25/05/2007, 00.00
TURKMENISTAN
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A Turkmenbashi continua la caccia al cristiano battista

Proseguono le persecuzioni contro i cristiani battisti nel Paese. Anche in Azerbaigian arrestato un pastore battista. Arresti per i giornalisti e chiusura delle redazioni dei giornali critici.

Ashgabat (AsiaNews/Agenzie) – Il 19 maggio a Turkmenbashi la polizia segreta ha arrestato Yevgeny Potolov, capo del Consiglio cittadino delle Chiese battiste. Persecuzioni anche contro i cristiani in Azerbaigian.

L’agenzia Forum 18 riferisce che si ignora l’accusa, anche se la  posizione di Potolov appare simile a quella di Vyacheslav Kalataevsky, il cristiano battista condannato il 14 maggio a 3 anni di campo di lavoro per essere tornato nel Paese senza permesso. A Potolov fu ritirato il permesso di soggiorno e fu espulso nel giugno 2001 per avere partecipato ad attività religiosa di un gruppo non registrato. E’ poi tornato nel Paese, dove era rimasta la sua famiglia.

La moglie di Kalataevsky, Valentina, racconta che il tribunale ha disposto il sequestro di alcuni loro mobili per non avere pagato una multa del 2004 di 250mila manat (7 euro) per avere tenuto servizi religiosi nella loro casa.

In Turkmenistan è proibita ogni attività dei gruppi religiosi non registrati, anche riunirsi per pregare. Il Consiglio delle Chiese battiste non chiede la registrazione, che ritiene utilizzata solo per un maggior controllo.

Giro di vite contro i cristiani battisti anche in Azerbaigian, dove il 20 maggio nel remoto villaggio di Aliabad (nordoccidentale distretto di Zakatala) la polizia ha interrotto la funzione del pastore Zaur Balaev e lo ha arrestato per “resistenza”. Ma i fedeli presenti – dice Forum 18 - negano che il pastore abbia opposto qualsiasi resistenza e parlano di un “tentativo di intimidazione”. La polizia contesta anche che il gruppo non è registrato.

L’Azerbaigian è anche criticato perché è il Paese dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) che ha il più alto numero di giornalisti ora detenuti, secondo l’agenzia Reporter senza frontiere. Sono anche stati chiuse con pretesti (come il mancato rispetto delle norme antincendio) le redazioni di giornali critici verso il presidente Jalal Aliyev, quali Realniy Azerbaijan e Gundelik Azerbaijian.

 

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