Accordi tra Hanoi e Delhi: ultimo successo diplomatico di To Lam
Il Vietnam e l’India puntano ad aumentare gli scambi commerciali fino a 25 miliardi di dollari entro il 2030, rafforzando la cooperazione su difesa, terre rare, energia e sicurezza delle catene di approvvigionamento. La visita di To Lam a New Delhi conferma l’attivismo diplomatico del leader vietnamita, impegnato a diversificare i propri partner economici e strategici oltre alla Cina nel quadro della “diplomazia del bambù”.
New Delhi (AsiaNews) - India e Vietnam hanno rafforzato i loro legami puntando su difesa, terre rare, energia e risposta alle interruzioni delle catene di approvvigionamento. Per To Lam, che negli ultimi mesi ha accentrato i poteri su di sé assumendo sia la carica di presidente che di segretario generale del Partito comunista del Vietnam, si tratta dell’ennesimo incontro diplomatico del 2026 a conferma dell’importanza per il Paese del sud-est asiatico di diversificare i propri legami diplomatici e (soprattutto) commerci.
To Lam ha annunciato ieri a New Delhi l’intenzione di ampliare la cooperazione bilaterale e di portare gli scambi commerciali con l’India a 25 miliardi di dollari entro il 2030. “Oggi stiamo portando le nostre relazioni a un livello di partenariato strategico globale rafforzato”, ha dichiarato il primo ministro Narendra Modi al termine dell’incontro, aggiungendo che i due Paesi asiatici intendono approfondire la collaborazione “in tutti i settori”, dalla sicurezza alla sostenibilità, alla condivisione di iniziative culturali ed economiche. I memorandum d’intesa che sono stati firmati riguardano i settori dell’innovazione finanziaria, dei pagamenti digitali, della regolamentazione farmaceutica, del turismo e dell’istruzione.
Il commercio bilaterale tra India e Vietnam è raddoppiato negli ultimi dieci anni, raggiungendo i 16 miliardi di dollari. Per sostenere l’aumento degli scambi commerciali nei prossimi quattro anni, entrambe le parti si sono dette a favore di una revisione dell’accordo commerciale tra India e ASEAN, che dovrebbe tenersi entro la fine dell’anno.
Uno degli aspetti più rilevanti dell’intesa riguarda le terre rare, fondamentali per la transizione energetica, la produzione di semiconduttori e batterie, e le aziende tecnologiche in generale. Grazie a questa cooperazione, “garantiremo la sicurezza economica e la resilienza delle catene di approvvigionamento di entrambi i Paesi”, ha ribadito Modi.
L’India considera il Vietnam un partner chiave della propria “Act East Policy”, la strategia con cui Delhi cerca di rafforzare i legami politici ed economici con il sud-est asiatico e consolidare la propria presenza nell’Indo-Pacifico. Modi ha definito Hanoi “un pilastro fondamentale” di questa visione e ha sottolineato che i due Paesi condividono “una prospettiva comune” sulla sicurezza regionale. Un probabile riferimento alle ambizioni cinesi sul Mar Cinese meridionale e alle tensioni legate all’espansione di Pechino anche in alcune aree dell’Asia meridionale al confine con l’India.
La dichiarazione congiunta diffusa al termine dell’incontro ha citato anche un ampliamento della cooperazione militare, che dovrebbe prevedere acquisti di sistemi di difesa, esercitazioni congiunte, produzione condivisa di nuove tecnologie militari, sicurezza marittima e operazioni di ricerca e soccorso. I due governi hanno anche concordato di aumentare le visite reciproche di navi e velivoli militari.
Il presidente vietnamita ha però sottolineato anche la necessità di rimuovere gli ostacoli commerciali e ampliare l’accesso reciproco ai mercati. To Lam, che ha visitato più di 10 Paesi in un anno (per la prima volta senza delegare ad altri i rapporti con l’estero) sta infatti cercando di rendere il Vietnam un Paese a reddito medio-alto entro il 2030.
Questo attivismo diplomatico punta ad attrarre investimenti high-tech, diversificare le alleanze (secondo la nota filosofia della “diplomazia del bambù”) e proiettare un senso di stabilità interna dopo un periodo di grandi cambiamenti politici interni.
Come prima visita all’estero in qualità di presidente, To Lam ha scelto la Cina a metà aprile, con cui ha rafforzato la cooperazione strategica e firmato numerosi accordi bilaterali. Una visita che indica come il Vietnam non possa ignorare il gigante asiatico, che resta il primo partner commerciale.
Prima di partire per Pechino aveva accolto il primo ministro della Slovacchia, Robert Fico, che aveva portato con sé 100 imprenditori. Al termine dell’incontro i due Paesi hanno firmato 16 accordi in settori come la difesa, l’energia nucleare, la sanità e la cultura, e le relazioni bilaterali sono state elevate a “partenariato strategico”, rendendo la Slovacchia la principale porta d’accesso per le merci vietnamite in Europa centrale.
A fine gennaio anche il António Costa, presidente del Consiglio europeo, si era recato in Vietnam per rafforzare i legami economici dopo il successo dell'accordo di libero scambio EVFTA (European Union-Vietnam Free Trade Agreement), entrato ufficialmente in vigore nel 2020 con l’obiettivo di abbattere i dazi, ma che di fatto ha permesso al Vietnam di proporsi come alternativa alla Cina per le catene di approvvigionamento europee e di rafforzare il legame con l’Occidente bilanciando l’influenza della Cina. A marzo, un po’ a sorpresa, To Lam aveva partecipato anche alla cerimonia inaugurale del Board of Peace per la Striscia di Gaza voluto dal presidente statunitense Donald Trump.
Costa ha visitato il cantiere della linea 3 della metropolitana di Hanoi (finanziata in parte dall’UE) e ha reso omaggio al monumento Bac Son, agli eroi e ai martiri, dedicato a coloro che hanno perso la vita durante la guerra del Vietnam. Una tappa toccata anche dalla premier Sanae Takaichi, che ha scelto proprio Hanoi come prima visita all’estero dopo la sua rielezione. Oltre alla cooperazione tecnologica e alla transizione verde, Takaichi ha tenuto un discorso significativo all’Università nazionale del Vietnam, sottolineando l’importanza della nazione del sud-est asiatico per un “Indo-Pacifico libero e aperto” di fronte alle tensioni regionali. L’ennesimo riferimento alle mire di Pechino.
09/01/2026 11:31





