23/06/2026, 09.13
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Deniz Undav: ai Mondiali l’orgoglio curdo-yazida, più forte dell’odio turco

Il 29enne attaccante della nazionale tedesca è figlio di migranti originari del distretto di Viranşehir. Primo curdo a segnare ad un Campionato del mondo, celebrando la rete con una danza tradizionale. È stato anche oggetto di una campagna condita da insulti a sfondo razziale durante un match di Europa League a Istanbul. Nove i calciatori della minoranza etnico-religiosa alla rassegna. 

Milano (AsiaNews) - Dall’Asia all’Europa, i quotidiani sportivi e non di mezzo mondo celebrano in questi giorni l’impresa sportiva del calciatore tedesco di origini curde e yazidi Deniz Undav, un passato da semi-professionista e operaio in fabbrica, autore di una doppietta mondiale alla Costa d’Avorio. L’attaccante dello Stoccarda, primo in assoluto di etnia yazidi a rappresentare la Germania nel massimo torneo globale di calcio, aveva segnato - oltre ad aver offerto un assist - anche nel match di esordio contro la cenerentola Curaçao. Oltretutto, nella seconda sfida al 29enne nato il 19 luglio 1996 a Varel e cresciuto ad Achim, vicino a Brema, sono bastati poco più di 30 minuti per ribaltare le sorti dell’incontro e aggiudicarsi con pieno merito - e non poco orgoglio - il premio come miglior giocatore.

La danza del bomber

Undav è un predestinato e si può fregiare di un record che nessuno gli potrà togliere: è infatti il primo giocatore di etnia curda e yazidi a segnare una rete (in realtà già tre) in una Coppa del Mondo Fifa. Egli è nipote di un migrante turco, fuggito dal Paese di origine dopo il colpo di Stato militare del 1980. I suoi genitori provengono dal villaggio di Işıklı, nel distretto di Viranşehir, una regione che ospita una significativa rappresentanza dell’etnia minoritaria. Oltre alla radice curda, egli vanta legami anche con la comunità yazidi, anch’essa minoranza religiosa di lingua curda le cui credenze mescolano elementi di antiche religioni mesopotamiche. La loro storia è segnata da decine di tentativi di genocidio, il più recente dei quali l’attacco nell’estate 2014 da parte dell’Isis nella regione del Sinjar in Iraq con una strage di uomini e donne, anche giovanissime, sequestrate e sfruttate come schiave sessuali dai miliziani. 

Per rendere omaggio alle proprie origini, il giocatore della nazionale tedesca ha celebrato la prima rete con il “govend”, danza circolare centrale nelle feste e nella tradizione culturale curda, dai matrimoni al raccolto. Il difensore del Real Madrid Rüdiger, egli stesso originario della Sierra Leone e naturalizzato tedesco, ha partecipato alla danza rendendo omaggio ad un ballo radicato in una cultura che non è la sua. Sia i media curdi che tedeschi hanno apprezzato il gesto, dando ampio risalto e parlando della minoranza curda - una volta tanto - in modo positivo, non per evocare guerre, massacri o persecuzioni. Inoltre, la stessa danza era già parte dell’immagine pubblica di Undav perché dopo aver segnato una rete per lo Stoccarda contro l’Eintracht Francoforte nell'’aprile 2024 si era prodotto negli stessi passi, suscitando l’attenzione della stampa teutonica. Secondo la Bild l’attaccante aveva introdotto per la prima volta la danza nello spogliatoio, poi i compagni lo hanno incoraggiato a portarla in campo. Per giovani e bambini curdi-yazidi in Germania, Turchia, Iraq e sparsi in una diaspora globale guardare Undav ballare dopo aver segnato al mondiale rappresenta un momento di impensabile orgoglio, rivendicato con forza dallo stesso Undav. 

Campagna di odio

Oggi protagonista delle cronache per le gesta sportive, il giocatore è stato anche oggetto di una campagna di odio e attacchi nel recente passato. Nell’ottobre dello scorso anno, infatti, ha subito una sequela di insulti e abusi a sfondo razziale nella partita di Europa League giocata a Istanbul fra i padroni di casa del Fenerbahçe e il VfB Stoccarda in cui milita il nazionale tedesco. Quanto successo durante e dopo il match ha riacceso il dibattito sul razzismo e le violenze - a volte non solo verbali - contro la minoranza curda nel Paese a cavallo fra Asia ed Europa, nello sport come in società, fino alla politica e alle istituzioni. Video rilanciati in rete e sui social, oltre a testimonianze oculari, hanno evidenziato interi settori dello stadio Şükrü Saracoğlu intenti a lanciare insulti verso Undav per tutta la partita, conclusa 1-0 a favore della squadra turca. Alcuni fan sono stati sentiti cantare oscenità sulla famiglia dell’attaccante, altri avrebbero usato insulti come “traditore” e “terrorista”. Secondo il Centro informazioni sul razzismo anti-curdo (Iakr) e il Consiglio centrale per i diritti umani dei curdi in Germania (Zmrk), il giocatore nazionale è stato oggetto di attacchi razzisti ed etnicamente motivati per mesi dopo la sua identificazione pubblica come curdo-yazidi.

Offese precedutie da un vivace scambio di battute fra lo stesso Undav e il centrocampista del Fenerbahçe İsmail Yüksek, scontro che ha contribuito a surriscaldare gli animi e spinto diverse parti dello stadio a prendere di mira il giocatore dello Stoccarda. Quanto è avvenuto nella seconda competizione europea per club non è stato certo una prima assoluta per Undav, già oggetto di ostilità: per mesi il giocatore aveva ricevuto offese online per essersi identificato pubblicamente come curdo [yazidi, minoranza fra le più perseguitate dallo Stato islamico in Siria e Iraq all’epoca dell’ascesa jihadista] e aver rifiutato l’etichetta di “calciatore turco”. In un’intervista del 2023 aveva spiegato la sua decisione di giocare per la Germania affermando che “dopo due o tre brutte partite per la Türkiye [Turchia, ndr], sarei stato insultato”. 

Da allora, le piattaforme di social media sono state inondate di incitamento all’odio, compresi commenti che lo definiscono “traditore”, “terrorista” e “cane senza nazione”. I post con l’emoji del lupo, simbolo associato al movimento ultra-nazionalista dei lupi grigi di Abdullah Ocalan, sono apparsi frequentemente sotto il suo nome. Per molti curdi in Turchia la discriminazione quotidiana è una realtà familiare e gli stadi sono specchio delle tensioni. I club di regioni prevalentemente curde, in particolare Amed SK di Diyarbakır, sono stati presi di mira da canti nazionalisti, striscioni ostili e persino sanzioni delle autorità calcistiche. Sono incidenti che vanno oltre lo sport, rivelando divisioni etniche radicate e intolleranza persistenti nella società turca. “Quando un giocatore come Deniz Undav viene attaccato solo per aver abbracciato la sua identità curda - spiega Kurdistan24 - dimostra che il calcio rimane specchio delle tensioni etniche irrisolte del Paese”.

Orgoglio curdo

Fra quanti hanno elogiato le prestazioni del curdo-tedesco vi è l’ambasciatore israeliano in Georgia Walid Abu-Haya, che in un post su X ha affermato: “Uno dei miei giocatori preferiti, fra le stelle della Coppa del mondo in corso di svolgimento, è Deniz Undav”, che definisce un “orgoglioso tedesco di origini curdo-yazide il cui percorso calcistico incarna gli ideali di perseveranza, umiltà e determinazione”. “Portando con orgoglio sia la sua identità tedesca che le sue radici curde, è diventato - conclude il rappresentante diplomatico dello Stato ebraico - un simbolo di diversità e successo nel calcio europeo moderno”. L’attaccante della Mannschaft è uno dei nove giocatori di origine curda, in rappresentanza di quattro nazionali diverse, presenti al Mondiale 2026, a testimonianza della crescita del movimento calcistico all’interno delle comunità. In passato si erano distinti giocatori quali Ismail Mohammed in Iraq, Eren Derdiyok in Svizzera e Bakhtiar Rahmani in Iran, oltre ad altri colleghi di origine curda nelle compagini nazionali di Turchia e Iran.

Nell’edizione attuale, secondo la piattaforma sportiva Yariga Sport vi sono nove calciatori: oltre al già citato Undav per la Germania, la Turchia - di fatto già eliminata - vede fra le proprie fila due difensori: Zeki Çelik, 29 anni, di Bursa, militante nella Roma e Ozan Kabak, 26 anni, di Mardin. L’Iran annovera il 33enne portiere Alireza Beiranvand, protagonista della partita col Belgio in cui ha salvato il risultato - inchiodandolo sullo 0 a 0 - con parate di assoluto livello. La compagine col maggior numero di curdi è l’Iraq che ne regidtra ben cinque: il difensore Merchas Doski, 26 anni, nato a Zakho e con doppia cittadinanza tedesco-irachena; il 26enne Akam Hashim, nato a Erbil. Dario Namo, un difensore di 21 anni di Qaladze, finlandese e iracheno. A centrocampo il 22enne Youssef Amyn, di Darbandikhan con cittadinanza tedesca e irachena. A completare la lista Marco Faraj, un centrocampista di 22 anni di Sulaymaniyah, norvegese e iracheno, in forza al Venezia. Analisti ed esperti sottolineano che la presenza di nove giocatori curdi al mondiale mostra la crescente visibilità nelle competizioni internazionali e riflette i diversi percorsi attraverso i quali i giocatori di origine curda hanno raggiunto la scena mondiale.

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