24/02/2017, 14.39
EGITTO
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Portavoce Chiesa cattolica: dolore per le vittime cristiane. Sinai, zona pericolosa

P. Rafic Greiche esprime vicinanza alla comunità copta che piange sei vittime negli attacchi delle ultime settimane. Nell’area al confine con Israele e Gaza sono attivi gruppi terroristi, colpiti soprattutto i militari e musulmani. Il governo cerca di garantire la sicurezza ma è impossibile sventare ogni attentato.

Il Cairo (AsiaNews) - L’area in cui in questi giorni sono avvenuti gli omicidi di cristiani copti “è una zona molto pericolosa, al confine con Israele e la Striscia di Gaza”, dove operano da tempo “gruppi jihadisti e terroristi, fra cui lo Stato islamico”. È quanto sottolinea ad AsiaNews p. Rafic Greiche, portavoce della Chiesa cattolica egiziana, commentando l’uccisione di membri della minoranza religiosa ad Al-Arish, capoluogo del Governatorato del Sinai del Nord. “In questi giorni hanno colpito cristiani - aggiunge il sacerdote - ma in passato, anche recente, gli attacchi hanno coinvolto musulmani e, soprattutto, militari dell’esercito”.

Ieri nel nord della penisola del Sinai è stato ucciso un cristiano copto egiziano e la sua casa è stata data alle fiamme. Fonti locali riferiscono che la vittima è un idraulico; egli sarebbe stato ammazzato a colpi di arma da fuoco nella sua abitazione, davanti alla moglie e ai figli piccoli.

A rivendicare l’attacco una cellula jihadista legata alle milizie dello Stato islamico (SI), attive nella regione e già protagoniste in passato di attacchi contro i cristiani. Si tratta della terza vittima in soli due giorni per la comunità copta locale.

Lo scorso 19 febbraio, in un video rilanciato sul sito di messaggistica Telegram, lo Stato islamico aveva promesso di colpire la comunità cristiana. E gli attacchi non si sono fatti attendere. In risposta alle crescenti minacce e i ripetuti episodi di violenza, circa 200 famiglie cristiane hanno lasciato Al Arish nelle due ultime due settimane.

Interpellato da AsiaNews, p. Rafic conferma la “pericolosità” dell’area in cui sono avvenuti gli attacchi di questi giorni e che, in passato, “hanno coinvolto anche turisti”. “Siamo tristi per quello che sta succedendo - prosegue il sacerdote - e per le violenze che hanno colpito i copti. Siamo con loro, preghiamo per loro e vogliamo manifestare tutta la nostra vicinanza”. Tuttavia, prosegue il portavoce della Chiesa cattolica egiziana, bisogna “continuare a mantenere salda la nostra fede”, anche a fronte di attacchi. Certo è, aggiunge, che quella zona è ormai troppo pericolosa e “forse è meglio abbandonare per qualche tempo l’area. Sono in corso operazioni militari, operano gruppi terroristi, è in atto una guerra a tutto campo per questo le condizioni sono così difficile ed è duro vivere nella normalità”. Diverso, invece, il discorso per quanto concerne il resto del Paese dove il governo cerca di garantire la sicurezza, anche se è impossibile prevedere e sventare per tempo ogni azione terrorista “Non si può mai sapere dove e quando potranno colpire - conclude p. Rafic - come è avvenuto del resto anche in Europa, a Parigi, Nizza, e in Germania. Questo però non ci deve impedire di andare avanti e mantenere salda la nostra fede”.

Dal colpo di Stato militare del 2013, che ha messo fine alla presidenza di Mohamed Morsi e rovesciato il governo dei Fratelli musulmani, il nord del Sinai è teatro di attentati sanguinosi perpetrati da miliziani jihadisti. Gli attacchi si concentrano contro reparti dell’esercito, poliziotti, funzionari della sicurezza, anche se non è stata risparmiata nemmeno la minoranza cristiana copta, il 10% del totale della popolazione egiziana e la più grande del Medio oriente.

L’attacco più sanguinoso è quello che ha colpito la chiesa copta ortodossa al Cairo; un attacco suicida che ha causato 29 vittime.

In passato, anche al Qaeda aveva messo nel mirino i cristiani copti. In particolare, nel 2010 la cellula locale della rete del terrore guidata da Osama bin Laden aveva promesso la “pulizia” dai cristiani nella regione del Sinai. Minacce che si sono concretizzate la notte del primo dell’anno del 2011, quando un’autobomba è esplosa davanti a una chiesa copta uccidendo 29 persone.

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