A Seoul l'Expo del buddhismo guarda ai giovani con K-pop ed elettronica
L’ultima Seoul International Buddhism Expo ha registrato un successo senza precedenti, con oltre 250mila visitatori in quattro giorni. L’evento ha attratto soprattutto ragazze e ragazzi tra i 20 e i 30 anni, di cui quasi la metà non si dichiara religiosa. Mentre i dati ufficiali segnano un declino del buddhismo in Asia, al festival i templi si sono trasformati in veri e propri spazi culturali e di intrattenimento per rendere la fede più accessibile.
Seoul (AsiaNews) – L’ultima edizione del Seoul International Buddhism Expo ha chiuso i battenti in queste ore con un notevole successo: oltre 250mila visitatori in quattro giorni, un aumento del 25% rispetto all'anno scorso e un balzo del 185% rispetto al 2023. Un’affluenza che ha sorpreso non tanto per numeri assoluti, quanto per il profilo del pubblico: il 73% dei partecipanti aveva tra i 20 e i 30 anni, e quasi la metà si è dichiarata non religiosa.
L’evento ha mescolato tradizione e innovazione: dai DJ set che hanno trasformato il cortile del tempio Bongeunsa in una pista da ballo con tracce di musica elettronica remixate con i testi sacri, ai laboratori di meditazione, l’Expo del buddhismo ha puntato a rendere accessibile una religione che i giovani percepiscono come sempre più distante.
Il festival non ha richiamato solo fedeli, ma anche molti visitatori curiosi attratti dall’evento e dalle sue forme di intrattenimento. Oltre alle performance di danza K-pop a cui hanno preso parte anche i monaci, nel tempio si sono tenute anche sessioni di “matchmaking” per trovare l’anima gemella, oppure era possibile acquistare oggetti da collezione a tema buddhista, praticare vari tipi di meditazione o assistere alla cerimonia del tè. Esperienze che hanno contribuito a trasformare il tempio in un marketplace culturale.
Alcuni recenti dati pubblicati dal Pew Research Institute indicano un certo declino del buddhismo in Asia orientale: Cina, Corea del Sud e Giappone registrano una costante diminuzione tra i praticanti, soprattutto tra le nuove generazioni, che mantengono un legame culturale senza identificarsi come religiosi e per questo non si recano più attivamente nei luoghi sacri. “Iniziative come queste sono pensate per dare alle persone un motivo per entrare in templi che altrimenti non visiterebbero”, ha commentato un organizzatore.
Il Seoul International Buddhism Expo sembra aver provato ad andare incontro a questa realtà: non puntare solo alla devozione, ma alla curiosità e anche alla leggerezza dell’esperienza culturale. In questo modo i templi hanno potuto presentarsi come spazi vivi, frequentabili anche da chi non pratica, contribuendo a mantenere rilevante il buddhismo in un contesto di declino della fede tradizionale. Seoul dimostra che innovazione e cultura pop possono offrire nuove vie di coinvolgimento, senza rinunciare ai valori tradizionali.
Allo stesso tempo, però, alcuni monaci temono di trasformare il buddhismo in una moda passeggera tra i giovani: “Se ci concentriamo solo sull'attirare le persone senza un’adeguata preparazione, potremmo ottenere un risultato controproducente”, ha spiegato al Korea Herald un monaco dell’ordine coreano Taego. Per la monaca sudcoreana Dogyun del tempio Hyegwangsa, nota per i suoi approcci innovativi alla fede, invece, il buddismo è “libertà”. “Spesso si pensa che il buddismo debba essere silenzioso o serio”, ha detto. “Ma è un'idea sbagliata. Il buddismo è libertà, e questo include il modo in cui le persone la vivono e la esprimono”.





