06/02/2006, 00.00
Cina
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Scontri nelle campagne del Guangdong: la polizia rimane a guardare

Oltre 20 feriti durante una faida fra villaggi nel Guangdong. Gli abitanti accusano: "Da settimane avvertiamo la polizia e chiediamo aiuto, ma loro non fanno nulla". L'incidente "mostra che Pechino continua a perdere potere nelle zone rurali del Paese".

Huangpo (AsiaNews/Scmp) – I residenti di una contea agricola della parte occidentale del Guangdong - dove nei giorni scorsi oltre 20 persone sono rimaste ferite in scontri fra villaggi vicini - accusano la polizia di "negligenza nella gestione dello scontro" e di "non avere in alcun modo cercato di evitare l'aumento delle violenze nella zona".

Gli abitanti del villaggio di Dameichen, nei pressi della città di Huangpo, sostengono di essere stati attaccati venerdì scorso dagli abitanti di Xiaomeichen – un villaggio vicino – con fucili "casalinghi" ed esplosivi. Le vittime degli scontri sono al momento ricoverate negli ospedali di Zhanjiangh in condizioni stabili.

Un rappresentante ufficiale della città di Wuchuan – la capitale del distretto in cui sono avvenuti gli scontri – ammette le violenze "avvenute fra villaggi storicamente rivali" e aggiunge che le cause "sono al momento oggetto di indagini". La polizia ha sequestrato, nel corso di queste indagini, tre armi da fuoco casalinghe ed ha stanziato un gruppo di agenti a guardia dei confini dei villaggi. Le violenze sembrano essere nate da una disputa su un progetto di costruzione di una strada.

Gli abitanti di Dameichen dicono di essere stati provocati ed accusano i rivali di Xiaomeichen di "essersi preparati in segreto da settimane per la guerra", ma accusano anche le forze dell'ordine. "I nostri rivali – dice un abitante – hanno messo da parte armi ed esplosivo per settimane. Alcuni dei nostri li hanno visti introdurre di nascosto le armi illegali nei loro depositi ed hanno denunciato la cosa alla polizia, che non ha fatto nulla". "Erano vestiti con delle uniformi della polizia, blindate – aggiunge – ed in testa avevano elmetti di ferro. Dove hanno preso queste cose? E' evidente che i loro capi hanno dei contatti con la polizia".

"E' da molte settimane – dice un abitante della città di Huangpo – che sentiamo delle voci secondo cui nella zona si preparava un attacco. Abbiamo visto i cittadini di Xiaomeichen esercitarsi con le armi: le loro mogli ed i loro bambini sono stati mandati via". "Era evidente – conclude – che qualcosa stava per succedere e noi lo abbiamo detto alle autorità, che ci hanno ignorato". Gao Yongyuan, segretario del Partito comunista locale, ha visitato i due villaggi nel tentativo di mediare la pace, ma si è allontanato subito dopo aver fallito nel compito.

"La sanguinosa battaglia fra questi due villaggi – dice un esperto - è l'ultimo incidente in ordine di tempo a rafforzare l'impressione che Pechino stia perdendo il controllo delle zone rurali della Cina, abitate da oltre 900 milioni di persone. Anche se le ragioni degli scontri in queste zone sono diverse e complicate, le politiche agricole del governo sono sempre al primo posto".

Ogni anno, continua l'analista, la leadership mette l'agricoltura al "primo posto nella priorità del lavoro", ma la realtà vede un governo che investe pochi soldi e prende provvedimenti inadeguati, tassa la popolazione in modo esorbitante e la fa comandare da ufficiali corrotti. Questo spiega in parte perché il piano presentato lo scorso anno da Hu Jintao di costruire una "nuova campagna socialista" è stato accolto "con un misto di ottimismo e cinismo".

Mentre rimane poco chiaro in cosa consista questo piano, infatti, Hu e gli altri leader cinesi continuano a parlare di "politiche più favorevoli, maggiori investimenti e meno tasse" nelle campagne per i prossimi cinque anni. Per gli osservatori più cinici, il piano fallirà: fino a che il governo non si deciderà a privatizzare la terra, la situazione agricola andrà sempre peggio. Pechino ha più volte respinto al mittente il suggerimento, perché – conclude - "dicono che la privatizzazione delle terre va nella direzione opposta rispetto al socialismo".

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