05/11/2023, 10.59
ECCLESIA IN ASIA
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Card. Chow: ponte con la Chiesa in Cina è comunione, Li Shan a Hong Kong il 14 novembre

L'arcivescovo di Pechino atteso tra pochi giorni per la visita che ricambia quella compiuta da Chow nella capitale cinese in aprile. Le parole alla diocesi del nuovo cardinale rientrato da Roma dopo il Concistoro e la partecipazione al Sinodo: "Anche a Hong Kong siamo divisi: facciamo qualche passo per raggiungere quanti sono lontani da noi, sia nel mondo fisico sia in quello digitale”.

Hong Kong (AsiaNews) – Il ponte gettato con la Cina continentale non è una strategia politica, ma affonda le sue radici nella comunione trinitaria che è alla radice della Chiesa. Un modo per “farsi tutto a tutti” che è anche la strada per aiutare Hong Kong a superare le sue ferite. E' il messaggio che il neo-cardinale Stephen Chow Sau-yan ha consegnato ieri alla comunità cattolica di Hong Kong durante la solenne celebrazione con cui la diocesi lo ha ufficialmente accolto al suo rientro da Roma dopo il Concistoro in cui ha ricevuto la porpora e la sua partecipazione al Sinodo.

Un appuntamento che cade a pochi giorni da un nuovo appuntamento importante nel cammino della Chiesa in Cina: il prossimo 14 novembre giungerà infatti a Hong Kong l'arcivescovo di Pechino, mons. Giuseppe Li Shan (che è anche presidente dell'Associazione patriottica dei cattolici cinesi), rispondendo all'invito che lo stesso Chow gli aveva rivolto in aprile durante la sua prima visita da vescovo di Hong Kong nella capitale cinese. Rispondendo alle domande dei giornalisti di Hong Kong riguardo al suo ruolo nelle relazioni tra Cina e Vaticano, il cardinale ha commentato dicendo che non c'è ostilità tra le due parti ma ci possono essere incomprensioni e pregiudizi. “Per questo - ha detto - il mio ruolo è ascoltare di più e parlare con chiarezza”.

Nell'omelia della celebrazione eucaristica il vescovo ha commentato il brano di Vangelo dell'incontro di Gesù con la donna peccatrice (Gv. 8,1-11). “Come popolo del Signore - si è chiesto il card. Chow - saremo anche noi capaci di non respingere alcune persone alla porta come peccatori maledetti? Daremo loro rispetto? Tutti sono ugualmente amati da Dio, perché tutti siamo stati creati nel suo amore. Indipendentemente dalla razza, dal background culturale, dal sesso, dall'età, dal contesto economico o educativo, dalle proprie fedi religiose o non religiose, dagli orientamenti politici o di altro tipo, dalle minoranze sessuali, dai buoni o dai peccatori, dalle nostre preferenze o antipatie”.

Alla comunità cattolica di Hong Kong il card. Chow ha rilanciato l'immagine cara a papa Francesco della Chiesa come “ospedale da campo”, per essere “questo ponte d'amore per il Signore e lavorare per la riconciliazione e la comunione”. “Alcuni - ha raccontato - mi hanno chiesto che cosa mi ha sussurrato all'orecchio papa Francesco dopo avermi imposto la berretta e consegnato l'anello cardinalizio. Non mi ha confidato nessun pettegolezzo gustoso, ma mi ha parlato della missione con la Cina. Hong Kong ha svolto a lungo un importante ruolo di ponte tra l'Oriente e l'Occidente. Anche alla Chiesa cattolica di Hong Kong è stato affidato già da papa Giovanni Paolo II il ruolo di Chiesa ponte, soprattutto per collegare la Chiesa della Cina continentale con la Chiesa universale. E per noi cristiani, questo collegamento è inteso alla luce della comunione, basata sulla Santa Trinità e sull'Eucaristia. Condividiamo un solo Amore, una sola Vita e un solo Corpo”.

Ma essere ponte - ha proseguito il card. Chow - è una missione che non vale solo per i rapporti con la Chiesa della Cina continentale. Commentando le parole di san Paolo “mi sono fatto tutto a tutti” (1 Cor. 9,21-23), il vescovo ha ricordato che anche a Hong Kong “ci sono molti individui e gruppi che sono dolorosamente separati dagli altri e dalla loro società. Oso dire che anche noi vorremmo essere meglio collegati e diventare pienamente una cosa sola”. Di qui l'invito rivolto a ciascuno “a fare qualche passo per raggiungere quanti sono lontani da noi, sia nel mondo fisico sia in quello digitale”.

E per superare le tensioni interne alla Chiesa e alla società di Hong Kong ha indicato come modello l'esperienza appena vissuta a Roma nella prima sessione del Sinodo: “Abbiamo imparato a entrare in contatto con partecipanti il cui punto di vista, su alcune questioni critiche, era chiaramente diverso dal nostro. Ci sono state divergenze, che abbiamo rispettato. Ma le divergenze non ci hanno impedito di riconoscere le convergenze su cui poterci incontrare. Nel complesso – ha concluso il card. Chow - abbiamo imparato a camminare gli uni con gli altri per un futuro migliore, non solo per la Chiesa, ma soprattutto per la nostra umanità e la nostra casa comune”.

 

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