24/04/2026, 12.50
COREA DEL NORD - BIELORUSSIA
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Da Minsk ad Hanoi, il nuovo corso di Kim Jong-un oltre la ‘retorica dell’isolamento’

di Andrea Ferrario

L’incontro fra il leader e Lukashenko apre un nuovo corso. Il regime ha smesso di subire l’isolamento e lo gestisce come risorsa strategica. Pyongyang sceglie gli interlocutori, costruisce relazioni e usa la diversificazione dei partner come strumento per mantenere la propria autonomia da Pechino quanto e Mosca. La crescente attenzione verso il Sud-est asiatico e la chiusura a Seoul. 

Milano (AsiaNews) - Kim Jong-un è un leader che si presta a incontri bilaterali con estrema parsimonia. In quasi quindici anni al potere ha ospitato a Pyongyang soltanto cinque capi di stato, e il numero totale di leader mondiali con cui ha tenuto incontri bilaterali formali, in patria o all’estero, è di appena otto. In questo contesto, la visita del presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko a Pyongyang a fine marzo acquista un significato che va oltre la sua coreografia contrassegnata da cavalcate su cavalli bianchi e saluti con ventuno colpi di cannone. Si è trattato dello sviluppo diplomatico bilaterale più significativo che la Corea del Nord abbia avviato con un Paese al di fuori della cerchia dei suoi alleati tradizionali dopo la fine dell’isolamento pandemico.

Il vertice ha prodotto un Trattato di amicizia e cooperazione e una decina di accordi settoriali in ambiti come l'agricoltura, l'istruzione, la sanità e lo sport. Il testo del trattato non è stato reso pubblico, ma l'ufficio presidenziale bielorusso lo ha descritto come un documento che definisce il quadro istituzionale per la cooperazione futura. È improbabile che contenga impegni di difesa reciproca analoghi a quelli previsti dal Trattato di partenariato strategico globale firmato con la Russia nel 2024, che ha di fatto fornito la base giuridica per l'invio di truppe nordcoreane in Ucraina. Si tratta piuttosto, secondo le letture prevalenti, di un impegno alla consultazione reciproca in caso di minacce, un formato standard nei trattati di amicizia.

L'aspetto più interessante del vertice è però forse il modo in cui vi si è giunti. Il rapporto tra Pyongyang e Minsk è stato costruito con pazienza attraverso una sequenza graduale di passaggi diplomatici distribuita su diversi anni, che è partita da incontri tecnici settoriali e si è sviluppata attraverso negoziati a livello di viceministri e ministri, accordi preliminari, una commissione intergovernativa formale e infine la negoziazione del trattato, fino a culminare nel vertice tra i due leader. È un percorso molto diverso dalla diplomazia dei vertici al massimo livello che Washington e Seoul hanno promosso in passato nei confronti della Corea del Nord, e che potrebbe rappresentare lo schema con cui Pyongyang intende sviluppare le relazioni con altri Paesi in futuro. Capire se e con quali altri paesi Pyongyang stia mettendo a punto un percorso analogo è fondamentale per individuare la direzione verso la quale si sta muovendo la nuova politica estera nordcoreana.

Cina e Russia, due binari paralleli

Il vertice con la Bielorussia si inserisce in un quadro più ampio di riposizionamento diplomatico in cui i rapporti con Pechino e Mosca procedono su binari separati, ma coordinati. Sul fronte cinese, la Corea del Nord ha ristabilito in rapida successione i collegamenti interrotti dalla pandemia, con la ripresa del servizio ferroviario passeggeri tra Pyongyang e Pechino il 12 marzo e il ritorno dei voli diretti il 30 marzo, entrambi dopo sei anni di sospensione. I due leader si sono scambiati messaggi in occasione della rielezione di Kim Jong Un alla presidenza della Commissione per gli affari di Stato, con Xi Jinping che ha definito le relazioni tra i due Paesi un “bene prezioso”. La visita a Pyongyang del ministro degli esteri cinese Wang Yi ai primi di aprile è stata la prima di tale livello dal 2019 e conferma la volontà di entrambe le parti di consolidare un rapporto che negli ultimi anni era apparso teso a causa del crescente avvicinamento di Pyongyang a Mosca.

La visita di Wang Yi avviene a ridosso del vertice tra Donald Trump e Xi Jinping previsto per maggio, e le interpretazioni convergono nel ritenere che Pechino intenda utilizzare la propria influenza su Pyongyang come leva negoziale nei confronti di Washington. Nel 2018, durante il primo ciclo di incontri tra Trump e Kim Jong Un, era stata Seoul a svolgere il ruolo di intermediario tra i due leader. Oggi quel ruolo sembra essere stato assunto da Pechino, che durante la visita di Wang a Pyongyang potrebbe avere sondato la disponibilità nordcoreana a un dialogo con Washington. Nella fase attuale, la Cina sembra ormai orientata a considerare la stabilità del regime nordcoreano come un dato geopolitico consolidato e a rinunciare ai tentativi di esercitare pressioni economiche per ottenere la denuclearizzazione. La riapertura dei collegamenti con Pyongyang dimostra che una Corea del Nord dotata di armi nucleari è ormai considerata una realtà geopolitica acquisita, e non un elemento passibile di negoziato.

Con la Russia, la cooperazione si è intensificata seguendo un percorso diverso: avviata con l'accordo di partenariato strategico del 2024, si è poi consolidata con l'invio di truppe nordcoreane in Ucraina. Più di recente, il Rodong Sinmun ha riferito che l'ambasciata nordcoreana a Mosca ha ospitato una cerimonia per il Nono Congresso del Partito del Lavoro, mentre i ministri dei trasporti dei due Paesi hanno avviato colloqui sulla costruzione di un ponte pedonale transfrontaliero, un progetto modesto nelle dimensioni ma dotato di un evidente valore simbolico. La lettera di Kim Jong-un a Vladimir Putin, con la quale il 24 marzo scorso ha ribadito che “Pyongyang sarà sempre con Mosca”, conferma la profondità dell'allineamento tra i due governi.

Pyongyang sembra tuttavia gestire i due rapporti con grande prudenza, al fine di evitare che l'avvicinamento alla Russia appaia eccessivamente squilibrato agli occhi di Pechino. La diversificazione dei partner costituisce uno degli obiettivi dichiarati della nuova linea di politica estera delineata da Kim Jong-un nel discorso programmatico pronunciato all'Assemblea popolare suprema a marzo, nel quale ha invitato a “ridefinire le priorità diplomatiche” sulla base degli interessi nazionali di medio e lungo periodo, e ad aggiornare i rapporti con i Paesi di tradizionale amicizia “in una prospettiva di sviluppo coerente con la nuova era”. Il rafforzamento delle relazioni con la Bielorussia, l'intensificazione dei rapporti con il Vietnam e il Sud-est asiatico e la dichiarazione comune firmata a febbraio con Russia, Bielorussia, Iran e Myanmar per un nuovo quadro di sicurezza eurasiatico delineano ulteriormente i contorni di questa strategia.

Il prezzo dell'isolamento di Seoul

Questa accelerazione diplomatica ha conseguenze dirette sugli equilibri nella penisola coreana. Mentre Pyongyang rafforza la propria posizione negoziale attraverso una rete crescente di relazioni bilaterali, Seoul si trova in una posizione sempre più marginale. Le ripetute aperture del presidente sudcoreano Lee Jae Myung nei confronti del Nord sono state ignorate, e la dottrina dei "due Stati ostili" proclamata da Kim Jong-un esclude esplicitamente ogni dialogo con il Sud. A Seoul prevale l'opinione che eventuali progressi nelle relazioni intercoreane dipenderanno dall'evoluzione del dialogo tra Washington e Pyongyang, più che da iniziative dirette tra le due Coree.

La Corea del Nord sta allo stesso tempo sfruttando abilmente le tensioni tra gli Stati Uniti e i loro alleati asiatici. Le critiche di Trump alla Corea del Sud per il mancato sostegno alla guerra in Iran, mentre Washington mantiene decine di migliaia di soldati sul territorio sudcoreano, hanno creato uno spazio politico che Pyongyang ha prontamente sfruttato. La scelta di Kim di evitare qualsiasi critica diretta a Trump, mantenendo così aperta la possibilità di un futuro contatto, si accompagna a un sempre maggiore irrigidimento della retorica nei confronti del governo di Seoul.

Il quadro complessivo che emerge è quello di un Paese che ha smesso di subire il proprio isolamento e ha cominciato a gestirlo come risorsa strategica. La Corea del Nord sceglie con cura i propri interlocutori, costruisce le relazioni con un metodo graduale che le consente di controllare tempistiche e contenuti, e utilizza la diversificazione dei partner come strumento per mantenere la propria autonomia tanto da Pechino quanto da Mosca. È un approccio che sfida l'immagine consolidata di uno Stato ermetico incapace di iniziativa diplomatica, e che pone a chi intende negoziare con Pyongyang una sfida più complessa di quanto la retorica sull'isolamento lasci intendere. 

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