19/04/2011, 00.00
CINA
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Cina, entro il 2013 si rischia il crollo dell’economia

Le enormi discrepanze fra gli investimenti a breve e medio termine, la bolla immobiliare, la politica monetaria e soprattutto l’inflazione galoppante rischiano di far collassare la situazione economica del gigante asiatico. La soluzione è privatizzare e smetterla con gli investimenti fissi coperti dal governo.
Pechino (AsiaNews) - L’economia cinese rischia di crollare entro due anni: i contrasti fra gli investimenti a breve e medio termine, il surriscaldamento della bolla immobiliare, la valanga inflattiva e soprattutto il congelamento del prezzo dello yuan rischiano di far vacillare a partire dal 2013 il grande colosso asiatico.
 
Ne è convinto Nouriel Roubini, professore di Economia alla Stern School of Business dell'università di New York, che in un editoriale apparso ieri spiega: “L’economia della Cina si sta surriscaldando. Nel tempo, gli iper-investimenti che Pechino sta autorizzando si dimostreranno deflazionari sia all’interno che all’estero. Prima o poi gli investimenti fissi non potranno essere aumentati, probabilmente nel 2013, e questo condannerà il Paese a una veloce marcia indietro”.
 
Invece di focalizzarsi sulla necessità di ottenere un atterraggio morbido, continua il docente, “i politici cinesi dovrebbero preoccuparsi del muro di mattoni contro cui la crescita economica potrebbe andare a sbattere nella seconda metà del piano quinquennale appena approvato. Non serve un nuovo piano, ma piuttosto si deve difendere a tutti i costi lo status quo”.
 
Il Paese è cresciuto moltissimo “ma quando nel 2008-2009 le esportazioni nette sono crollate dall’11 al 5 %, i leader comunisti hanno reagito aumentando dal 42 al 47 % del Prodotto interno lordo il valore degli investimenti fissi garantiti dallo Stato. In questo modo non hanno subito una recessione, ma questo trucco non può durare per sempre. Nessuna nazione è in grado di investire la metà del proprio Pil in nuovi stock di capitali senza dover poi subire l’iper-produzione, soprattutto nel campo delle infrastrutture e in quello immobiliare”.
 
Ma la Cina rischia anche una valanga inflattiva, dovuta alla propria politica monetaria. Nonostante il governo dica che intende “rivalutare presto lo yuan”, come ha dichiarato il governatore della Banca centrale cinese Zhou Xiaochuan, questa manovra non farà altro che alzare i prezzi. Per frenare questo fenomeno, che dura da 32 mesi, la Cina ha alzato per 4 volte in sei mesi i tassi di interesse.
 
Ma questo, conclude Roubini, “non solo non basta, ma rischia di fare ancora più danni. Le contraddizioni dell’economia cinese sono enormi, e non bastano trucchetti finanziari o monetari per frenare il disastro previsto. Pechino ha bisogno di privatizzare le proprie imprese statali e di tassare in maniera maggiore i profitti degli investitori se non vuole crollare”.
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