09/10/2014, 00.00
VIETNAM
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Vietnam, intellettuale cattolico in carcere "trattato come uno schiavo"

Francis Dang Xuan Dieu, condannato per il suo attivismo, ha subito per mesi percosse e umiliazioni dagli altri prigionieri. Dietro gli abusi, il rifiuto di indossare la divisa del carcere con la scritta “criminale”. Il fratello lancia un appello perché venga sottratto “a quell’inferno”. La famiglia ha potuto incontrarlo solo una volta. 


Hanoi (AsiaNews) - L'ingegnere e intellettuale cattolico Francis Dang Xuan Dieu, condannato per il suo attivismo e prigioniero politico nelle carceri vietnamite, in cella subisce percosse, umiliazioni ed è trattato alle stregua di uno "schiavo". La denuncia arriva dal fratello e da un compagno di prigione ora libero, secondo cui dietro le violenze vi è il rifiuto opposto dall'uomo di indossare la divisa del carcere. Le autorità hanno inoltre impedito alla famiglia di incontrarlo, dopo che l'attivista aveva scritto una lettera di denuncia in cui raccontava gli abusi subiti. "Lo stanno trattando malissimo" afferma il fratello Dang Xuan Ha in un'intervista a Radio Free Asia (Rfa), che auspica un movimento di pressione internazionale perché egli "venga portato via da quell'inferno". "Dieu ha sempre ribadito di essere innocente - continua il fratello - per questo non intende indossare una divisa che reca impressa la parola 'criminale'". 

Su richiesta dei familiari, i cattolici di Ho Chi Minh City - in particolare i Padri redentoristi - hanno promosso in passato iniziative di preghiera e campagne di solidarietà per chiederne la scarcerazione. Egli è stato arrestato nel luglio 2011 e condannato nel 2013 a 13 anni di prigione, più altri cinque di sorveglianza. Assieme ad altri cristiani, è stato processato dal tribunale provinciale di Nghệ An per aver cercato di "rovesciare il governo del popolo" e di aver "violato l'art. 79 del Codice penale".

In passato Francis Dang Xuan Dieu - appartenente alla diocesi di Vinh e membro del gruppo Viet Tan, bollato come illegale da Hanoi - ha guidato le proteste dei nazionalisti vietnamiti contro la politica "imperialista" di Pechino nel mar Cinese meridionale. Egli si è inoltre battuto per la scolarizzazione dei bambini, in particolare dei poveri, e contro lo sfruttamento intensivo delle miniere di bauxite negli Altipiani centrali. L'intellettuale cattolico ha promosso anche campagne di sensibilizzazione per la liberazione del prigioniero politico Cù Huy Hà Vũ, del professor Phạm Minh Hoàng e di altri detenuti imprigionati per reati di opinione. 

Dall'inizio del periodo detentivo, la famiglia ha potuto incontrarlo una sola volta; intanto le guardie delle prigioni in cui è stato rinchiuso hanno lasciato - per mesi - che l'attivista cattolico venisse picchiato dagli altri carcerati, che lo trattavano come uno "schiavo". Egli non ha accesso a ventilatori per refrigerarsi dal caldo o acqua potabile e ha dovuto posare come "modello" per ritratti in cui viene rappresentato "mezzo uomo e mezza bestia" da parte degli altri prigionieri. Per questo ha promosso uno sciopero della fame, chiedendo un regime di detenzione più "umano". 

In Vietnam è in atto una campagna durissima del governo contro dissidenti, blogger, leader religiosi (fra cui buddisti), attivisti cattolici o intere comunità come successo nella diocesi di Vinh, dove si è assistito a una campagna diffamatoria e attacchi mirati contro vescovo e fedeli. La repressione colpisce anche singoli individui, colpevoli di rivendicare il diritto alla libertà religiosa e al rispetto dei diritti civili dei cittadini. Solo nel 2013, Hanoi ha arrestato decine di attivisti per crimini "contro lo Stato", in base a una norma che gruppi pro diritti umani bollano come "generiche" e "vaghe". Con oltre sei milioni di fedeli, il cattolicesimo è la seconda religione per importanza e numero di fedeli nel Paese, dopo il buddismo. Da tempo sono in atto controversie con Hanoi, nella maggioranza dei casi per questioni legate a proprietà terriere o beni ecclesiastici che il governo vuole requisire. 

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