12/11/2020, 08.49
IRAN - ONU
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Aiea, riserve iraniane di uranio arricchito ’12 volte oltre il limite’

Per gli esperti dell’agenzia Onu le scorte a disposizione hanno raggiunto i 2442,9 kg. E giudicano “non credibili” le informazioni fornite sinora su un sito segreto. Teheran invita a evitare “commenti frettolosi” e lavora per una “soluzione”. Da Biden aperture alla diplomazia con l’Iran, Rouhani pronto a cogliere “ogni opportunità”.

Teheran (AsiaNews/Agenzie) - Le riserve di uranio a basso arricchimento a disposizione dell’Iran sono oggi di 12 volte superiore ai limiti ammessi in base all’accordo sul nucleare (Jcpoa) siglato nel 2015, e sconfessato tre anni più tardi da Trump. È quanto riferisce in una nota l’Agenzia  internazionale per l’energia atomica (Aiea), secondo cui il quantitativo totale di scorte nelle mani di Teheran ha raggiunto i 2442,9 kg. 

Gli ispettori dell’agenzia Onu per il nucleare chiedono inoltre chiarimenti in merito a un sito tenuto per ora segreto e, al cui interno, vi sarebbe del materiale sospetto, giudicando le informazioni fornite sinora dall’Iran “non credibili”. In risposta, i vertici della Repubblica islamica insistono che il programma atomico degli ayatollah è finalizzato solo a scopi pacifici, non per produrre armi. 

In un messaggio su Twitter l’ambasciatore iraniano all’Aiea Gharib Abadi ha chiesto di evitare “ogni commento frettoloso”, aggiungendo che “sono in corso interazioni” per trovare una “soluzione” alla vicenda. Intanto gli esperti dell’agenzia stanno finendo di ispezionare i campioni prelevati lo scorso settembre da due siti, che si sospetta siano stati usati un tempo per la produzione di materiale nucleare. 

Nell’ultimo rapporto distribuito agli Stati membri, l’Aiea non ha specificato quali siano i luoghi in cui sono state rivenute le riserve oggetto della controversia. Una fonte anonima riferisce all’Afp che i siti non sarebbero stati utilizzati per produrre l’uranio, quanto piuttosto per la sola conservazione. L’Aiea aggiunge che la Repubblica islamica procede nella produzione di uranio con un grado di purezza del 4,5%, in violazione al limite del 3,67% fissato nell’accordo del 2015. L'uranio a basso arricchimento, con una concentrazione compresa tra il 3% e il 5% di U-235, può essere utilizzato per produrre combustibile per le centrali elettriche. Nel caso di armi deve avere un grado di arricchimento pari al 90% e oltre.

Nel maggio 2018 il presidente uscente Usa Donald Trump ha ordinato il ritiro dall’accordo nucleare (Jcpoa) voluto dal predecessore Barack Obama, introducendo le più dure sanzioni della storia . Una decisione che ha provocato un significativo calo nell’economia iraniana e un crollo nel petrolio. In risposta Teheran ha minacciato di riprendere l’arricchimento dell’uranio per scopi civili. Ora si attende di capire quali saranno le politiche della nuova amministrazione guidata dal democratico Joe Biden che, secondo alcuni, potrebbe riaprire il tavolo delle trattative con l’Iran. 

In questi giorni Biden ha aperto ad un ritorno degli Stati Uniti all’accordo, offrendo all’Iran un “percorso credibile” per rilanciare la diplomazia. Ieri l’omologo iraniano Hassan Rouhani ha affermato che il Paese è pronto a raccogliere “ogni opportunità” per allentare “la pressione delle sanzioni” che gravano “sulle spalle del popolo”.

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