24/05/2006, 00.00
MEDIO ORIENTE - IRAN
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Di fronte al nucleare iraniano il mondo arabo si divide

Da un lato chi teme la bomba atomica iraniana, la proliferazione e drammi tipo Chernobyl, dall'altro chi ci vede una rivincita del mondo islamico e un bilanciamento della potenza israeliana. Gli uni e gli altri appaiono convinti che il programma di Teheran mira a sviluppi militari.

Beirut (AsiaNews) - C'è chi condanna e c'è chi difende, chi paragona Ahmadinejad a Hitler e chi lo considera il salvatore dell'onore islamico. Le ambizioni nucleari iraniane stanno dividendo il mondo arabo, come mostrano chiaramente i commenti della stampa degli ultimi giorni, analizzati in uno studio del Middle East Media Institute (Memri), diffuso dal Lebanonwire. Ma la prima considerazione da fare è che favorevoli e contrari, una cosa hanno in comune: che lo dicano o no, nessuno mostra di credere alle finalità solo pacifiche del programma nucleare iraniano. Sia coloro che esprimono paure, sia coloro che ne parlano positivamente, tutti parlano di bomba atomica iraniana.

Un "nuovo Hitler persiano sfida il mondo", scrive Al-Siyassa (Kuwait), evocando la sorte del Terzo Reich. "Lo stesso dramma sta per ripetersi oggi in Iran", aggiunge. "La paura non è per l'acquisizione di armi nucleari e energia atomica, visto che le hanno Paesi europei ed anche la Russia ed Israele. Ciò che il mondo teme, è che queste armi siano nelle mani di una dittatura incostituzionale e antidemocratica". "Il mondo tace sul possesso di armi nucleari da parte di governi con istituzioni costituzionali che non prendono decisioni sulla guerra e la pace a seconda dell'ira del leader, del sogno di chi comanda o della fatwa di un religioso".

Al-Raya (Qatar) evidenzia dieci punti di somiglianza fra Al Qaeda e l'Iran nucleare e conclude: "il pericolo rappresentato dall'Iran nucleare è molto più grande di quello posto da Al Qaeda. Ciò perché l'Iran nucleare ha armi, un forte esercito, grandi mezzi economici ed un vasto apparato di sicurezza. L'Iran ha anche potenti alleati, Stati e organizzazioni, come Hezbollah, i Fratelli musulmani, Hamas e la Siria".

L'egiziano Al-Ahram ha messo in guardia sul fatto che l'acquiescenza di fronte al nucleare iraniano potrebbe non essere capita da altri Paesi della regione e far nascere in loro la spinta a realizzare altri programmi nucleari, "in primo luogo perché lo sviluppo iraniano di capacità nucleare provocherebbe un inevitabile sconvolgimento degli equilibri regionali, particolarmente alla luce della natura del rapporto di Teheran con gli altri Paesi della regione". Il 16 maggio, il ministro degli esteri egiziano Ahmad Abu Al-Gheit, ha detto che l'Iran ha il diritto di usare l'energia nucleare per scopi pacifici, ma che al tempo stesso l'Egitto è contrario alla introduzione di armi nucleari in Medio Oriente. "Per questo – ha sottolineato – è importante che nessun Paese sviluppi un programma nucleare militare".

I veri obiettivi di un armamento nucleare iraniano sarebbero i Paesi del Golfo, ha sostenuto Abd Al-Rahman Al-Rashed, direttore della TV Al-Arabiya in un articolo sul quotidiano inglese Al-Sharq Al-Awsat. "E' inconcepibile – ha scritto – che l'Iran voglia lanciare la bomba sulla Siria e prenda di mira Giordania o Egitto". Al tempo stesso "è senza senso che voglia bombardare Israele", che ha tali e tante armi che bastano a "cancellare tutte le città iraniane" e che reagirebbe ad un attacco "con la distruzione su vasta scala dei palestinesi". In questo quadro "l'unica opzione è avere ad obiettivo il Golfo Arabico". Anche per Al-Raya, quotidiano del Qatar, i Paesi del Golfo sono "in grande pericolo". "Come potremmo – ha scritto tra l'altro – stare tranquilli con l'Iran, che occupa ancora le isole degli Emirati e ha problemi con ogni Paese della regione?".

Preoccupazioni di carattere ecologico sono state espresse, invece dal saudita Al-Watan, governativo, e dal quotidiano degli Emirati Al-Ittihad. Quest'ultimo quotidiano ha anche espresso il timore che la tecnologia nucleare iraniana possa finire nelle mani di terroristi come Bin Laden o Al-Zarqawi. Il giornale, infine, ha accusato l'Iran "di pensare solo a se stesso, senza rispettare le legittime preoccupazioni dei suoi vicini".

La "salvezza dell'onore islamico" e il bilanciamento dell'armamento atomico israeliano sono invece gli argomenti di coloro che difendono il diritto iraniano al nucleare. Il primo aspetto è stato sottolineato da Buthayna Sha'ban, ministro siriano per l'emigrazione, in un articolo su Al-Sharq Al-Awsat. "Il passo compiuto dall'Iran – ha scritto – è un passo tremendo dal punto di vista scientifico e tecnologico, un passo compiuto in passato da Paesi come l'India, la Corea e la Cina. Il motivo di tutto questo sconvolgimento è che questa volta è uno Stato islamico ad aver ottenuto il know-how e la tecnologia nucleari e ad entrare nel percorso che può elevarlo al livello dei Paesi progrediti nel settore".

Un editoriale di Al-Watan ha parlato invece di "discriminazione mondiale fra Israele ed Iran", sostenendo che gli Usa e la comunità internazionale dovrebbero mettere lo Stato ebraico in cima alle loro preoccupazioni nucleari.  Analogamente, il quotidiano giordano Al-Dustour, governativo, ha sostenuto che "ciò che la comunità internazionale domanda all'Iran non è stato chiesto ad altri Paesi, in particolare ad Israele. L'Occidente che si oppone con forza al programma nucleare iraniano, ha aiutato Israele a costruire le sue artiglierie nucleari, che sono la maggiore minaccia alla pace ed alla sicurezza della regione". "Il divieto di arricchimento dell'uranio e della proliferazione di armi nucleari – ha proseguito – è logico e accettato quando riguarda tutte le nazioni, senza eccezioni".

Sullo stesso quotidiano, Kamel Al-Sharif, segretario generale del World Islamic Council for Da'wa and Relief, sosteneva che "il pericolo rappresentato dall'Iran è ipotetico: può presentarsi e accadere, oppure no. Al contrario, il pericolo israeliano esiste sul campo e noi ne siamo testimoni ogni giorno, sotto l'aspetto di bombe, missili, carri armati, autoblindo e uccisione di donne e bambini".

Per Mazen Hamed, editorialista di Al-Watan, infine, è la politica americana a spingere l'Iran a dotarsi di missili e armi nucleari. "Cosa potrebbe agire, quando i cannoni americani li dominano lungo i confini con l'Iraq e l'Afghanistan? Come potrebbero reagire quando sono circondati dalla flotta americana e minacciati da cielo, mare e terra? Cosa potrebbero fare gli iraniani di fronte ad un attacco ai loro impianti militari e nucleari, dei quali leggono ogni giorno?". "Alla luce di tutto ciò, è naturale per l'Iran occuparsi della propria autodifesa e creare gli strumenti per essere capace di fermare o prevenire qualsiasi invasione".

 

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