06/02/2014, 00.00
ASIA - STATI UNITI
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Washington a Pechino: Modificate le rivendicazioni sul mar Cinese meridionale

Un alto funzionario del governo statunitense invita il governo cinese a cooperare per una “soluzione pacifica” delle tensioni nella regione Asia-Pacifico. Le pretese del governo cinese sono fonte di “crescente preoccupazione” e alimentano “incertezza”. Esperti Usa: “senso del destino” nella storia e nel mondo dietro l’aggressività di Pechino.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) - Un alto funzionario statunitense invita Pechino a "chiarire" o a "modificare" le proprie rivendicazioni territoriali nel mar Cinese meridionale, area da tempo al centro di una controversia con diverse altre nazioni della regione Asia-Pacifico. Washington auspica una "soluzione pacifica" alle tensioni in uno dei punti più caldi e controversi di tutto il continente asiatico, secondo quanto stabilito dal diritto internazionale. Daniel Russel, esperto di Asia dell'est alla Segreteria di Stato, critica Pechino per la cosiddetta "lingua di bue" che delimiterebbe i possedimenti della Cina nell'area e non nasconde "crescenti preoccupazioni" per il "modello di comportamento" sinora adottato.  "Qualsiasi rivendicazione cinese - ha sottolineato il diplomatico Usa - in merito a diritti marittimi, che non si fonda su caratteristiche del terreno ben precise, appare privo di fondamento in base al diritto internazionale".

Daniel Russel sostiene inoltre l'azione delle Filippine, che ha deciso di sottoporre la vicenda all'attenzione del tribunale delle Nazioni Unite, una mossa compiuta lo scorso anno e che ha scatenato reazioni durissime in Cina, per ritrovare una soluzione "pacifica e non coercitiva". Pechino manca di "chiarezza", conclude l'alto funzionario statunitense, e ha alimentato "incertezza" nella regione e pesanti "limiti" nel tentativo di trovare una risposta comune. 

La presa di posizione di Washington è segno di un crescente interventismo degli Stati Uniti nella controversia che interessa il mar Cinese meridionale, sempre più vicino a Paesi come Filippine (o Giappone nel mar Cinese orientale, altro fronte "caldo" della Regione) in opposizione - se non aperto contrasto - con Pechino. Tuttavia, pur sostenendo una stretta collaborazione militare con Tokyo e Manila, il Dipartimento di Stato Usa ha sempre dichiarato di non voler prendere posizione nella controversia sulla sovranità territoriale in questo punto strategico dell'Asia, fulcro dei commerci e ricco di materie prime. 

Di contro, Pechino non arrestar di un passo in merito alle rivendicazioni territoriali e attaccano in modo aperto quanti criticano la propria politica. Ieri l'agenzia ufficiale Xinhua ha bollato come "disgraziato" e definito un "politico dilettante, ignorante in materia di storia e attualità" il presidente filippino Benigno Aquino. La durissima nota dell'agenzia di Pechino è una risposta alle affermazioni di Manila, che ha equiparato la Cina alla Germania nazista per le pretese territoriali in Europa prima della Seconda guerra mondiale. 

Del resto anche analisti ed esperti di politica internazionale parlano di "senso del destino" dietro l'atteggiamento aggressivo di Pechino nelle controversie territoriali, in particolare quelle che riguardano il mar Cinese orientale. Il giudizio arriva da James Clapper, direttore dell'Intelligence americana, secondo cui la Cina ha impresso una accelerazione impressionante alla corsa agli armamenti, per rispondere alla potenza statunitense. Pechino ha un'idea precisa e "aggressiva" del "destino" che ricopre nella storia del mondo, aggiunge Clapper, il quale non esclude che le tensioni nei mari siano il viatico di un futuro - nemmeno troppo lontano - conflitto di larga scala. 

Nel Mar cinese orientale la Cina lotta da tempo col Giappone per la sovranità sulle isole Senkaku/Diaoyu; con le Filippine lotta per le Scarborough Shoal. Nel Mar Cinese meridionale Pechino si vuole arrogare la sovranità delle Spratly e delle isole Paracel, oggetto di rivendicazioni territoriali dei governi di Vietnam, Brunei, Filippine, Malaysia e Taiwan. Le isole, quasi disabitate, sono assai ricche di risorse e materie prime. L'egemonia riveste un carattere strategico per il commercio e lo sfruttamento di petrolio e gas naturale nel fondo marino, in un'area strategica per il passaggio dei due terzi dei commerci marittimi mondiali. 

 

 

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