02/03/2011, 00.00
THAILANDIA
Invia ad un amico

Traffico di madri vietnamite “in affitto”, fermata organizzazione thai

di Weena Kowitwanij
La società “Baby 101” offriva uteri e neonati tramite il proprio sito web. Le donne, tutte vietnamite, venivano pagate circa 5mila dollari a bambino. Il rimpatrio in Vietnam dovrebbe avvenire entro la prossima settimana.
 Bangkok (AsiaNews) – La polizia di Bangkok ha smascherato un’organizzazione thai che obbligava donne vietnamite ad avere bambini per poi venderli. Le forze dell’ordine si sono mosse dopo che alcune di queste donne hanno contattato l’Ambasciata del Vietnam rivelando i traffici di cui erano vittime. I membri del gruppo “Baby 101”, questo il nome della società, sono ora agli arresti con l’accusa di traffico di esseri umani. Jurin Laksanawisit, ministro della Sanità, ha definito il giro d’affari “illegale e inumano”. E ha aggiunto che in alcuni casi “è come se queste donne siano state stuprate”. Queste donne accettavano di affittare il proprio utero in cambio di denaro, perché provenienti da famiglie molto povere.

Il generale Pansak Kaseamsant, vice commissario dell’Ufficio immigrazione, ha spiegato che “la società Baby 101 forniva madri in affitto prendendo ordini via mail e telefono attraverso il proprio sito internet”. Le pagine web mostravano foto di donatori di bell’aspetto, case eleganti e cliniche di lusso dotate di giardini e piscine. Gli “acquirenti” erano coppie – anche straniere – che non potevano avere figli.

Il ministro Laksanawisit, dopo aver fatto visita a una “mamma” ricoverata all’ospedale pubblico della provincia di Minburi, ha dichiarato che “la donna, di 31 anni, ha confessato di aver affittato il suo utero per 5.500 dollari: la sua famiglia è molto povera, e le era stato promesso un facile guadagno”. I responsabili di Baby 101 garantivano a queste donne la legalità di tale pratica. In realtà, appena arrivate in Thailandia sequestravano loro i passaporti, e minacciavano chi cambiava idea di dover pagare un risarcimento di 1000 dollari.

Le vittime di questa tratta si trovano ora al sicuro nella residenza “Kredtrakarn”, un centro di protezione e sviluppo occupazionale nella provincia di Nonthaburi. Issara Somachai, ministro per lo Sviluppo sociale e la sicurezza umana in Thailandia, ha fatto loro visita e ha dichiarato: “Quindici vietnamite sono ora nella Baan Kredtrakarn [nome con cui è conosciuto il centro]. Sette di loro sono incinte. Altre due hanno già partorito – un neonato è di un mese, l’altro di appena sette giorni. Insieme a loro, anche altre sei ragazze non in stato di gravidanza”. Somachai ha spiegato: “Queste donne vogliono tornare in Vietnam insieme ai bambini. Tutte affermano di essere alla prima ‘esperienza’ come madri surrogate”.

Il 1° marzo scorso il ministro della Salute Laksanawisit ha incontrato i rappresentanti del ministero per lo Sviluppo sociale e la sicurezza umana, il Consiglio medico e il Royal College di ostetricia e ginecologia per decidere del futuro di queste donne. Al termine dell’incontro, il Ministro ha dichiarato che “queste madri verranno rimandate a casa la prossima settimana, con la collaborazione del ministero degli esteri thailandese e l’Ambasciata del Vietnam in Thailandia, secondo il protocollo d’intesa vigente tra i due Paesi”.
Invia ad un amico
Visualizza per la stampa
CLOSE X
Vedi anche
Phnom Penh, liberate madri surrogate. Ad una condizione: crescere i figli
16/05/2019 11:44
Utero in affitto in India: un affare economico, ma un rompicapo morale e legislativo
21/12/2009
La gemella di "baby Gammy" rimarrà in Australia. Anche se il padre ha trascorsi da pedofilo
15/04/2016 12:21
La Chiesa thai combatte contro l’utero in affitto
19/01/2016 13:00
Thailandia, madre surrogata rifiuta di affidare la figlia ad una coppia omosessuale
25/07/2015