Basi segrete e futuro governo: i riflessi iracheni della guerra fra Usa e Iran
Teheran accusa il primo ministro incaricato al-Zaidi di essere troppo allineato su posizioni americane. Funzionari parlano di “veto” della Repubblica islamica e pressioni sul fronte sciita. Attesa la visita di rappresentanti di Washington per vigilare sulla formazione dell’esecutivo. Voci di una base segreta israeliana nell’ovest del Paese.
Baghdad (AsiaNews) - L’Iraq di nuovo campo di battaglia nella guerra fra Israele e Iran come emerge dalle cronache locali e regionali di questi giorni, mentre il Paese fatica a trovare un accordo fra i vari gruppi per giungere alla formazione di un nuovo (e atteso) governo, dopo la nomina del premier incaricato Ali al-Zaidi. Uno dei motivi di tensione sarebbe legato proprio alla scelta del capo dell’esecutivo, accusato dalla Repubblica islamica di essere troppo allineato sulle posizioni statunitensi. Il 41enne uomo d’affari e imprenditore prestato alla politica e privo di una base di sostegno autonoma, infatti, pur presentandosi come figura di mediazione nel versante sciita avrebbe di recente ricevuto un invito del presidente Usa Donald Trump a Washington. E avrebbe ricevuto forte sostegno dalla Casa Bianca, con il Tycoon pronto ad affermare che “gli Stati Uniti sono con lui fino in fondo” a condizione che escluda le milizie filo-iraniane e limiti l’influenza del vicino. Una posizione che, di certo, risulta poco gradita dalle parti di Teheran.
Sulla formazione del prossimo esecutivo son intervenuti ieri due alti funzionari di Baghdad, i quali riferiscono di un “veto” dell’Iran che avrebbe ostacolato, se non congelato, gli sforzi in atto. Ad innescare la reazione degli ayatollah, la volontà - in risposta alle pressioni americane - dei nuovi leader di escludere la presenza di fazioni armate filo-Teheran dall’esecutivo. Interpellati da Asharq Al-Awsat confermano la richiesta della Repubblica islamica al Coordination Framework sciita di “astenersi dal votare a favore di un gabinetto” che “danneggi” l’influenza e i rapporti “con i suoi alleati”. Una richiesta che giunge a stretto giro di vite dalla visita a sorpresa di Esmail Qaani, comandante della Forza Quds iraniana, il braccio estero del Corpo dei Guardiani della rivoluzione (Pasdaran) nella capitale irachena.
L’ennesimo fronte di scontro sul terreno iracheno fra Teheran e Washington giunge in una fase di stallo nei negoziati di pace per mettere fine alla guerra del Golfo, innescata dall’attacco statunitense e israeliano alla Repubblica islamica. In questi giorni i due fronti hanno respinto le proposte della controparte e sembra difficile raggiungere un piano efficace di mediazione e intesa. Secondo i funzionari iracheni, l’Iran vorrebbe impedire all’Iraq di formare un “governo puramente americano”, tra le pressioni Usa su Baghdad per frenare le attività delle fazioni armate filo-iraniane.
Secondo la Costituzione irachena, un primo ministro incaricato ha “solo” 30 giorni di tempo per per presentare una squadra di governo al Parlamento per il voto di fiducia. Il tempo è essenziale con diversi parlamentari che viaggiano in Arabia Saudita per l’Hajj, il pellegrinaggio maggiore alla Mecca, facendo così mancare all’Assemblea il quorum necessario per il voto.
Intanto funzionari americani sono attesi nella capitale irachena nei prossimi giorni, per assicurarsi che non emergano “accordi alternativi” per giungere alla formazione dell’esecutivo, fattore che avrebbe determinato il “veto” iraniano. Uno dei funzionari iracheni ha citato un membro di spicco del Coordination Framework che descrive come “senza precedenti” il coinvolgimento degli Stati Uniti nella formazione del governo. Egli ha poi avvertito che le differenze potrebbero trasformarsi in un “conflitto aperto” tra Washington e Teheran, preoccupazioni che sono aumentate con l’arrivo di Qaani a Baghdad prima dei funzionari americani. Le condizioni non sono limitate solo al governo, ma includono anche restrizioni alle reti economiche e politiche delle fazioni irachene con Teheran, in particolare questioni relative alle risorse idriche, al petrolio e all’indipendenza del processo decisionale politico.
Un altro fronte di scontro interno in Iraq è legato alle rivelazioni nel fine settimana scorso del Wall Street Journal (Wsj), secondo cui Israele avrebbe stabilito un avamposto clandestino nel deserto occidentale dell’Iraq prima di attaccare l’Iran. La rivelazione del quotidiano sarebbe collegata alle informazioni riservate ricevute fa funzionari statunitensi (e altre segrete), che conoscerebbero a fondo la questione. Il giornale ha rivelato che il sito in territorio iracheno fungeva da hub logistico per le operazioni dei caccia con la stella di David, oltre a ospitare forze speciali e squadre di ricerca e soccorso. Inoltre, le che le forze dello Stato ebraico avrebbero lanciato attacchi aerei per impedire alle truppe irachene di raggiungerlo dopo l’identificazione, che risulterebbe nell’area occidentale di Al-Thubanah, nella provincia di Najaf.
L’uso del territorio iracheno nei conflitti della regione, in particolare nello scontro fra Stati Uniti e Iran, non è nuovo come testimoniano le vicende del passato che hanno riguardato soprattutto la regione del Kurdistan. La presenza di una base israeliana diventa però ulteriore elemento di tensione e scontro, che supera anche la questione relativa alla (già nota) permeabilità del territorio a ingerenze straniere. Ieri un consigliere del primo ministro uscente Mohammed Shia al-Sudani ha negato che lo Stato ebraico possa aver gestito una base militare segreta all’interno dell'Iraq. Egli ha inoltre ricordato un incidente mortale avvenuto nel deserto di Najaf a marzo, sottolineando che era collegato a un tentativo di recupero di un oggetto “caduto dal cielo” durante il conflitto regionale.
Hussein Allawi, parlando alla televisione di Al Hadath, ha spiegato che il fatto risalente al 5 marzo scorso ha coinvolto una forza non identificata che è entrata nel deserto per recuperare un oggetto anch’esso non specificato. Le forze di sicurezza irachene si sono mosse verso il sito dopo che un pastore ha riferito di attività insolite. L’operazione ha provocato la morte di un soldato iracheno, oltre al ferimento di altri due. Altra benzina sul fuoco di un Paese che, dall’invasione statunitense del 2003 e la successiva caduta del raìs Saddam Hussein fatica a trovare stabilità e autonomia nei confronti delle potenze regionali e globali.





