30/05/2020, 11.18
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Trump: Cancellare il trattamento speciale per Hong Kong

È la risposta degli Usa alla legge sulla sicurezza per la città voluta dalla Cina. Washington sanzionerà i funzionari cinesi che eroderanno l’autonomia di Hong Kong. Previsti controlli alle importazioni e ai visti di ingresso. Chris Patten: “Ci sarà una fuga di capitali e persone”. Per la Ue, le sanzioni non risolveranno i problemi con Pechino.

Hong Kong (AsiaNews) – Gli Stati Uniti avvieranno le procedure per cancellare i privilegi commerciali e finanziari finora riconosciuti a Hong Kong. È quanto ha annunciato ieri il presidente Usa Donald Trump in risposta alla legge sulla sicurezza per la città voluta dalla Cina.

Il nuovo provvedimento è stato approvato il 28 maggio dall’Assemblea nazionale del popolo, il parlamento cinese. Esso punisce gli “atti” e le “attività” che mettono in serio pericolo la sicurezza nazionale. Gli abitanti di Hong Kong potranno essere arrestati per sovversione, secessione, terrorismo e collaborazione con forze straniere che interferiscono negli affari della città.

Washington giustifica la sua mossa con il fatto che la nuova normativa viola il principio “un Paese, due sistemi”, su cui si fonda l’autonomia dell’ex colonia britannica dalla madrepatria cinese. La dichiarazione congiunta sino-britannica del 1984, che ha regolato il passaggio di Hong Kong dalla sovranità di Londra a quella di Pechino nel 1997, prevede che la città conservi il suo sistema di governo liberale fino al 2047.

L’amministrazione Trump imporrà inoltre sanzioni ai funzionari cinesi e di Hong Kong che con le loro azioni eroderanno l’autonomia della città. Il governo Usa introdurrà controlli più serrati ai visti di ingresso (soprattutto per gli studenti), alle importazioni e rivedrà gli accordi in tema di estradizione.

Teresa Cheng, segretario alla Giustizia di Hong Kong, ha condannato la decisione degli Stati Uniti, definendola una violazione delle norme internazionali, in quanto contraria al principio di “non interferenza” negli affari interni di un altro Stato.

Le autorità cittadine minimizzano i problemi per le sanzioni commerciali minacciate da Washington. Esse notano che le esportazioni verso gli Stati Uniti coprono solo lo 0,1% dell'export complessivo di Hong Kong.

Per diversi osservatori, l’imposizione della nuova legge, e la risposta degli Usa, rischiano però di far perdere a Hong Kong la sua posizione di centro finanziario globale. Chris Patten, l’ultimo governatore britannico della città, crede che l’incertezza sul futuro di Hong Kong porterà a una fuga di capitali e persone.

Hong Kong è il raccordo finanziario tra le economie occidentali e quella cinese. Circa metà degli investimenti esteri della Cina passa attraverso le banche della città, dove hanno sede 2200 imprese europee, 1400 giapponesi e 1344 statunitensi.

I forti interessi commerciali in gioco hanno spinto l’Unione europea ad adottare un approccio più cauto rispetto a quello degli Usa.  Josep Borrell, capo della diplomazia europea, ha espresso ieri la forte preoccupazione della Ue per l’adozione della nuova normativa per Hong Kong. Borrell nota che il provvedimento è contrario agli impegni internazionali assunti dalla Cina, ma sottolinea anche che le sanzioni non risolveranno i problemi con Pechino. La Ue punta a concludere entro l’anno un grande accordo sugli investimenti con il gigante asiatico, le cui trattative si trascinano dal 2013.

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