29/05/2021, 08.00
ISRAELE - PALESTINA
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Patriarcato latino: le offerte delle messe di domani ai cristiani di Gaza

Patriarca Pizzaballa: il denaro raccolto e donato alle comunità della Striscia come “segno di solidarietà”. I fondi raccolti saranno usati per “le necessità emerse” a causa della guerra lampo. P. Romanelli: Nessun membro della comuntà “é rimasto ferito”, ma i danni e lo shock sono profondi. Il sostegno spirituale ed economico è “importante”. 

Gerusalemme (AsiaNews) - In “segno di solidarietà” della diocesi del Patriarcato latino “tutte le parrocchie e le chiese” sono chiamate a devolvere “le offere di domenica 30 maggio, solennità della Santissima Trinità […] alla nostra comunità di Gaza”. È l’appello lanciato in questi giorni dal patriarca latino di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa, per aiutare i cristiani della Striscia anch’essi colpiti dal recente conflitto lampo fra Israele e Hamas. Secondo le intenzioni del patriarca, il denaro raccolto sarà usato “per le necessità emerse dopo la guerra di questi ultimi giorni” contando tutti “sulla vostra generosità”. 

“All’indomani della tensione e del conflitto che abbiamo di recente vissuto - sottolinea sua beatitudine - volgiamo il cuore e lo sguardo ai bisogni dei nostri fratelli e sorelle in Cristo, specialmente a quelli di Gaza e dei luoghi più gravemente colpiti dallo scambio di fuoco incrociato per ben undici giorni di seguito“. Per il patriarca Pizzaballa “le sofferenze della popolazione sono accentuate da scontri mortali e da attentati, mentre si continua a lottare contro il Covid-19 che non ha smesso di diffondersi in quella zona“. Da qui l’appello finale a “condividere alcune delle vostre risorse per alleviare le sofferenze dei cristiani di Gaza”. 

L’iniziativa del patriarcato latino di Gerusalemme è accolta con gratitudine dai cristiani della Striscia, come riferisce ad AsiaNews p. Gabriel Romanelli, sacerdote argentino del Verbo incarnato e responsabile della parrocchia della Sacra famiglia a Gaza. “Noi stiamo abbastanza bene ora - racconta il parroco - e possiamo dire di avere beneficiato della protezione speciale del Signore, perché nessun membro della comunità è rimasto ferito nonostante i bombardamenti durissimi. Le case tremavano come una culla, ma non era una ninna nanna… erano bombe”. 

Il sostegno spirituale (ed economico) della comunità cristiana di Terra Santa “è importante” sottolinea p. Romanelli, fatto “di preghiere e sacrifici, perché possiamo continuare a dare la nostra testimonianza con speranza, serenità e gioia”. “Aspiriamo a una pace duratura - aggiunge il parroco - ma quest’ultima è possibile solo sulla base della giustizia”. In tutto questo tempo, nonostante la guerra e i bombardamenti, “non abbiamo smesso di restare collegati, di vivere la comunione. Ora tante persone sono tornare in chiesa per la preghiera e l’adorazione e come Chiesa cerchiamo anche di aiutarle a livello materiale”. “Aiutiamo tutti attorno a noi, la maggior parte dei quali non sono cristiani [ma musulmani] ma vogliamo comunque essere loro vicino perché stiamo davvero vivendo un autentico dopoguerra: un conflitto durato solo 11 giorni, ma che può cambiare se non distruggere la vita di molte persone. Pensiamo anche solo agli oltre 60 bambini morti”. 

Da ultimo, p. Romanelli descrive “i traumi e lo shock di molte mamme e papà, che hanno impresso nella mente quello che hanno vissuto, il dramma personale di bombardamenti che cadono vicino, le schegge delle finestre rotte, la paura. Per ora - conclude il sacerdote - la tregua tiene, ma la gente è impaurita pensando che le violenze possano tornare in qualsiasi momento”. 

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