Lo scontro tra il governo ed Hezbollah nel Libano trascinato nella guerra
Beirut ha adottato una risoluzione che mette “fuorilegge” le attività armate del partito filo-iraniano. Rottura fra il Partito di Dio e il movimento sciita Amal che approva la risoluzione del governo. Lo Stato ebraico è tornato a colpire duramente il territorio libanese e ora preme anche via terra sulla "zona cuscinetto". La mediazione Usa ha “salvato” l’aeroporto rimasto aperto. Centinaia di migliaia in fuga sulle strade.
Beirut (AsiaNews) - Un gesto folle da parte di Hezbollah, un lancio del tutto gratuito di sei missili e otto droni verso il nord di Israele, nella notte tra sabato 28 febbraio e domenica Primo marzo, ha riportato il Libano in una guerra aperta con lo Stato ebraico. Questi lanci hanno provocato rappresaglie contro Beirut, il Libano meridionale e la Bekaa. Secondo un primo bilancio ufficiale, gli attacchi hanno causato 51 morti e decine di feriti. Tra le vittime vi sarebbe anche il capo dei servizi segreti di Hezbollah. Tuttavia, il fatto più grave è che questi scontri sono serviti da pretesto a Israele per rafforzare il suo dispiegamento terrestre nel Libano meridionale “in diversi punti strategici”, costringendo l’esercito a ritirarsi da diverse località per evitare qualsiasi contatto diretto con la controparte israeliana.
Il ritorno della guerra ha spinto sulle strade centinaia di migliaia di libanesi, ai quali Israele ha intimato, nel cuore della notte, di evacuare 53 villaggi nel settore meridionale e nella Bekaa. In questa parte del Paese, l’aviazione ha colpito con violenza la “banca” di Hezbollah (“Qard el-Hassan”), distruggendo circa 25 filiali di questa rete creditizia parallela.
Alla paura della popolazione civile, si è aggiunto anche il calvario causato dalla saturazione dell’autostrada costiera e dagli ingorghi sulle strade. Partite dalle loro case verso le 2:30 nel cuore della notte, migliaia di famiglie sono finite nelle prime ore del mattino nelle piazze pubbliche della capitale, in particolare nella grande piazza dei Martiri; le persone hanno dormito all’aperto o nelle loro auto, in attesa di essere prese in carico dalle autorità pubbliche e di trovare un alloggio provvisorio nelle scuole pubbliche e nelle comunità religiose.
Il doloroso esodo notturno si è svolto, fortunatamente, sotto un cielo azzurro limpido, ma con un freddo intenso. Resta però forte il timore di una “ristrutturazione” demografica permanente della popolazione libanese. Il nuovo episodio bellico sembra un remake del massiccio esodo della guerra aperta del settembre 2024, segnato dall'esplosione dei cerca-persone e dall’eliminazione del segretario generale del movimento filo-iraniano Hassan Nasrallah.
Eliminato Khamenei
Questa volta è stata l’eliminazione della guida suprema della rivoluzione islamica dell’Iran, il grande ayatollah Ali Khamenei, a provocare la catastrofe. “L’ordine di entrare in guerra contro Israele è venuto dall’Iran”, ha dichiarato il leader druso Walid Jumblatt. Infatti, il segretario generale di Hezbollah raccomandava prudenza e persino Israele aveva annunciato che non avrebbe attaccato il Libano, a meno che non fosse stato attaccato per primo. La fedeltà politico-religiosa assoluta al Wali el-Fakih ha finito per prevalere, riportando il Paese dei cedri al punto di partenza.
Secondo l’analista libanese Scarlett Haddad “Hezbollah è attualmente diviso tra due grandi correnti, una delle quali è direttamente collegata ai Guardiani della rivoluzione iraniani (Pasdaran). Sarebbe stato proprio questo gruppo a decidere di agire lanciando una raffica di missili e droni sul nord di Israele, senza attendere la decisione finale del comando del partito. Per non perdere la faccia e mostrare le sue divisioni, il partito ha infine ceduto al fatto compiuto e rivendicato le operazioni”, spiega in sostanza l’analista.
Ed è così che dal 1 marzo sono stati registrati nuovi lanci di razzi sul nord di Israele e nuovi raid da parte dell’esercito dello Stato ebraico, l’ultimo dei quali è avvenuto nella mattinata di oggi contro la periferia sud della capitale, dove un edificio è stato raso al suolo. Allo stesso modo, secondo un dispaccio dell’Afp, a Cipro si ritiene che i droni diretti contro la base militare britannica sull’isola provenissero proprio dal Libano.
Consiglio dei ministri straordinario
Considerata l’estrema gravità della situazione, il presidente della Repubblica Joseph Aoun ha convocato il Consiglio dei ministri per una riunione straordinaria ieri mattina. Al termine di cinque ore di accesi dibattiti con i due ministri che rappresentano Hezbollah nella squadra, il governo ha infine deciso di “considerare illegali le attività di sicurezza e militari di Hezbollah” e di ingiungere all’esercito di porvi fine “senza indugio” alcuno, in particolare a nord del fiume Litani. Ed il motivo è evidente: la violazione da parte del Partito di Dio delle decisioni dell’accordo di Taëf e delle risoluzioni governative che prevedono lo scioglimento delle milizie, unite alla concentrazione delle forze armate nelle sole mani dello Stato libanese.
La decisione è stata giudicata “una svolta importante nella storia politica del Libano” dall’analista Michel Touma, direttore del sito Levant-Time e grande esperto di questioni interne al Paese. Essa segna infatti una rottura nei rapporti tra Hezbollah e il movimento Amal, i cui ministri hanno votato a favore della messa al bando delle attività di sicurezza e militari del partito filo-iraniano. Grazie ai contatti con l’ambasciatore degli Stati Uniti in Libano, Michel Issa, di origine libanese, la decisione del governo, giudicata “coraggiosa”, ha permesso di ottenere l’impegno degli Stati Uniti a non prendere di mira le infrastrutture civili del Libano. Anche per questo, di fatto, l’aeroporto internazionale di Beirut è sempre rimasto aperto.
Al contempo, il governo ha deciso che il Libano non avrebbe opposto resistenza militare alle aggressioni israeliane, ma le avrebbe affrontate solo attraverso canali diplomatici. E dichiarandosi anche pronto a riprendere le discussioni interrotte in seno alla commissione per la cessazione delle ostilità istituita il 27 novembre 2024, le cui riunioni sono attualmente sospese. Questa decisione è stata presa nonostante il comandante dell’esercito, gen. Rodolphe Haykal, presente al Consiglio dei ministri, avesse ipotizzato come “piano B” una possibile reazione delle truppe all’aggressività dell’esercito israeliano. Tuttavia, questa opzione è stata rapidamente scartata e considerata “suicida” dal capo del governo, Nawaf Salam. Inoltre l’esercito ha ricevuto l’ordine di reprimere, a nord del Litani, Hezbollah, e sono state emesse rogatorie contro alcuni dei funzionari della sicurezza e militari identificati come responsabili della decisione di bombardare Israele.
Vicini alla popolazione iraniana
In precedenza, il capo dello Stato Aoun aveva inviato un messaggio di condoglianze alle vittime dei bombardamenti israeliani, ignorando volutamente qualsiasi espressione di rammarico per l’eliminazione della Guida Suprema. Uno dei leader del Blocco Nazionale, Michel Hélou, ha chiesto sul canale televisivo MTV che i capi di Hezbollah siano perseguiti e arrestati “per alto tradimento”. In ogni caso, il Libano teme che l’esercito israeliano approfitti della ripresa delle ostilità aperte per lanciare una nuova operazione terrestre contro il Paese dei cedri. Questa preoccupazione è rafforzata dalla decisione di Tel Aviv di richiamare 100mila riservisti. Secondo Pedro Ghanem, corrispondente da Washington della televisione Al-Jadid, Benjamin Netanyahu avrebbe ottenuto l’accordo del presidente Usa Donald Trump per “l’ampliamento” della zona cuscinetto che ha già istituito de facto al confine libanese, un’area rasa al suolo con una ventina di villaggi la cui ricostruzione è vietata con colpi di avvertimento. In ogni caso, gli ordini di evacuazione dei villaggi del Libano meridionale situati lontano dal confine sono rimasti inspiegabili dal lato libanese. Infine per migliaia di studenti provenienti dai villaggi del sud, così come per quelli delle scuole pubbliche trasformate in centri di accoglienza, l’anno scolastico 2025-2026 rischia di essere compromesso se questo scenario bellico dovesse protrarsi a lungo.
(Foto di Mohammad Yassine)
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