16/02/2015, 00.00
INDIA

Varanasi, leader spirituali: Diversità religiosa, fondamento di pace e dialogo

di Nirmala Carvalho
Per i 50 anni della dichiarazione conciliare "Nostra Aetate" personalità cristiane, musulmane, indù, buddiste e giainiste si sono incontrate nella città sacra indiana. Mons. Machado: "È necessario e possibile partecipare al dialogo rispettando le differenze tra credo, e per questo diventare più aperti gli uni verso gli altri". Vescovo di Pune: "Impariamo a convivere in pace".

Mumbai (AsiaNews) - Si è concluso oggi a Varanasi un raduno interreligioso di leader spirituali cristiani, musulmani, indù, buddisti e giainisti, organizzato per "celebrare la diversità religiosa per promuovere un mondo di pace e amore". Occasione dell'incontro (14-16 febbraio) è stata la celebrazione del 50mo anniversario della promulgazione della dichiarazione conciliare Nostra Aetate (28 ottobre 1965). Presente in qualità di presidente dell'Ufficio per il dialogo interreligioso per la Conferenza episcopale indiana (Cbci) e dell'Ufficio per gli Affari ecumenici e interreligiosi della Federazione delle Conferenze episcopali asiatiche (Fabc), mons. Felix Machado dichiara ad AsiaNews: "Lo scopo e l'obiettivo del nostro dialogo a Varanasi è diffondere un messaggio di pace, che è il 'bene primario dell'umanità'".

Alla tre giorni ha partecipato una delegazione vaticana composta da tre membri del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, tra cui mons. Thomas Dabre, vescovo di Pune (Maharashtra). Sempre in rappresentanza della comunità cristiana, oltre a mons. Machado erano presenti mons. Albert D'Souza, arcivescovo di Agra e segretario generale della Cbci e mons. Peter Parapallil, vescovo di Jhansi e presidente della Commissione per il dialogo interreligioso del Consiglio regionale dei vescovi di Agra (Arbc). Anche mons. Salvatore Pennacchio, Nunzio apostolico in India, ha partecipato al raduno.

La scelta di riunirsi a Varanasi ha un significato preciso. "Essa - sottolinea mons. Machado, che è vescovo di Vasai - è una città sacra dove persone di tutte le religioni vivono in armonia. Credenti indù e buddisti, i nostri fratelli musulmani e anche una considerevole comunità giainista: tutti coesistono con reciproca tolleranza, da generazioni".

"L'Asia - spiega il presule - continua a riflettere la diversità religiosa del pianeta. Il dialogo interreligioso non è qualcosa di nuovo che appartiene alla Chiesa, ma è parte della fede cristiana. Stiamo commemorando il giubileo d'oro della Nostra Aetate, nella quale si afferma che la Chiesa 'esorta i suoi figli affinché, con prudenza e carità, per mezzo del dialogo e della collaborazione con i seguaci delle altre religioni, [...] riconoscano, conservino e facciano progredire i valori spirituali, morali e socio-culturali che si trovano in essi".

"L'esperienza dell'umanità condivisa e della comunione dell'umanità - prosegue - costituiscono il fondamento teologico di base del dialogo interreligioso. È necessario e possibile partecipare al dialogo rispettando le differenze tra credo, e per questo diventare più aperti gli uni verso gli altri".

Parlando con AsiaNews, mons. Dabre dichiara: "Le differenze possono condurre a esperienze bellissime. Tuttavia, anche se celebriamo la diversità, dobbiamo guardarci da chi dice che il relativismo è, a sua volta, eclettismo e sincretismo. Al contrario, dobbiamo riconoscere le nostre differenze e imparare a convivere con esse".

 

 

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