05/03/2013, 00.00
VATICANO - CINA
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Xi Jinping: la politica del pendolo verso la Chiesa e il Vaticano

di Bernardo Cervellera
Il nuovo segretario generale del Partito - che a giorni sarà confermato presidente - ha suscitato molte speranze, ma la sua politica fa un passo avanti e uno indietro: i laojiao non sono stati eliminati; la corruzione si accresce; le riforme tanto annunciate tardano; vescovi e sacerdoti rimangono in prigione. Un segno positivo, l'articolo di Global Times sul papa e un'intervista a p. Lombardi. Ma la religione rimane all'ultimo posto nelle preoccupazioni della leadership.

Roma (AsiaNews) - In questi giorni di Sede vacante e in attesa del nuovo papa, molti domandano a che punto sono i rapporti fra Cina e Vaticano. "Tutto è fermo e non si muove nulla", ha sintetizzato un sacerdote di Shanghai. Egli intende sia la situazione generale, sia quella della Chiesa cattolica nella grande metropoli sulla foce del fiume Huang Pu. Dall'ottobre scorso il seminario regionale è chiuso e i seminaristi di teologia stanno perdendo un anno di studi; l'ordine delle suore della Presentazione è stato obbligato a cambiare la superiora generale. Tutto ciò a causa della simpatia di seminaristi e suore verso il vescovo ausiliare Taddeo Ma Daqin, dallo scorso luglio agli arresti domiciliari.

Il blocco delle attività della diocesi di Shanghai è avvenuto perché mons. Ma, appena dopo la sua ordinazione - voluta dal governo e della Santa Sede - ha dichiarato in pubblico che sarebbe uscito dall'Associazione patriottica (Ap) perché d'ora in poi il suo lavoro pastorale, come vescovo, lo avrebbe assorbito totalmente.

L'Ap è l'organizzazione che controlla la vita delle comunità cristiane ed ha fra i suoi scopi quello di edificare una Chiesa indipendente dal Vaticano e dal papa. Benedetto XVI, nella sua Lettera ai cattolici cinesi, l'ha definita "inconciliabile con la dottrina cattolica".

Fino all'ordinazione di mons. Ma, molti vescovi della Chiesa ufficiale hanno cercato di mettere insieme la fedeltà al papa e l'appartenenza formale all'Ap. Negli ultimi anni l'Ap ha preteso sempre di più dai "propri" vescovi, obbligandoli spesso a compiere gesti contrari alla comunione col pontefice: ordinazioni episcopali illecite, senza il mandato papale; proclami di indipendenza della Chiesa; riunioni di ammaestramento che durano mesi, tenendo lontani i pastori dai loro compiti religiosi.

Nel timore che la decisione di mons. Ma Daqin possa fare scuola,  l'ufficio per gli affari religiosi (Amministrazione statale per gli affari religiosi) obbliga il vescovo all'isolamento: non può portare le insegne episcopali, non può celebrare la messa con altri sacerdoti e fedeli; gli è stato strappato il titolo di vescovo di Shanghai.

L'isolamento del giovane vescovo - che gode del sostegno e della preghiera dei fedeli della diocesi - è ancora più grave perché il vescovo di Shanghai, mons. Aloysius Jin Luxian, 96 anni, è molto malato e da mesi è ricoverato in ospedale. In tal modo, tutto il lavoro pastorale, i programmi, i raduni sono congelati. 

Lo scorso novembre, con la transizione del potere supremo da Hu Jintao a Xi Jinping, dalla Quarta alla Quinta generazione, diversi osservatori, cattolici e non, hanno nutrito speranze che la nuova leadership potesse cambiare le cose.

Molte volte, in questi mesi, Xi Jinping ha predicato contro la corruzione dei quadri del Partito, che mette a rischio la stessa sopravvivenza dell'apparato. Egli ha anche predicato il rispetto della costituzione e delle leggi, affermando che nessuno, nemmeno i membri del Partito, sono al di sopra delle leggi. Con tali credenziali, sono in molti a scommettere che "non appena prenderà tutto il potere", Xi Jinping "metterà a posto le cose" e inizierà un "periodo di riforme" anche politiche.

Xi Jinping, che ora è segretario generale del Partito e capo della Commissione militare centrale, diverrà anche presidente durante l'Assemblea nazionale del popolo, il parlamento cinese che si raduna una volta all'anno, che inizia il 5 marzo prossimo.

In questi mesi Xi Jinping si è mostrato interessato alle proposte di riforme di un gruppo di intellettuali attorno a Hu Deping. Nei giorni scorsi egli ha ricevuto una lettera aperta di un centinaio di intellettuali e attivisti, che chiedono maggior rispetto per i diritti umani e maggior rispetto per la costituzione.  Il problema è che tutti questi non mettono per nulla in dubbio il monopolio del potere del Partito comunista. Molti analisti vedono proprio in questo monopolio la causa di tutta la corruzione e delle tensioni sociali presenti in Cina.

Anche Xi Jinping, in questi mesi, non ha mai messo in discussione tale elemento. Anzi: la lotta alla corruzione, le riforme (soprattutto economiche), la sobrietà che egli predica servono a rafforzare questo monopolio, eliminando possibili contestazioni della popolazione alle prese con ingiustizie, miseria e inflazione galoppante.

Lo stallo sul monopolio rischia di essere un segno di stallo per tutto il resto. Nelle scorse settimane un responsabile dell'Ufficio di statistiche ha dichiarato che è tempo di rivedere la famigerata legge sul figlio unico, che sta creando squilibri demografici e penuria di manodopera, mettendo a rischio lo sviluppo economico del Paese. Ma quasi in contemporanea, il ministro del family planning ha affermato che la legge sul figlio unico "rimarrà in Cina ancora per molto".

Qualcosa di simile è avvenuto per i lavori forzati (laojiao). Questi lavori sono una pena amministrativa che la polizia - senza processo, senza spiegazione, senza avvisare le famiglie dei prigionieri - può comminare a  chiunque per motivi di sicurezza fino a tre anni. Le vittime più comuni di questa punizione sono cristiani - vescovi, sacerdoti, fedeli - , membri della Falun Gong, persone considerate "pericolose" per l'ordine sociale, come coloro che presentano petizioni alle autorità centrali.

Molti cristiani speravano che con l'eliminazione della "rieducazione attraverso il lavoro", sarebbero tornati a casa decine di sacerdoti della Chiesa sotterranea, come pure alcuni vescovi spariti da decenni nelle mani della polizia  (mons. Giacomo Su Zhimin, scomparso da 15 anni e mons. Cosma Shi Enxiang, arrestato e scomparso da 12 anni). Ma dapprima i giornali del Partito hanno diffuso la notizia che si voleva eliminare i laojiao; poi si è passati a dire che si vuole solo "riformarli". E sebbene alcuni dissidenti siano stati liberati mesi prima dello scadere della pena, fra loro non vi è alcun sacerdote o vescovo.

Negli ultimi mesi, alcune alte personalità vaticane hanno lanciato nuovi messaggi per riprendere il dialogo con Pechino, dopo i soprusi delle ordinazioni episcopali illecite di Harbin nel 2012 e di Leshan e Shantou nel 2011. Il card. Fernando Filoni ha diffuso un suo scritto, una specie di lettera aperta al governo cinese, in cui si domanda un passo positivo verso l'inizio di dialoghi allo stesso livello. Tali dialoghi dovrebbero preparare al riallacciamento dei rapporti diplomatici.

Ma anche qui vi sono segnali ambigui. A pochi giorni dalla fine del ministero petrino di Benedetto XVI, il giornale Global Times di Pechino, legato al Quotidiano del popolo, organo ufficiale del Partito, ha pubblicato un'intervista al direttore della Sala stampa vaticana, p. Federico Lombardi. L'intervista era preceduta da un articolo dal titolo "Le dimissioni del papa vedono i cattolici cinesi soffrire fra Dio e Cesare". All'interno si parlava con equilibrio della questione Cina-Vaticano e si difendeva il rapporto dei cattolici cinesi col papa perché il pontefice ha "un'influenza solo spirituale". Solo pochi giorni prima, il portavoce del ministero degli esteri, Hong Lei, aveva bollato il Vaticano come una potenza straniera, che deve smettere di "interferire negli affari interni della Cina" e che deve "rompere le relazioni con Taiwan".

Ma il punto più ambiguo è il fatto che alcuni vescovi illeciti e scomunicati sono stati eletti a cariche politiche, a membri della Conferenza Consultiva del popolo cinese, o rappresentanti presso il parlamento cinese. Un cattolico di Pechino commenta amaro: " Questa decisione facilita l'opportunismo di alcuni vescovi: è come suggerire che tradire il papa è la via più sicura per acquistare molti benefici: auto blu, soldi, potere, riconoscimento sociale".

Di fronte a questa politica "del pendolo", un cattolico della Chiesa sotterranea afferma: "Non bisogna farsi abbindolare dalla ricerca a tutti i costi delle relazioni diplomatiche. Noi cattolici viviamo la nostra fede e la nostra missione in ogni caso. Per adesso i nostri leader sono preoccupati da problemi che loro vedono più gravi: la transizione del potere nelle mani di Xi Jinping; l'economia; le tensioni sociali... La libertà di religione è all'ultimo posto della loro agenda".

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