15/11/2010, 00.00
VIETNAM-VATICANO
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Beatificazione del card. Van Thuan: un possibile miracolo a Denver

Un seminarista vietnamita nato negli Usa, in coma per 32 giorni e dichiarato morto due volte dai medici, crede di dovere la sua vita all’intercessione del fu card. Francois-Xavier Nguyen Van Thuan. I documenti del caso sono stati richiesti dalla postulazione a Roma.

Vaticano (AsiaNews) - Joseph Nguyen, figlio di immigrati dal Vietnam la cui famiglia era amica del cardinale è stato in coma per 32 giorni nel 2009. In un certo momento della degenza i medici hanno addirittura compilato il suo certificato di morte.  I medici hanno detto che Joseph era morto. Il battito cardiaco era crollato, a di là di ogni possibile ripresa, e la sua attività cerebrale era finita. Ma mentre il giovane era in coma ormai da giorni i suoi genitori stavano chiedendo l’aiuto di un vecchio amico di famiglia, e cioè quello del cardinale vietnamita di cui è in corso la causa di beatificazione. Da allora Joseph è guarito ed è rientrato in seminario,  e ha anche preso visione del suo certificato di morte. Ha solo due ricordi del coma di 32 giorni, di cui ha memoria come di una “grande notte di sonno”.

Nelle settimane in cui era in bilico fra la vita e la morte Joseph dice di aver avuto due incontri con il cardinale Van Thuan, morto nel 2007. Il porporato è stato citato da Benedetto XVI nell’enciclica “Spe Salvi” per la sua esemplare testimonianza cristiana in 13 anni di prigionia, e nell’ottobre di quest’ anno è iniziata la sua causa di beatificazione. I genitori di Joseph erano amici di “padre Van Thuan”, che Joseph non ha mai incontrato, perché la sua famiglia è emigrata in America nel 1975, dove lui è nato. Per i suoi genitori “padre” Van Thuan era praticamente un membro della famiglia. Nel 2009 Joseph che prestava servizio in un ospedale, si ammalò; sembrava una normale influenza. Ma peggiorava continuamente, e chiese di lasciare il seminario per curarsi a casa. Il 1 ottobre ebbe una crisi gravissima: non riusciva a respirare. Suo padre lo portò in ospedale, dove fu ricoverato, e operato con una tracheotomia perché non era più in grado di respirare. Di questo non ha memoria, né ricorda più nulla di quel periodo.

Quando si svegliò 32 giorni più tardi, gli fu detto che si era ammalato di una grave polmonite, complicata dall’H1N1, la “influenza suina”.  Joseph però raccontò una sua storia, quando fu in grado parlare di nuovo. “Durante il mio coma ci sono solo due cose che ricordo: due visioni del cardinale Van Thuan. Mi è apparso due volte”. Joseph disse che non solo vide, ma anche parlò con il cardinale, in due momenti che descrive come “separazione di corpo e anima”. Anche se non è in grado di rivelare i dettagli degli incontri, dice che probabilmente sono avvenuti mentre i medici stavano osservando la sua perdita di attività cerebrale e la scomparsa dei segni vitali. “Poco dopo la seconda visita del cardinale mi svegliai dal coma”. Dice di non aver capito che cosa stesse succedendo, e il perché di tutti quei tubi e fili collegati al suo corpo; e in particolare del tubo nel collo, che gli impediva di parlare. Quando altri hanno saputo del suo racconto, e del possibile coinvolgimento del cardinale Van Thuan nella guarigione, gli è stato chiesto di fornire tutte le informazioni relative ai funzionari che seguono la causa di beatificazione a Roma.

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