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» 14/08/2008 10:19
IRAN
Via libera dai mullah per uccidere Shirin Ebadi?
La denuncia prende spunto dall’accusa lanciata da fonti ufficiali che il premio Nobel per la pace sia divenuta Bahai. Ciò, per il Codice penale iraniano, la rende meritevole di morte e chi la uccidesse non verrebbe punito.

Teheran (AsiaNews) - E’ in pericolo la vita di Shirin Ebadi, l’iraniana premio Nobel per la pace nel 2003, finora impavida nel denunciare l’oppressione dei diritti umani nel suo Paese. L’allarme viene da Rooz, sito di esuli iraniani, che lo desume dalla “denuncia” fatta giorni fa dall’agenzia ufficiale Irna, che la Ebadi e sua figlia, studente nella McGill University in Canada, stanno aderendo ai Bahai. I Bahai sono un gruppo religioso considerato una sorta di eresia islamica e perseguitato.
 
L’accusa, secondo Rooz, è una trappola che in realtà nasconde il disegno di provocare la morte della donna o, quanto meno, di spaventarla a tal punto da farle cessare la sua attività a favore dei diritti umani, o lasciare il Paese.
 
La spiegazione viene data sulla base del Codice penale iraniano. L’articolo 226 prevede che l’uccisione di una persona è sottoposta al 'Ghesas', ossia alla punizione dovuta, “solo se la vittima non era meritevole di morte sulla base della Sharia, e se la vittima meritava la morte, l’assassino deve provarlo in tribunale”. Ora, come è noto, per la legge islamica l’apostata, ossia chi abbandona l’islam, merita la morte. E la conversione alla fede Bahai pone la Ebadi in tale condizione.
 
Non basta. Un’appendice dell’articolo 295 dello stesso Codice prevede che se una persona ne uccide un’altra in quanto sospetta che la vittima meriti la morte, e ciò è provato in tribunale, qualora in seguito si chiarisca che non lo meritava, l’assassinio è considerato accidentale (colposo) e l’autore deve pagare solo il “debito di sangue”, ossia risarcire la famiglia. Se invece l’assassino prova che la vittima meritava la morte, non deve pagare neppure il “debito di sangue” e non va incontro ad alcuna pena.
 
E’ alla luce di tali norme che l’articolo deduce in primo luogo che “vogliono convincere forze ignoranti della necessità di uccidere Shirin Ebadi. Ogni musulmano che le toglie la vita non sarà punito e forse andrà in paradiso”. In secondo luogo”vogliono spaventarla perché abbandoni ogni attività a favore dei diritti umani o anche lasci il Paese”.

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