06/07/2026, 12.53
YEMEN - ARABIA SAUDITA - IRAN
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Attacchi Houthi ai filo-sauditi: ora rischia di rinfiammarsi lo Yemen

Almeno 16 soldati morti e 22 feriti in una nuova escalation a sud della città portuale di Hodeida affacciata sul mar Rosso. Una fonte militare lo definisce l'attacco “più letale degli ultimi anni”. Il rischio che i contraccolpi della fragile tregua in Iran alimentino nuovi scontri nel Paese dove dal 2014 la guerra ha fatto più di 10mila vittime e ridotto la popolazione alla fame.

Riyadh (AsiaNews) - Nei giorni in cui a Teheran si celebrano i funerali solenni del grande ayatollah Ali Khamenei, ucciso a fine febbraio nel primo giorno di attacchi israelo-statunitensi all’Iran, e con la diplomazia internazionale impegnata a puntellare la fragile tregua nel Golfo, torna a incendiarsi il fronte yemenita. Nelle ultime ore almeno 16 soldati delle forze governative filo-saudite sono stati uccisi in un attacco dei ribelli Houthi a sud della città portuale di Hodeida, sul Mar Rosso. Secondo fonti mediche rilanciate dall’Afp altre 22 persone sono rimaste ferite nello stesso attacco, alcune delle quali in modo grave. Le milizie sostenute da Teheran avrebbero inoltre conquistato - almeno in via temporanea - alcune postazioni governative prima di essere respinti dal contrattacco. Una fonte militare dietro anonimato ha definito l’operazione come “l’attacco da parte degli Houthi più letale degli ultimi anni” ed è forte il timore di una escalation fra le parti che possa infiammare ulteriormente un Medio oriente già destabilizzato.

Walid al-Qudaimi, un ministro di Stato e membro del gabinetto allineato con il governo dello Yemen riconosciuto a livello internazionale, ha confermato che i soldati della regione di Tihama sono morti durante combattimenti nell’area di Jabal Dabbas. Al contempo si registra una “intensificazione” delle violenze lungo la costa occidentale del Paese. In un post su X pubblicato la sera del 4 luglio scorso lo stesso al-Qudaimi ha aggiunto che le truppe sono state uccise “difendendo la loro terra e dignità” durante una dura battaglia, in seguito ad un attacco sferrato il giorno precedente dagli Houthi. Il contrattacco governativo del fine-settimana ha permesso di riconquistare le postazioni perse per qualche ora. 

I combattenti Houthi avrebbero usato cecchini, che hanno causato la maggior parte delle vittime, prima di sparare droni e mortai contro le posizioni filo-governative. Un altro funzionario militare ha detto che le forze filogovernative avevano respinto l’attacco Houthi in “scontri della durata di diverse ore” e si sono registrate vittime e feriti anche fra i miliziani, anche se non vi sono dati certi o numeri ufficiali. Inoltre, gli Houthi avrebbero minacciato nuovamente di colpire aeroporti e infrastrutture chiave in Arabia Saudita, alimentando l’escalation e lanciando accuse a Riyadh perché avrebbe tentato di impedire l’atterraggio a Sana’a di un aereo civile iraniano. Fonti ribelli affermano che il velivolo trasportava oltre 200 persone, tra cui civili e una delegazione diretta ai funerali di Khamenei. 

Il gruppo controlla la capitale, Sanaa, e gran parte dello Yemen settentrionale, compresa la città portuale di Hodeida sulla costa occidentale del Mar Rosso. Il governo internazionale, con sede ad Aden, detiene gran parte del sud. Le linee del fronte sono rimaste in gran parte congelate da una tregua mediata dalle Nazioni Unite nel 2022, anche se la violenza sporadica è continuata. Sempre al largo di Hodeida una nave cargo avrebbe chiesto soccorso dopo un attacco di uomini armati al momento non identificati, a conferma di ulteriori criticità nella regione che si sommano al già complicato transito di Hormuz. Il Joint Maritime Information Center mantiene il livello di minaccia fra Golfo e mar Rosso su “elevato” e segnala il proseguimento di interferenze ai sistemi di navigazione satellitare, attività di droni e la presenza di sospette mine. 

La guerra in Yemen è divampata nel 2014 come conflitto interno fra governativi filo-sauditi e ribelli sciiti Houthi vicini all’Iran. Lo scontro è poi degenerato nel marzo 2015 con l’intervento di una coalizione araba guidata da Riyadh, facendo registrare oltre 10mila morti e 55mila feriti. Organismi indipendenti fissano il bilancio (fra gennaio 2016 e fine luglio 2018) a circa 57mila decessi. Per l’Onu il conflitto ha provocato la “peggiore crisi umanitaria al mondo”, sulla quale il Covid-19 e l’emergenza alimentare si sono sommate con effetti “devastanti” per la popolazione civile. Milioni di persone sono sull’orlo della fame, anche i bambini ne subiranno le conseguenze per decenni.

Al fronte fra Houthi e governativi filo-sauditi è emerso negli anni lo scontro per procura fra Riyadh e Abu Dhabi, con lo Yemen considerato “specchio” della profonda frattura fra le due potenze sunnite del Golfo. Oltre alla guerra, vi è poi la questione umanitaria che si fa sempre più drammatica: nel gennaio scorso l’International Rescue Committee (Irc) aveva lanciato l’allarme per una situazione umanitaria disastrosa e un popolo che “sta morendo di fame in silenzio”. Lo Yemen sperimenta una nuova pericolosa fase di sicurezza alimentare con oltre la metà della popolazione, 18 milioni di persone, che potrebbero affrontare un “peggioramento” dei livelli di insicurezza alimentare. Le ultime proiezioni dell’Integrated Food Security Phase Classification (Ipc) avvertono che un ulteriore milione di persone è a rischio di “fame pericolosa per la sopravvivenza”.

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