01/09/2016, 12.25
UZBEKISTAN
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Uzbekistan, forse morto Karimov. Il discorso per l’Indipendenza letto da un presentatore

Islam Karimov è ricoverato da tre giorni per emorragia cerebrale. Per tradizione, le condizioni di salute del presidente sono avvolte dalla più assoluta segretezza. Se fosse confermata la morte, il Paese dovrebbe andare a nuove elezioni entro tre mesi. I nomi dei “papabili” successori al trono.

Tashkent (AsiaNews) – Oggi si celebra in Uzbekistan il 25mo anniversario dell’Indipendenza, mentre da alcuni giorni si susseguono voci sulla presunta morte del presidente Islam Karimov, ricoverato per emorragia cerebrale. Il suo discorso alla nazione, che da anni veniva pronunciato in maniera orgogliosa dal capo dello Stato, ieri è stato letto da un presentatore televisivo. L’episodio aumenta i sospetti sulla morte del dittatore, alla guida del Paese dal 1989, cioè ancor prima che lo Stato ottenesse l’indipendenza dall’ex Unione Sovietica nel 1991.

Islam Karimov, 78 anni, è ricoverato in ospedale dal 28 agosto. Da sempre le notizie sulle sue condizioni di salute sono state avvolte dal riserbo più assoluto, per non danneggiare la sua immagine. Questa volta però è stata la stessa figlia, Lola Tillyaeva-Karimova, ad annunciare il ricovero del padre. Sul suo profilo Instagram, la donna ha scritto che le condizioni di Karimov “sono considerate stabili” e ha invitato tutti ad “astenersi dalle speculazioni”.

Il fatto che sia stata la stessa figlia del presidente a parlare della malattia del padre porta gli esperti a ritenere che la situazione sia più grave di quanto si voglia far intendere. Nel caso fosse confermato il suo decesso, la Costituzione prevede che il capo del Senato assuma le funzioni ad interim del presidente e che nell’arco di tre mesi si svolgano nuove elezioni.

Karimov domina la politica uzbeka dal 1989, quando è emerso come leader del Partito comunista. L’anno successivo è stato eletto presidente e nel 1991 il Paese ha ottenuto l’indipendenza. Grazie al suo pugno di ferro è riuscito a far allungare il mandato presidenziale due volte (1995 e 2002) e ad essere rieletto in altre due tornate (2007 e 2015). Durante l’ultima votazione del marzo 2015, contestata dagli osservatori internazionali, ha ottenuto oltre il 90% dei consensi.

Il presidente, come i colleghi delle ex Repubbliche sovietiche, è noto per la repressione di tutte le forme di dissenso: attivisti sociali, politici e giornalisti che denunciano lo sfruttamento dei bambini nei campi di cotone, il controllo sui mezzi d’informazione e altri aspetti della vita vengono arrestati, torturati e costretti al silenzio. L’Uzbekistan è inoltre al 166mo posto (su 174) nella classifica dei Paesi più corrotti al mondo e al 166mo (su 180) tra quelli che più limitano la libertà di stampa.

Mentre la figlia Lola ha scritto ieri sul profilo Facebook che i numerosi messaggi di auguri della popolazione “stanno aiutando la ripresa” del presidente, da giorni si alternano i nomi dei successori al trono, dopo che nel 2014 la principale candidata, la figlia prediletta Gulnara, è stata travolta da uno scandalo sulla corruzione di compagnie telefoniche internazionali.

Dopo la caduta in disgrazia della donna, è emersa la figura di Lola, ambasciatrice dell’Uzbekistan presso l’Unesco a Parigi. In questi giorni si rincorrono i nomi di altri tre “papabili” successori al trono: quello del primo ministro Shavkat Mirziyaev, 58 anni, in carica dal 2003, considerato da molti ancora più repressivo di Karimov; Rustam Azimov, 56 anni, ministro delle Finanze ed esperto di esteri; Rustam Inoyatov, 72 anni, capo della Commissione per la sicurezza nazionale, il meno sicuro tra i tre.

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