15/02/2016, 12.44
INDIA - EMIRATI ARABI UNITI
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Sacerdote indiano in Arabia: Ad Abu Dhabi tanti non cattolici adorano Cristo!

P. Arun Raj Manuel proviene da una famiglia originaria del Kerala. È stato ordinato sacerdote da mons. Hinder, vicario apostolico dell’Arabia meridionale. “Tutti i miei amici, cristiani e musulmani, mi hanno incoraggiato a seguire la vocazione”. Gli amici musulmani erano presenti alla cerimonia dell’ordinazione “e ho visto che erano felici”. Ad Abu Dhabi le persone dicono che “noi cattolici siamo speciali”. Per testimoniare il Vangelo “non serve fare i coraggiosi, ma vivere in Cristo”.

Thiruvananthapuram (AsiaNews) – Ad Abu Dhabi, “lo so per certo, esistono tanti non cattolici che adorano Cristo! Essi riconoscono la bellezza della vita cristiana, entrano in chiesa e pregano in silenzio, in particolare di fronte alla grotta di Maria”. Lo dice ad AsiaNews p. Arun Raj Manuel, sacerdote di origini indiane, ordinato di recente ad Abu Dhabi da mons. Paul Hinder. P. Arun Raj è il primo sacerdote ordinato negli Emirati Arabi Uniti insieme a p. Darick Paul D’Souza. Per lui, come per p. Darick, “il momento chiave per comprendere la vocazione è stato l’insediamento di mons. Hinder. In quel momento ho capito che volevo essere sacerdote e servire gli altri”. Ma poi sono stati gli amici, cristiani e musulmani, a spingerlo a intraprendere il percorso sacerdotale, perché avevano capito che “la mia decisione era qualcosa di speciale”.

P. Arun Raj proviene da una famiglia cattolica emigrata dal Kerala ad Abu Dhabi per lavoro. Quando ha compreso che il suo desiderio era diventare sacerdote, era un giovane studente di medicina e stava per discutere la tesi. “Quando ho manifestato a mons. Paul Hinder la mia vocazione, egli mi ha capito e mi ha incoraggiato”.

Non solo, a spingerlo “ad andare fino in fondo” sono stati anche gli amici. “I miei amici – continua – erano stupiti, ma hanno capito che nella mia decisione c’era qualcosa di speciale. Io riconosco che questa decisione non è da tutti, soprattutto nell’ambiente in cui vivevo. Mi sono chiesto: ‘Come posso coniugare la mia decisione nel mondo attuale?’”.

Il sacerdote condivide con AsiaNews i dubbi, le domande che si è posto dopo la chiamata. “In realtà avevo tante domande. Mi chiedevo come poter essere toccato dai bisogni delle persone e allo stesso tempo rimanere legato alla realtà che mi circondava. Ero solo un ragazzo, abituato a viaggiare, girare il mondo”.

Ancora oggi, continua, “ho tanti amici, ingegneri, medici, professionisti, sia cristiani che musulmani. E continuano a dirmi che hanno riconosciuto qualcosa di straordinario nella mia vocazione”.

Il sacerdote racconta in particolare la reazione degli amici di fede islamica: “Quando ho comunicato loro che volevo diventare sacerdote, sono rimasti molto sorpresi. Nella tradizione islamica non esiste una vera e propria idea di sacerdozio. I fedeli studiano il Corano, ma non esiste qualcosa di simile alla vocazione cristiana. E tanti di loro sono venuti ad Abu Dhabi per partecipare alla cerimonia della mia ordinazione. Essi non sapevano cosa aspettarsi, non avevano mai partecipato ad una funzione simile, ma volevano essere presenti. Quando sono diventato un sacerdote li ho guardati, e ho visto che erano felici”.

Dopo il primo entusiasmo, la reazione della famiglia è stata più razionale: “All’inizio i miei genitori mi hanno detto di andare avanti con la mia decisione. Ma poi si sono domandati cosa sarebbe accaduto a loro figlio. E allora mi hanno chiesto di fare introspezione. Mi hanno detto: ‘Non saltare a conclusioni immediate, prenditi il tempo necessario!’”.

Durante gli anni della sua formazione nella parrocchia di St. Joseph ad Abu Dhabi, il sacerdote dice di essere stato aiutato da tante persone. “Primo tra tutti il parroco, p. Eugene Mattioli, e tanti altri sacerdoti. Ho frequentato il seminario in Kerala, ma quando tornavo per le mie vacanze nell’emirato – due settimane in estate – qui ritrovavo l’affetto e l’attenzione dei sacerdoti che mi hanno visto crescere”.

P. Arun Raj testimonia che nel Paese, anche se in maggioranza islamico, le comunità religiose vivono in armonia e tranquillità. “La minoranza cattolica vive in modo molto normale, ad Abu Dhabi non abbiamo restrizioni nel praticare la nostra fede. Ci sono diverse chiese e i vicini sono brave persone, tutti sono rispettosi degli altri e delle divinità che ogni comunità religiosa adora. In quanto cattolico, non mi sono mai sentito in pericolo in questa città, le persone sono aperte e accoglienti”.

Il sacerdote continua con una riflessione sul ruolo dei cristiani: “La maggior parte delle persone che vive ad Abu Dhabi, è qui per lavoro. Si tratta di migranti che vengono da ogni parte del mondo. I cristiani si prendono cura di tutti loro, nutrono tutti loro. Il nostro modo migliore per testimoniare il Vangelo in un Paese simile è vivere da cristiani. Non abbiamo bisogno di fare i coraggiosi, basta testimoniare con il nostro modo di vivere gli insegnamenti di Gesù Cristo. E sappiamo che le persone dicono di noi che siamo ‘speciali’ perché viviamo Cristo”.

“Sono sicuro, lo so – aggiunge – che ci sono tantissimi non cristiani che sono influenzati dai valori del Vangelo proclamati Cristo. Anch’essi adorano Cristo, anche se non sono cattolici! Essi non vengono alla messa o agli incontri religiosi, ma entrano in chiesa e pregano in silenzio, in particolare di fronte alla grotta di Maria. Essi sentono l’amore di Dio, la gioia, la pace del Signore”.

Oggi p. Arun Raj vive in Kerala, dove è tornato dopo la cerimonia di ordinazione. È impegnato nel celebrare messe nella sua parrocchia in tutta la diocesi. In conclusione condivide con AsiaNews l’emozione di quando ha celebrato la prima funzione: “Quando ho celebrato la prima messa in Kerala ho avvertito un forte senso di gratitudine. Dio mi ha benedetto con la sua misericordia”.

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