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  • » 20/12/2016, 12.58

    YEMEN - A. SAUDITA - REGNO UNITO

    Riyadh ha sganciato bombe a grappolo britanniche in Yemen, uccidendo civili



    Gli ordigni risalgono agli anni ’80. Dal 2010 la comunità internazionale ha messo il bando alla vendita. Per le autorità saudite le bombe hanno colpito “obiettivi legittimi” a difesa di “città e villaggi”. Onu: i raid aerei di Riyadh hanno provocato “quasi il 50%” delle vittime fra la popolazione civile.  

     

    Sanaa (AsiaNews/Agenzie) - Nel conflitto in Yemen l’Arabia Saudita ha utilizzato bombe a grappolo prodotte nel Regno Unito. La conferma arriva dal governo di Londra, secondo cui gli ordigni risalgono a una partita prodotta agli inizi degli anni ’80 e commercializzata in seguito. Dal 2010 la legge britannica ha messo al bando la fornitura di questo particolare tipo di bomba, che mette a rischio la vita di molti civili diffondendo, al momento dell’esplosione, tanti piccoli ordigni in una vasta area. Le opposizioni labouriste definiscono la vicenda “estremamente preoccupante”. 

    Londra, assieme a Washington, sostiene a livello militare la coalizione saudita che, in Yemen, ha lanciato una campagna aerea contro gli Houthi, contrapposti al presidente (prima in esilio, poi rientrato ad Aden) Abdu Rabu Mansour Hadi. Dal gennaio 2015 la nazione del Golfo è teatro di un sanguinoso conflitto interno che vede opposte la leadership sunnita, sostenuta dall’Arabia Saudita, e i ribelli sciiti vicini all’Iran.

    In una nota il governo londinese sottolinea che dal 1989 non vengono più fornite bombe a grappolo ai sauditi. Tuttavia, l’inchiesta promossa da Riyadh sulle vittime civili in Yemen ha confermato il recente uso di ordigni di fabbricazione britannica. 

    Nel 2008 decine di governi hanno sottoscritto una convenzione Onu sulle bombe a grappolo, un trattato internazionale che proibisce l’uso, lo stoccaggio, la produzione e il trasferimento di un’arma i cui effetti sono devastanti, soprattutto per la popolazione civile. Firmata da 108 nazioni in tutto il mondo, essa è diventata norma vincolante a livello globale nel 2010. 

    Le bombe a grappolo utilizzate sarebbero del tipo BL-755. Le autorità saudite affermano che esse hanno colpito “obiettivi legittimi” con lo scopo di “difendere città saudite e villaggi dai continui attacchi” sferrati dai ribelli Houthi oltreconfine. Tuttavia, attivisti e gruppi pro diritti umani ricordano che questi ordigni in diverse occasioni hanno provocato la morte o il ferimento di civili. 

    Ad agosto l’Alto commissariato Onu per i diritti umani ha affermato che i raid aerei della coalizione araba a guida saudita in Yemen avrebbero provocato “quasi il 50%” delle vittime fra la popolazione. 

    La scorsa settimana gli Stati Uniti hanno deciso di limitare la vendita di armi all’Arabia Saudita, proprio a causa dell’alto numero di civili uccisi nei raid aerei compiuti da Riyadh in Yemen. Una notizia giunta a pochi giorni di distanza dalla firma di diversi contratti finalizzati alla vendita di armi e materiale militare (fra cui aerei, elicotteri e missili) a quattro nazioni del mondo arabo, fra cui il regno saudita. Le forniture di armamenti e materiale bellico si inseriscono in una prassi ben consolidata anche in passato [l’ultima è di agosto] fatta di accordi e commesse miliardarie.

    Diversa, invece, la posizione di attivisti e associazioni pro diritti umani, che ricordano la disastrosa campagna militare avviata in Yemen, la quale ha provocato migliaia di vittime fra i civili. Del resto il Medio oriente - con i suoi numerosi conflitti - si è trasformato in una vera e propria “Mecca delle importazioni di armi”; un mercato che fa gola a molti produttori e governi occidentali, come Gran Bretagna e Francia, e che alimenta il bagno di sangue nella regione.

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