16/12/2015, 00.00
COREA DEL NORD – CANADA
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Pyongyang condanna all’ergastolo un missionario cristiano canadese

Il reverendo Lim Hyeon-soo, 60 anni, guida la Light Korean Presbyterian Church di Toronto. Era scomparso nel gennaio 2015, appena entrato in Corea del Nord. Nel corso degli ultimi decenni ha compiuto circa un centinaio di visite nel regime dei Kim, tutti con motivi umanitari. Accusato di complottare per rovesciare lo Stato, dovrà scontare la pena in un campo di lavori forzati.

Seoul (AsiaNews) – La Corte Suprema del Popolo della Corea del Nord ha condannato un missionario cristiano protestante canadese all’ergastolo per “crimini contro lo Stato”. Lim Hyeon-soo, 60 anni, avrebbe “confessato” un “piano sovversivo” per rovesciare il governo e creare al suo posto uno Stato di matrice religiosa. Egli era “scomparso” nel febbraio 2015, e da allora di lui non si era saputo più nulla fino all’emissione della condanna.

Capo della Light Korean Presbyterian Church, con base nei pressi di Toronto, il reverendo Lim dovrà scontare la sentenza ai lavori forzati. Fra le accuse vi è anche quella di aver organizzato un traffico di esseri umani verso la Corea del Sud, la Cina e la Mongolia. I suoi fedeli sostengono invece che nel corso degli anni egli “potrebbe aver aiutato” dei nordcoreani a fuggire il regime, ma sempre e soltanto su loro richiesta.

Il reverendo Lim ha compiuto più di 100 viaggi in Corea del Nord, e viene descritto come "del tutto non politico". Le visite sono state compiute tutte per motivi umanitari, soprattutto nei confronti di anziani e orfani. Cittadino canadese, l'uomo è nato nella penisola coreana: tuttavia, il suo Paese d'adozione non ha una presenza diplomatica nel Paese e da sempre sconsiglia ai propri cittadini di visitare la Corea del Nord.

Negli ultimi anni i missionari cristiani protestanti sono stati spesso al centro di vicende giudiziarie in Corea del Nord. Il missionario australiano John Short, 75 anni, venne fermato il 16 febbraio 2014 con l'accusa di "distribuire materiale religioso"; il 3 marzo successivo è stato rilasciato "per motivi umanitari".  Più complicata la posizione dei cittadini statunitensi: gli ultimi due americani nelle mani di Pyongyang – Kenneth Bae e Matthew Miller – sono stati rilasciati soltanto dopo anni in carcere e grazie a un'intensa attività diplomatica. 

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