04/05/2017, 12.47
TAIWAN - CINA

Pechino ‘disgustosa’: cerca di espellere Taiwan dalla conferenza sui ‘diamanti del sangue’

La delegazione cinese ha “sequestrato il microfono” e ha bloccato i lavori. Rappresentanti africani hanno spalleggiato la posizione di Pechino. Ma Taiwan è osservatore della Kimberley Process dal 2007. La Cina sospettata di commerciare ‘diamanti di sangue’ con lo Zimbabwe.

Perth (AsiaNews/Agenzie) – A una conferenza della Kimberley Process sul controllo del traffico di diamanti provenienti dalle zone di conflitto, tenutasi ieri in Australia, la delegazione cinese ha disturbato la cerimonia iniziale e bloccato i lavori esigendo l’espulsione della delegazione di Taiwan.

L’atteggiamento della delegazione cinese è stata definita dai giornali australiani come “disgustosa”. Secondo quanto riportano i giornali locali, il gruppo della Cina ha “sequestrato il microfono” durante la cerimonia aborigena di benvenuto, presieduta dal Ministro degli esteri Julie Bishop e ha domandato il perché il gruppo di Taiwan sia stato invitato. Essi hanno fermato i lavori fino a che non fossero state date risposte soddisfacenti.

In seguito, una discussione sul caso è stata abbandonata perché diversi rappresentanti di Paesi africani hanno continuato ad interrompere gli interventi, sostenendo la posizione della Cina.

Alla fine, per continuare l’incontro, la presidenza della Kimberley Process ha allontanato la delegazione taiwanese.

Il Kimberley Process è un organismo che dal 2000 vigila che il commercio di diamanti non sia usato per finanziare guerriglie e guerre civili, soprattutto nei Paesi africani.

Il conflitto fra le due delegazioni non pare avere origine da accuse di partecipazione a commerci con diamanti di sangue. Esso fa invece parte della tradizionale posizione della Cina nel cercare di emarginare la presenza di taiwanesi dagli incontri internazionali.

Geng Shuang, portavoce del Ministero cinese degli esteri, ha difeso l’atteggiamento della sua delegazione, affermando che Taiwan non poteva essere invitata perché non è né membro, né osservatore del KP. In realtà Taiwan ha status di osservatore dal 2007.

Alcuni presenti alla conferenza sono stupiti anche dall’atteggiamento dei rappresentanti africani amici della Cina. Da anni, con una politica di doni e facilitazioni economiche, Pechino cerca di staccare i Paesi africani che ancora hanno relazioni con Taiwan per togliere all’isola “ribelle” un qualche rapporto diplomatico.

La Cina è il più grande investitore in Africa. Nel 2016 ha investito in 293 progetti per il valore di 66,4 miliardi di dollari: il triplo di quanto investa gli Usa. Molte ong criticano la Cina perché i suoi investimenti sono diffusi senza alcuna preoccupazione verso la popolazione locale e verso il rispetto dei diritti umani nei Paesi africani.

Negli anni scorsi la Cina è stata sospettata di aver commerciato ‘diamanti di sangue’ con lo Zimbabwe.

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