07/11/2006, 00.00
CINA
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A rischio il boom economico cinese: mancano manodopera e dirigenza

Le aziende della ricchissima provincia del Guangdong si sono ritrovate quest'anno senza 500mila operai e con dirigenti sempre meno preparati. Il fenomeno riguarda però tutto il Paese, che rischia di vedere il crollo del suo sistema economico.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Il colosso economico cinese, che guida l'ingresso dell'Asia nei mercati internazionali, si ritrova con un problema inaspettato: non ha più operai o dirigenti qualificati.

Il problema, che per ora mantiene dimensioni controllabili, diverrà preoccupante entro 15 anni: la popolazione invecchia e quella che dovrebbe essere la classe dirigente ha una preparazione sempre peggiore. Di conseguenza, gli investitori stranieri iniziano a guardare altrove.

Le aziende di tutta la Cina - la nazione più popolosa al mondo, il cui boom economico deriva in gran parte dal vantaggio di avere un enorme bacino di lavoratori a basso costo – hanno scoperto la questione solo quest'anno, quando si sono accorte che chi vive nelle città non vuole più lavorare a prezzi da sfruttamento e che i migranti, "motore" dell'economia nazionale, cercano sempre più di rimanere nelle campagne ed evitare le zone industriali urbane.

Uno studio recente condotto dall'Istituto McKinsey Global mostra che il problema, segnalato per la prima volta nel 2004, è già divenuto "di grandi proporzioni". Ad esempio, è aumentato il costo del lavoro in un momento in cui sono però in crescita anche i beni manifatturieri: questi fattori indeboliscono la competitività dei prodotti cinesi nel mercato mondiale e costringe gli investitori a spostare la loro attenzione su India, Vietnam e Bangladesh.

Le industrie cinesi sono state costrette ad aumentare le paghe minime del 30 %, arrivando ad un prezzo pari a 75/85 dollari al mese: questa cifra rappresenta 3 mesi di salario per un operaio bangladeshi.

La mancanza di manodopera è più acuta proprio nelle province che esportano di più: il delta del fiume delle Perle, che rifornisce Hong Kong, e quello del fiume Yangtze, bacino di utenza di Shanghai. Ad esempio, quest'anno la sola città di Shenzhen si è trovata con 300mila lavoratori in meno, mentre secondo i dati del governo le fabbriche della ricchissima provincia meridionale del Guangdong contano 500mila assenze e quelle del Fujian altre 300mila.

Un esperto di risorse umane locali spiega che "solo pochi anni fa milioni di giovani si recavano nella città per trovare un qualunque lavoro, con qualunque salario, mentre ora se cerchiamo 5 persone, forse se ne presenta una. Questo problema riguarda tutti".

I fattori che provocano questo fenomeno sono diversi:

1) Seguendo l'espansione economica, la domanda di manodopera si è ampliata nel corso degli ultimi anni, rendendo così molto facile scegliere  un impiego migliore vicino casa.

2) Lo scoraggiamento nei giovani per i salari irrisori, le tasse di residenza ed un lungo orario di lavoro ormai richiesti da ogni azienda. I giovani preferiscono rimanere nelle campagne, rese ancora più appetibili dagli sgravi fiscali previsti ormai dal governo per i contadini.

3) La politica di Pechino che intende ridurre le distanze economiche fra le province ha creato una maggiore espansione in zone prima economicamente depresse, che ora si ritrovano con infrastrutture e fondi che attraggono i lavoratori delle zone vicine.

4) A differenza delle vecchie generazioni – che cercavano un lavoro senza avere requisiti particolari – i nuovi giovani sono ambiziosi e studiano proprio per non venire sfruttati come operai a basso costo. Questo fattore trova conferma nell'aumento del numero degli studenti universitari: lo scorso anno, 14 milioni di cinesi si sono iscritti a campus privati o pubblici, contro i 4,3 milioni del 1999.

5) La politica del figlio unico in vigore nel Paese dal 1979, che ha prodotto un invecchiamento della popolazione. Questo si nota ancora di più nelle grandi città come Shanghai, dove nel 2020 il 30 % della popolazione avrà più di 60 anni. Allo stesso modo, in 5 anni diminuirà del 17 % - da 124 a 103 milioni - la fascia di giovani fra i 15 ed i 19 anni.

I problemi dello sviluppo cinese non si limitano alla carenza di manovalanza. Moltissime aziende, pubbliche e private, non riescono a trovare nemmeno giovani di talento su cui puntare per la creazione di una nuova classe dirigente. Questo fattore è evidente ancora a Shanghai, che lo scorso anno ha dovuto aprire delle "fiere del lavoro locale" in America per convincere espatriati e cinesi d'oltremare a tornare a lavorare in patria.

Altri studiosi fanno notare che in Cina vi è carenza di dirigenti. La continua espansione dell'economia  può essere affrontata solo con 75mila dirigenti qualificati. Al momento, in Cina ve ne sono circa 5mila, dei quali solo un piccolo gruppo riesce a superare gli standard internazionali perché caratterizzati da scarsa conoscenza dell'inglese e dalla mancanza di esperienze.

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