriggio compirà al cimitero romano del Verano. "E' motivo di grande consolazione - ha proseguito - pensare che essi sono in compagnia della Vergine Maria, degli apostoli, dei martiri e di tutti i santi e le sante del Paradiso!".

"La solennità odierna ci aiuta così a considerare una verità fondamentale della fede cristiana, che noi professiamo nel Credo: la comunione dei santi. Cosa significa questo? È la comunione che nasce dalla fede e unisce tutti coloro che appartengono a Cristo in forza del Battesimo. Si tratta di una unione spirituale, tutti siamo uniti, che non viene spezzata dalla morte, ma prosegue nell'altra vita. In effetti sussiste un legame indistruttibile tra noi viventi in questo mondo e quanti hanno varcato la soglia della morte. Noi quaggiù sulla terra, insieme a coloro che sono entrati nell'eternità, formiamo una sola grande famiglia. Si mantiene questa familiarità".

"Questa meravigliosa comunione tra terra e cielo si attua nel modo più alto ed intenso nella Liturgia, e soprattutto nella celebrazione dell'Eucaristia, che esprime e realizzala più profonda unione tra i membri della Chiesa. Nell'Eucaristia, infatti, noi incontriamo Gesù vivo e la sua forza, e attraverso di Lui entriamo in comunione con i nostri fratelli nella fede: quelli che vivono con noi qui in terra e quelli che ci hanno preceduto nell'altra vita, la vita senza fine. Questa realtà ci colma di gioia: è bello avere tanti fratelli nella fede che camminano al nostro fianco, ci sostengono con il loro aiuto e insieme a noi percorrono la stessa strada verso il cielo. Ed è consolante sapere che ci sono altri fratelli che hanno già raggiunto il cielo, ci attendono e pregano per noi, affinché insieme possiamo contemplare in eterno il volto glorioso e misericordioso del Padre".

"Nella grande assemblea dei Santi, Dio ha voluto riservare il primo posto alla Madre di Gesù. Maria è al centro della comunione dei santi, quale singolare custode del vincolo della Chiesa universale con Cristo, del vincolo della famiglia. Lei è la madre, la madre nostra,. Per chi vuole seguire Gesù sulla via del Vangelo, lei è la guida sicura, la prima discepola, la madre premurosa ed attenta, a cui confidare ogni desiderio e difficoltà".

Di Gerusalemme papa Francesco ha parlato dopo la recita della preghiera mariana. "La liturgia di oggi - ha detto - parla della gloria della Gerusalemme del cielo, celeste. Vi invito a pregare perché la Città Santa, cara a ebrei, cristiani e musulmani, che in questi giorni è stata testimone di diverse tensioni, possa essere sempre più segno e anticipo della pace che Dio desidera per tutta la famiglia umana".

Un pensiero, infine, Francesco ha dedicato alla beatificazione, oggi a Vitoria, in Spagna del martire Pietro Asúa Mendía, fucilato nel 1936, durante la guerra civile spagnola. "Sacerdote umile e austero, predicò il Vangelo con la santità di vita, la catechesi e la dedizione verso i poveri e i bisognosi. Arrestato, torturato e ucciso per aver manifestato la sua volontà a rimanere fedele al Signore e alla Chiesa, rappresenta per noi un mirabile esempio di fortezza nella fede e di testimonianza della carità".

 

 

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