14/11/2022, 14.20
TURCHIA
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Ankara accusa curdi del Pkk per attentato a Istanbul. Timori ‘escalation elettorale’

Per il governo turco l’autrice è una donna originaria di Kobane, dove agirebbe la cellula curda che avrebbe organizzato l’attacco. Il bilancio è di almeno sei morti e oltre 80 feriti, la polizia ha arrestato 46 sospetti. Domenicano a Istanbul: prevalgono “tristezza e scoramento”, prematuro ipotizzare matrici, il rischio è un “semestre caldo prima del voto”.

Istanbul (AsiaNews) - Il governo turco punta il dito contro le milizie curde del Pkk per l’attentato che ha colpito le strade dello shopping nel pomeriggio di ieri a Istanbul, capitale economica e commerciale del Paese, e che ha causato sei morti e oltre 80 feriti. Le Forze di sicurezza hanno arrestato sinora almeno 46 sospetti, fra i quali vi sarebbe la persona ritenuta responsabile di aver piazzato e innescato l’ordigno a distanza: una donna identificata con nome di Ahlam Albashir, di origini siriane e che avrebbe agito dietro ordini ricevuti dalla cellula di Kobane.

Interpellato da AsiaNews p. Claudio Monge, domenicano, da tempo a Istanbul dove è parroco della chiesa dei santi Pietro e Paolo, racconta una “megalopoli che, nella sua storia, è abituata a questi momenti “ di tensione e violenze, ma “non si ferma per questo”. Certo oggi “quanti non avevano la necessità di uscire hanno evitato di farlo” prosegue il religioso, ma “la vita di una città enorme va avanti”. Ora prevale “un sentimento di scoramento e tristezza per le vittime e le persone negli ospedali”, mentre appare “prematuro” nonostante le affermazioni governative “lanciarsi su matrici del gesto e rivendicazioni: ci sono molte piste, la speranza - avverte - è che non si sia aperto un trend che porta al voto. La storia recente mostra un semestre caldo prima delle elezioni di attentati e violenze”, cui si sommano in questa fase “una situazione sociale tesa e una economica non facile”. 

In queste ore la televisione di Stato Trt ha mostrato immagini di agenti che prelevano durante un raid notturno una donna, considerata la principale indiziata, da un appartamento della città. Per l’attentato il ministro degli Interni Suleyman Soylu punta il dito senza mezzi termini contro il Partito curdo dei lavoratori (Pkk) e le milizie curdo-siriane Ypg, che secondo Ankara sono una fazione collegata al Pkk. Nel mirino la storica e affollata Istiklal Avenue, nel distretto di Beyoglu. 

Secondo il ministro l’ordine di attaccare sarebbe giunto da Kobane e l’attentatrice è arrivata in Turchia passando attraverso il valico di Afrin, entrambe cittadine del nord della Siria teatro di vaste operazioni militari di Ankara in passato contro le milizie curde. La donna, coi capelli ricci e un maglione viola con la scritta New York, si scorge mentre entra nel quartier generale delle Forze dell’ordine.

Agenti e cani poliziotto hanno perquisito la casa rinvenendo oro, denaro e munizioni. 

A dispetto dei proclami - e delle certezze - governative, sinora nessun gruppo ha rivendicato l’attentato, in seguito al quale centinaia di persone sono fuggite in preda al panico. Il timore è che il Paese possa essere investito da una ondata di attacchi in vista delle elezioni presidenziali del 2023, come avvenuto in passato in occasione di quelle del novembre 2015 precedute dalla rottura del cessate il fuoco fra Ankara e Pkk a metà anno. Fra gli attentati più sanguinosi si ricorda la sparatoria a un club notturno sempre a Istanbul, soprannominata “strage della notte di capodanno 2017”.

In passato la metropoli è stata teatro di attentati di ribelli curdi, di cellule dello Stato islamico (SI, ex Isis) e di fazioni riconducibili alla galassia della sinistra militante. Sono invece tre le operazioni speciali condotte dall’esercito turco nel nord della Siria contro l’Ypg, che hanno portato anche alla creazione di una zona cuscinetto fra i due Paesi sotto il controllo turco. Lo stesso presidente Recep Tayyip Erdogan, già in clima elettorale, aveva annunciato a inizio anno una ulteriore operazione di vasta scala, mentre non si contano i raid aerei in Siria e Iraq che hanno causato (anche) diverse vittime civili. Alla vigilia della partenza per il G20 di Bali, lo stesso Erdogan ha parlato di “vile attacco” i cui autori “saranno smascherati”. Infine la Turchia respinge al mittente la solidarietà espressa da diversi Paesi per l’attacco, in particolare le condoglianze espresse dagli Stati Uniti, colpevoli di aver sostenuto in tutti questi anni i “terroristi” curdi. Al riguardo, il ministro Soylu ha paragonato Washington  “all’assassino che arriva fra i primi sulla scena del crimine”. 

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