Bangkok: dopo la vittoria di Anutin, i migranti birmani tornano invisibili
Decisivi per l'economia ma ignorati dal dibattito pubblico: i lavoratori fuggiti dal Myanmar non erano presenti tra i temi dell'ultima campagna elettorale. Con la vittoria del premier thailandese Anutin Charnvirakul e del suo partito conservatore Bhumjaithai, molti si aspettano di vedere legalizzata la propria situazione, dopo che lo scorso anno sono stati approvati i permessi lavorativi dei rifugiati nei campi profughi in sostituzioni dei migranti cambogiani.
Bangkok (AsiaNews) - La recente vittoria elettorale del premier thailandese Anutin Charnvirakul e del suo partito conservatore Bhumjaithai sta ridisegnando gli equilibri politici della Thailandia, ma lascia nell’incertezza milioni di lavoratori migranti provenienti dal Myanmar, una presenza fondamentale per l’economia del Paese, ma quasi assente dal dibattito politico.
Le elezioni generali dell’8 febbraio hanno consegnato al Bhumjaithai circa 194 seggi sui 500 della Camera dei rappresentanti, quasi il triplo rispetto al 2023. La campagna di Anutin è stata trainata dal nazionalismo e dalle tensioni con la Cambogia: l'enfasi è stata posta su questioni di sicurezza, sovranità nazionale e contrasto alle reti criminali transfrontaliere.
In questo clima, però, è rimasta in secondo piano la questione dei lavoratori migranti, in particolare quelli birmani, che costituiscono la spina dorsale di settori chiave come l'edilizia, l'agricoltura e la pesca.
Secondo i dati ufficiali, in Thailandia lavorano oltre 2,3 milioni di cittadini del Myanmar regolarmente registrati, pari al 75% della forza lavoro migrante proveniente dai Paesi del sud-est asiatico (Cambogia, Laos, Myanmar e Vietnam). Altre stime suggeriscono che il numero reale superi i 5 milioni includendo i lavoratori irregolari.
Dopo il colpo di Stato militare del 2021, con l’introduzione della leva obbligatoria e l’intensificarsi del conflitto civile, il flusso migratorio dal Myanmar alla Thailandia ha raggiunto i livelli più alti dell’ultimo decennio. L’Organizzazione internazionale per le migrazioni stima che i lavoratori migranti contribuiscano tra il 4% e il 6% del PIL thailandese. Ma nonostante questo ruolo cruciale, temi come la loro situazione legale o le condizioni di lavoro sono rimasti praticamente assenti dai programmi dei partiti thailandesi che hanno preso parte alle elezioni.
Secondo gli attivisti per i diritti del lavoro, il 2025 è stato un anno di “cattiva gestione” delle politiche migratorie a causa dell’instabilità politica: tre governi e quindi tre diversi ministri del Lavoro in meno di tre anni hanno prodotto politiche frammentate e incoerenti. “I frequenti cambi di ministro hanno creato incoerenze e vuoti normativi”, ha spiegato Adisorn Khamkhun del Migrant Workers Group in Thailandia.
Il problema è emerso chiaramente nell’ottobre 2025, quando il Dipartimento per l’occupazione ha introdotto un nuovo sistema online per i permessi di lavoro, gestito da una società privata. Il sistema è collassato in una settimana per problemi tecnici, lasciando quasi 200mila lavoratori migranti in un limbo legale. Secondo le organizzazioni per i diritti umani, il malfunzionamento ha spinto molti lavoratori a rivolgersi a intermediari costosi, aumentando la corruzione, lo sfruttamento e l’indebitamento.
Anche la narrativa politica sulla crisi birmana è cambiata. Se fino al 2023 il dibattito ruotava intorno ai diritti umani, alla democrazia e al sostegno al Governo di unità nazionale (composta da deputati del precedente governo birmano in esilio), negli ultimi anni Bangkok ha posto l’accento sulla sicurezza dei confini e sulla criminalità transnazionale. I centri per le truffe online e i casinò illegali lungo la frontiera tra Thailandia e Myanmar sono diventati i principali argomenti di dibattito.
E il Myanmar, quindi, appare sempre meno come una crisi politica e sempre più come un rischio per la sicurezza da contenere.
Il People’s Party, secondo partito con 116 seggi, ha promosso una piattaforma contro il “denaro grigio” legato ai gruppi criminali che operano lungo il confine. Il Pheu Thai, sceso a 76 seggi, ha invece puntato sulla ripresa economica, evitando di affrontare la situazione interna del Myanmar. Il Partito Democratico si è limitato a dichiarazioni generiche. “Sosterremo chiunque venga qui a contribuire all’economia thailandese, inclusi i lavoratori migranti”, ha detto il vice leader Issara Soonthornvut. “La cosa più importante sono pari opportunità economiche per tutti”.
Una delle poche voci fuori dal coro è stata quella del nuovo Phalawat Party, guidato dall’ex deputato Kannavee Suebsang, che ha messo i lavoratori birmani al centro della propria piattaforma. “Dobbiamo smettere di considerarli un peso e iniziare a vederli come una risorsa”, ha affermato. “Se legalizziamo milioni di migranti, lo Stato incasserà tasse, i lavoratori thailandesi rafforzeranno i sindacati e si ridurrà la corruzione”. Il partito però non ha ottenuto risultati significativi alle ultime elezioni.
In un’intervista pre-elettorale al TIME, Anutin ha parlato della crisi birmana come una questione da risolvere tramite le forme di cooperazione proposte dall’ASEAN, l’Associazione delle nazioni del sud-est asiatico: “Il dialogo non significa approvazione”, ha detto. “Lavoriamo con tutte le parti per ridurre le sofferenze e sostenere le soluzioni proposte dall’ASEAN”.
Dopo la vittoria, il premier ha promesso di mantenere chiusi i valichi con la Cambogia e rafforzare le capacità militari.
Un segnale positivo per i migranti birmani era arrivato nell’agosto 2025, quando il governo aveva per la prima volta legalizzato la situazione di circa 80mila rifugiati presenti nei campi di confine per rispondere alla carenza di manodopera seguita alla fuga di oltre 100mila lavoratori cambogiani dopo gli scontri armati lungo il confine. Questa misura, però, riguarda solo i rifugiati registrati nei campi, lasciando milioni di lavoratori birmani che risiedono nelle città senza un quadro normativo chiaro.
Con il nuovo governo guidato da Anutin, questa forza lavoro silenziosa, che costruisce le città thailandesi e si prende cura dei raccolti, è in attesa di capire se avrà a che fare con altre politiche temporanee o se verrà finalmente introdotto un sistema stabile e trasparente.
16/12/2025 17:42




