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  • » 04/08/2017, 08.29

    CINA-VATICANO

    Per i cattolici cinesi: Pregare con sant’Ignazio (2)

    Ottavio De Bertolis

    La stanza, la posizione, il silenzio, la domanda allo Spirito, la contemplazione. I passi semplici e concreti di come meditare il Vangelo. A servizio della formazione spirituale dei cattolici cinesi, ma anche di quelli di tutto il mondo.

    Roma (AsiaNews) - Presentiamo qui la seconda parte del libro sull’Ora santa: un’introduzione al metodo di preghiera di sant’Ignazio di Loyola. I semplici accorgimenti suggeriti sono in realtà ricchi ed efficaci strumenti della tradizione ecclesiale: un aiuto fraterno per la formazione di vescovi, sacerdoti, laici in Cina, come richiesto da loro stessi.

    Pregare con sant’Ignazio

    Poiché questo libriccino ha uno scopo eminentemente pratico, dopo avere premesso alcune considerazioni complessive sulla pratica dell’ora santa, vorremmo fornire innanzi tutto uno schema generale per la preghiera, adattando gli Esercizi Spirituali di sant’Ignazio al nostro scopo. Abbiamo già accennato a come possiamo accostarci alla preghiera in quest’ora, ma qui vorremmo sviluppare più in dettaglio alcuni punti, che poi il singolo dovrà, per così dire, ritagliarsi addosso. Tutto è utile, niente è indispensabile, e ognuno faccia soprattutto come si sente, nella libertà dello Spirito. Non è infatti, sono ancora parole di sant’Ignazio, il molto sapere che sazia e riempie l’anima, cioè lunghe digressioni e considerazioni ad esempio sul testo biblico, ma il sentire e gustare intimamente. Insomma: non occorre sapere o dire tante cose, ne bastano poche, anche una o due, ma l’essenziale è che entrino nel nostro cuore per pacificarlo, riempirlo, trasformarlo.

    Infine, dopo avere fornito uno schema generale, adattabile a ogni brano della Scrittura, presenteremo alcune tracce di preghiera, in qualche modo connesse ai diversi tempi liturgici.

     

    Lo schema

    Sant’Ignazio ci insegna a cominciare con una preghiera preparatoria: entro nella stanza o luogo di preghiera e mi fermo. Nella posizione adatta, che non è necessariamente la più comoda, ma quella che mi aiuta a stare fermo, inizio a entrare alla presenza del Signore, considerando che cosa voglio dire e perché sono lì. Invoco lo Spirito Santo, che muova il mio cuore e il mio intelletto, che mi ricordi le parole di Gesù, che mi insegni a pregare; posso offrire questo tempo in riparazione dei miei peccati, prefiggendomi in qualche modo di offrire amore al Signore, di vegliare e pregare con Lui; posso ricordare le persone o le categorie di persone per le quali voglio pregare.

    Quindi ripercorro la storia che voglio contemplare, in modo veloce e succinto. Qui può essere un punto della passione in qualsiasi Vangelo: si può fare una settimana una pericope, un’altra settimana la successiva, come si preferisce; non sia né troppo lunga né troppo breve, specialmente all’inizio. Letta la storia, cerco di immaginare la scena, come entrando in essa: mi raffiguro i luoghi, le persone presenti, lo svolgimento temporale di ciò che è narrato; entro io stesso nel luogo che contemplo, facendomi uno dei presenti. Poi osservo le persone, ascolto quel che dicono, contemplo quel che fanno, e cerco di trarne qualche frutto: dico «qualche», non tutti i frutti possibili. Sarà mia cura entrare nei particolari, non sforzandomi, ma semplicemente lasciando che essi stessi mi parlino e mi dicano qualcosa. Qui siamo proprio nel cuore della preghiera ignaziana, che si caratterizza per questa capacità di scendere in profondità, e ciò avviene sempre non attraverso una contemplazione frettolosa e superficiale, bensì calma e attenta. È importante sostare, prendere il tempo necessario: non c’è nessuno che ci corre dietro, e possiamo soavemente stare lì con Gesù, davanti a Lui.

    Infine il colloquio: parlo con Gesù, o con la sua santa Madre, o con l’Eterno Padre, secondo come mi sentirò intimamente mosso. Questo tempo dovrebbe essere abbastanza lungo, in quanto le fasi precedenti sono appunto una spinta a vivere questa, una specie di benzina che accende il nostro motore interiore, il fuoco dello Spirito Santo. E così, al termine del colloquio, esco soavemente dalla preghiera, rientrando nelle mie occupazioni abituali, recitando il Padre nostro o altra preghiera, lentamente, sempre senza fretta. Mi rialzerò, ringrazierò per i doni ricevuti, mi segnerò con il segno della santa croce e uscirò di lì.

    Questo è lo schema fondamentale, che ognuno imparerà ad abitare e a vivere secondo la propria personalità. Per comodità, propongo qui di seguito alcuni esempi di questo modo di pregare, adatti anche ad avvicinare la nostra ora santa a quanto ci suggerisce il tempo liturgico: tutte le pie pratiche dovrebbero in qualche modo inquadrarsi nella liturgia, ad essa tendere e da essa trovare spunto e vigore. La privata devozione, infatti, non si può né si deve distaccare dall’alveo della preghiera pubblica, e la liturgia è fonte e culmine della preghiera personale, vale a dire che a essa conduce e da essa riparte. Questi due poli si illuminano ed esaltano reciprocamente, e tra di essi, in un continuo rimando, consiste tutta la nostra vita di orazione.

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